Licenziamento riders, Just eat si difende e rilancia: "Lavoro autonomo conviene a tutti"

La multinazionale delle consegne replica alle accuse: "Disponibili a parlare con tutti, ma tavolo deve essere nazionale". E sui rider: "In 30 già iscritti al nuovo sistema, guadagni fino a 10 euro l'ora"

Trenta ciclofattorini reiscritti alla piattaforma direttamente, e la convinzione che "questo modello sia migliorativo per tutti gli attori coinvolti, rider compresi". Sono tra le tante motivazioni che Just Eat, la catena multinazionale del web delivery, ha addotto nello spiegare il caso dei giorni scorsi, dopo la denuncia del ritiro dell'appalto all'intermediario e il licenziamento di decine riders nel territorio di Bologna.

Una decisione, quella della revoca del lavoro nella forma subordinata, che ha sollevato numerose polemiche, con addirittura il sindaco Merola sceso in campo con un esplicito invito al boicottaggio della piattaforma. Just Eat però non ci sta, e replica in una nota con un elenco di punti a sostegno della sua decisione.

Con la riassunzione come lavoratori autonomi Just Eat si dice convinta che "questo modello possa ulteriormente migliorare anche tramite una concertata revisione di alcuni aspetti normativi che permettano alle aziende di introdurre possibili ulteriori tutele". In altre parole "riclassificare il rapporto come subordinato bloccherebbe i rider e il settore in uno schema non adatto a questa tipologia di mercato". Peraltro l'azienda rimarca il fatto che i suoi iscritti alla piattaforma lavoro, i rider in sostanza,"sono lavoratori autonomi".

Quanto ai lavoratori stranieri in difficoltà con il permesso di soggiorno Just Eat argomenta che alcuni degli ex collaboratori licenziati "non hanno potuto ricevere una risposta positiva in quanto non in possesso dei permessi di soggiorno adeguati a un lavoratore autonomo In Italia, come previsto dalla normativa vigente".

Just Eat poi cita uno studio commissionato a Swg da Assodelivery sulla soddisfazione dei riders dal quale risulta che "oggi si dimostrano per la maggior parte soddisfatti" come risulta anche da ricerche interne, specifica sempre l'azienda.

Sulla questione delle relazioni con il Comune di Bologna, dalla carta dei diritti all'appello del sindaco Merola per il boicottaggio del brand si argomenta che "la carta di Bologna abbia alla base intenti certamente positivi e virtuosi, ma siamo altrettanto convinti che il tema e i tavoli di confronto debbano necessariamente essere ricondotti a un livello nazionale, coinvolgendo tutto il territorio e non solo Bologna".

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