Mercoledì, 22 Settembre 2021
Economia Zona Universitaria / Via Zamboni

Università, lavoratori di Palazzo Paleotti pagati "3 euro l'ora". Dionigi: 'Situazione anomala'

Dopo la protesta dei lavoratori che lamentano una "vergognosa situazione di sfruttamento", l'intervento di Unibo e la promessa della cooperativa appaltante che ha in carico il personale: "Pronti a migliorare le condizioni economiche applicate'

“Coopservice è pronta a fare la propria parte per migliorare le condizioni economiche applicate al personale che lavora a palazzo Paleotti.” Così una nota della Coopservice segue la manifestazione di protesta avviata lo scorso 18 marzo, in via Zamboni 33, dai lavoratori, affiancati da studenti e precari dell’Università di Bologna, che denunciavano “la vergognosa situazione di sfruttamento a cui sono sottoposti decine di lavoratori dei servizi dell’Unibo”.
La disponibilità di Coopservice – specifica l’azienda stessa – “è stata già resa nota nel corso di precedenti incontri ai quali hanno partecipato anche dirigenti dell’ateneo bolognese”. In relazione alla protesta da parte di alcuni dipendenti, Coopservice  ribadisce “la correttezza del proprio comportamento fin dal momento dell’aggiudicazione dell’appalto, da quel momento il confronto con i sindacati e l’università è stato costante. Al momento del cambio di appalto, pur non essendoci obbligo,  il personale impiegato in rettorato dal precedente datore di lavoro è stato tutto assorbito da Coopservice. Alcuni contratti part time sono stati passati full time e, da subito, sono state applicate condizioni migliorative rispetto a quelle previste dall’applicazione tout court del contratto nazionale di lavoro del comparto Vigilanza.”
Venerdì prossimo, 21 marzo 2014, Coopservice fa sapere che incontrerà le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto (Filcams-Cgil e Fisascat-Cisl): nel corso dell’incontro, “saranno ufficializzate proposte migliorative dal punto di vista salariale”.

Sulla questione interviene anche il rettore dell’Università, Ivano Dionigi, che ha fatto sapere: "Seguo con attenzione e anche con preoccupazione la situazione economicamente anomala in cui versano i dipendenti della Coopservice. Per questo mi sto adoperando affinché al più presto venga trovata una soluzione che riconosca le legittime istanze dei lavoratori".

Sposa la causa dei lavoratori impiegati nella biblioteca universitaria multimediale di Palazzo Paleotti, anche  il consigliere Roberto Sconciaforni (Fds), che ha sottoposto l’argomento all’attenzione della Giunta regionale, attraverso un’interrogazione.
La cooperativa che si è aggiudicata l’appalto per il servizio avrebbe “imposto un cambio di contratto che ha implicato un taglio del salario orario, oggi oscillante tra 2,80 e 3,27 euro l'ora” mentre  “la cooperativa in questione riceverebbe dall’Ateneo bolognese 14,90 euro l’ora” – riferisce il consigliere . Considerando che “lo stesso Prorettore vicario Ferrari ha definito la situazione drammatica e insostenibile”, Sconciaforni ha chiesto alla Giunta regionale “se ritenga accettabili tali condizioni di sfruttamento imposte ai lavoratori” e come “voglia intervenire, affiancando i lavoratori, per sanare questa situazione e per evitare che simili casi si ripetano in futuro, garantendo ai lavoratori, anche in caso di cambio di appalto, non solo la continuità lavorativa, ma anche forme di garanzia che impediscano questi svilimenti contrattuali”.

LA PROTESTA DEI LAVORATORI. Lo scorso 18 marzo lavoratori, studenti e precari dell’Università di Bologna sono andati in rettorato, in via Zamboni 33, per denunciare e chiedere conto della “vergognosa situazione di sfruttamento a cui sono sottoposti decine di lavoratori dei servizi dell’Unibo (gabbiotti, portinerie, ecc., tra Palazzo Paleotti e via Zamboni). A questi lavoratori, appaltati a Coopservice dall’Unibo, è stato decurtato lo stipendio, e prendono circa 3 euro all’ora a fronte dei 15 che intasca la cooperativa”.
I manifestanti sono andati in rettorato, durante lo svolgimento del Senato Accademico, per dire che “responsabile di questa situazione è innanzitutto l’Università di Bologna.”
In attesa della risposta dei vertici dell’ateneo, i rimostranti hanno ribadito la propria “determinazione a continuare la lotta finché i lavoratori non avranno delle condizioni salariali degne. Solo grazie alla nostra presenza, infatti, l’Unibo si è vista costretta a prendere una prima posizione, molto timida e ancora insoddisfacente, sulle condizioni di puro sfruttamento presenti al suo interno e finora occultate pubblicamente.”

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