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Fiom 'lascia' Magneti Marelli. Prantoni: 'Grave per la democrazia'

Sull'abbandono 'forzato' del sindacato non si placano i roumors in città. Preoccupazione da parte degli assessori provinciali alle Attività produttive e al Lavoro

L'accordo Fiat non è stato firmato dalla Cgil, così tre giorni fa si è assistito all'addio 'forzato' dei sindacati alla Magneti Marelli. E' stata svuotata mestamente la saletta sindacale dei rappresentanti Fiom, in via del Timavo, tra le rivendicazioni di Bruno Papignani, che aveva così commentato l'abbandono: "Oggi è un giorno importante ma anche triste". Fiom, infatti, alla Marelli ha quasi l'80% degli iscritti (sono 680 i dipendenti complessivamente) e in due giorni ha raccolto 485 firme per l'abrogazione del nuovo contratto del gruppo. Perciò avverte Papignani, "Vorremmo tornare, dalla porta principale". Nel frattempo però bisogna ingegnarsi. Il rappresentante dei metalmeccanici propone riunioni organizzate di sabato nella sede Fiom oppure in un camper parcheggiato davanti all'azienda o in una casetta di legno. "Oppure faremo le assemblee per strada con i lavoratori aldilà del cancello. Non avrei mai pensato di vedere una cosa così nel 2012!". In più 100 manifesti hanno tappezzato nei giorni scorsi la città (con lo slogan 'Io voglio la Fiom in Fiat') per lanciare una sottoscrizione popolare per riavere il sindacato in azienda. Il sindacato ha chiesto al Consiglio comunale di convocare un'assemblea dedicata al lavoro e quindi al caso Fiat in città. "Sulla Fiat c'é stato un silenzio spaventoso da parte delle istituzioni", denuncia Papignani e "A chi dice che a Bologna Marchionne non esiste, diciamo che purtroppo non è vero". Una frecciata anche agli altri sindacati: "Più che una spaccatura, qui c'é l'adesione a una politica autoritaria della Fiat".

PRANTONI/ DE BIASI. Sulla questione non è tardato ad arrivare l'appunto preoccupato degli assessori provinciali alle Attività produttive Graziano Prantoni e al Lavoro Giuseppe De Biasi. In una nota congiuta gli assessori hanno dichirata: “Abbiamo assistito con preoccupazione alla vicenda che in questi giorni ha visto l'abbandono “forzato” da partedella Fiom dello stabilimento Magneti Marelli in seguito alle nuove regole del gruppo Fiat per cui chi non firma gli accordi non può svolgere attività sindacale  nelle fabbriche. Che un sindacato, che per altro ha la maggioranza assoluta all'interno dello stabilimento in questione, venga allontanato ci sembra un fatto grave per la gestione del lavoro, per la partecipazione e per la democrazia."
"Tutto ciò - hanno chiosato Prantoni e De Biase - ci pare ancora più grave in un momento come quello attuale in cui ogni giorno dobbiamo affrontare crisie difficoltà per l'occupazione e per le imprese anche nel nostro territorio”.

MEROLA. "Solidarietà ai lavoratori è scontata, noi lavoriamo per un modello diverso di relazioni sindacali", ha spiegato il sindaco di Virginio Merola, rispondendo idealmente all'appunto del segretario bolognese della Fiom Bruno Papignani, che aveva lamentato il silenzio delle istituzioni di fronte a quanto accaduto: "Un segnale di attenzione istituzionale ci sarà, deciderà il consiglio comunale la forma più adeguata", l'ha rassicurato il sindaco. Merola, comunque, è stato categorico: "La vicenda Marchionne è certamente discutibile, non credo si possano risolvere i problemi discriminando il sindacato più rappresentativo", ha sottolineato. Il modello a cui tende il primo cittadino, infatti, "deve essere capace di tenere insieme i diritti dei lavoratori con le esigenze delle aziende".

"Una maggiore gratitudine della Fiat verso l'Italia ce la saremmo aspettati tutti. - ha chiosato Merola - Io credo che ci siano tutte le ragione per cui si vada avanti per la strada dell'unità sindacale".


 

 

 


 

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