Sabato, 12 Giugno 2021
Economia

Lavoro, donne discriminate: sempre più disoccupate, mal pagate e in ruoli marginali

Peggiora in Emilia Romagna il quadro impiegatizio e aumentano le politiche di disparità tra i due sessi. Disoccupazione femminile galoppante, assenza del gentil sesso ai vertici e molestie troppo spesso subite: nonostante emerga che "l'organizzazione a misura di donna sia più efficiente"

Anno 2013, regione Emilia Romagna. Anche in una delle Regioni più 'ricche' e sviluppate come la nostra, l'atteggiamento nel mondo del lavoro è fortemente discriminatorio verso le donne, che risultano meno pagate - a parità di incarico - rispetto agli uomini; sono quasi assenti dai ruoli startegici e troppo spesso sono vittime di molestie e mobbing. Quando va bene. Perchè è anche galoppante la disoccupazione, sensibilmente in crescita rispetto al 2010, che colpisce, neanche a dirlo, per lo più il 'gentil sesso'. La disparità persistente, indigna di più, considerando il fatto che  l'organizzazione a misura di donna sia più produttiva. E' quanto emerso dalla 4/a audizione della Commissione Parità presieduta da Roberta Mori, che ne ha organizzate sei in vista della stesura del progetto di legge quadro regionale.

"Emerge - spiega Mori - che l'organizzazione a misura di donna é più efficiente e redditizia, oltre che più equa socialmente ma purtroppo non si è ancora compreso che la soggettività femminile è fattore di progresso e forte cambiamento". Ad aprire i lavori, la consigliera di Parità della Regione Emilia-Romagna, Rosa Amorevole, sottolineando che "l'organizzazione del lavoro è completamente peggiorata, finendo così per accrescere la conflittualità interna".

Alcuni dati dell'assessorato del Lavoro: "In Emilia- Romagna ci sono 23.000 occupate in più rispetto al 2010, ma è aumentato anche il numero delle disoccupate". Molte donne si sono affacciate sul mercato del lavoro per integrare il reddito familiare in tempi di crisi, ma si è "ridotta la qualità dell'occupazione, con un maggiore ricorso al tempo determinato e al part-time, che spesso alle donne viene imposto". Tra i problemi emersi, la scarsa presenza femminile ai vertici, il 'gender casting' (il genere nei colloqui di lavoro), le differenze nella retribuzione, per arrivare alle aggressioni, discriminazioni e molestie. Per le politiche di conciliazione, le richieste più frequenti toccano gli orari, l'accesso ai nidi, il contrasto ai contratti atipici, l'anzianità attiva, il rientro al lavoro post-maternità, l'associazione tra professioniste (co-working femminile e co-housing).

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