Mercoledì, 22 Settembre 2021
Economia

Liberalizzazioni, Confesercenti: “La confusone regna sovrana”

Se il problema sono i soldi che mancano, a cosa serve ampliare gli orari di apertura? Loreno Rossi, direttore Confesercenti: "Le attività sono già in crisi. Tanti i paradossi"

Lorenzo Rossi

Loreno Rossi, Direttore Confesercenti Bologna, commenta la liberalizzazione prevista dal decreto Salva Italia: “A oggi l’unico settore liberalizzato è quello del commercio. Era già stata decisa l’apertura dei negozi fino a 13 ore al giorno e 8 domeniche all’anno, ma hanno voluto liberalizzare ulteriormente determinando un impoverimento del tessuto commerciale”.

Cosa succederà?
I grandi, quindi i centri commerciali, con la liberalizzazione, potranno restare sempre aperti, ma bisogna tenere anche in considerazione i negozianti che hanno la loro attività all’interno delle gallerie di questi centri: anche loro sono molto preoccupati perché per loro sarebbe uno sforzo economico notevole.  Aggravi dei costi naturalmente anche per i piccoli negozianti di Bologna, che non riescono a pagare gli straordinari e non hanno personale a sufficienza”.

Può la liberalizzazione alleggerire la crisi?
Il problema è che non siamo in un periodo in cui l’economia è in espansione, anzi. Per cui la questione non sono gli orari di apertura delle attività commerciali quanto i soldi che mancano: l’equilibrio era già stato raggiunto con il primo step di liberalizzazione e non c’era bisogni di intervenire ancora.

Quale la situazione a Bologna?
A Bologna siamo preoccupati. Il settore era già liberalizzato. Poi ci sono alcuni paradossi: per esempio i noleggiatori con conducenti e quindi le auto blu, chiedono di essere liberalizzati e non gli viene concesso mentre i ai taxi viene imposto. Poi ci sono le parafarmacie: chiediamo da anni la liberalizzazione per i farmaci di classe C visto che è prevista la presenza di farmacisti all’interno di queste attività, ma ogni volta viene negata.



 

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