Jobs Act, campagna Fiom parte dall'Emilia: 'Non basta ridurre danno, va abolito'

Sindacati vs le politiche del Governo su fisco, pensioni e legalità. Papignani: "Spingeremo perchè si vada verso la decisione di effettuare un referendum per l'abolizione". Ne frattempo "cercheremo di rendere inapplicabile il Jobs act in tutte le occasioni di contrattazione"

Parte dall'Emilia-Romagna la mobilitazione lanciata dalla Fiom-Cgil per "contrastare il Jobs act e con esso- sintetizza il segretario regionale Bruno Papignani, in conferenza stampa- tutte le politiche del Governo su fisco, pensioni e legalità, che di fatto hanno sposato le posizioni di Confindustria". Si parte con l'Emilia-Romagna, dunque, perchè è questa la prima grande regione in cui la Fiom riunisce l'attivo di tutti i direttivi territoriali: l'appuntamento, che si sarebbe dovuto svolgere un mese fa ma fu rinviato causa neve, è per venerdì a Modena. E' prevista la partecipazione di 800 delegati con gli interventi, oltre a quello di Papignani, del segretario nazionale Maurizio Landini e del segretario regionale della Cgil, Vincenzo Colla. "Spingeremo perchè si vada verso la decisione di effettuare un referendum per l'abolizione del Jobs act", spiega Papignani: non basta una semplice "riduzione del danno" di fronte ad una "legge così ingiusta, che mette in grande difficoltà i lavoratori". Il percorso verso il referendum, così, "deve diventare terreno di battaglia politica e di mobilitazione", aggiunge il leader delle tute blu.

Allo stesso modo, è su questi nodi che per la Fiom si intavola il confronto con la Regione: "Non è che chiediamo al governatore Stefano Bonaccini- dichiara Papignani- di sconfessare il Jobs act", ma di adottare misure che "vadano in una direzione diversa". Ma anche "il rapporto politico con la Cgil regionale si misurerà su questo terreno", mette in chiaro il segretario dei metalmeccanici: la confederazione "deve esplicitamente posizionarsi in questa direzione".Alla Cgil, tanto per cominciare, la Fiom chiederà di condividere il pacchetto di quattro ore di sciopero, da qui a fine marzo, deciso a Cervia (le tute blu cominceranno ad incrociare le braccia in questi giorni, usando le ore anche per fare le assemblee nelle fabbriche). Fin qui l'azione politica. La Fiom, però, conferma di voler mettere i bastoni tra le ruote alla riforma del lavoro targata Renzi anche sul piano prettamente sindacale.

"Cercheremo di rendere inagibile e inapplicabile il Jobs act" in tutte le occasioni di contrattazione che si apriranno, spiega Papignani: dalla gestione degli esuberi ai cambi di appalto. E lo stesso concetto vale anche per i casi, positivi, di stabilizzazione: la Fiom, infatti, davanti a prospettive di questo genere agirà per evitare che le assunzioni avvengano sulla base del nuovo contratto a tutele crescenti, agendo ad esempio sui regolamenti aziendali

Altro tema su cui i metalmeccanici terranno gli occhi aperti sono gli scorpori di ramo d'azienda, spesso "usati per riassumere gli stessi lavoratori" già impiegati da un'azienda, afferma il segretario della Fiom di Bologna, Alberto Monti: il sindacato, in queste circostanze, pretenderà che i lavoratori mantengano "gli stessi diritti, lo stesso inquadramento, lo stesso salario e l''articolo 18 com''era prima". Contestualmente, nelle situazioni di crisi la Fiom spingera'' per l'uso dei contratti di solidarietà e "per il ripristino della cassa integrazione per cessata attività- spiega Papignani- almeno nei casi di procedure concorsuali". Sullo sfondo, infine, c'è ovviamente la manifestazione annunciata da Landini per il 28 marzo a Roma, come lancio della "coalizione sociale" da opporre al Governo. Anche sui singoli territori, afferma Monti, la Fiom lavorerà per "coinvolgere tutte le associazioni che ci vorranno stare, con le proprie specificità, magari creando un gruppo di lavoro che diventi una sorta di associazione delle associazioni". I partiti? Saranno "esclusi", mette in chiaro Monti: "Anche rispetto ad alcune cose che si stanno muovendo a Bologna", continua il segretario provinciale, è bene esplicitare che "non vogliamo fare operazioni di promozione politica". Non nasceranno liste elettorali, conferma Papignani: operazioni di questo genere "non c'entrano niente" con il percorso descritto.

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(agenzia Dire)

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