Laurea ad Honorem a Maurizio Marchesini: l'intervista al "re" del packaging

L'INTERVISTA. Il patron dell'azienda internazionale con sede a Pianoro: "Il nostro segreto è rispettare il codice etico ogni giorno. La nostra fortuna i tanti collaboratori straordinari"

Un giorno importante oggi per Maurizio Marchesini, visto che al patron dell'omonima azienda di riferimento della "Packaging Valley" emiliano-romagnola verrà conferita la Laurea ad Honorem in Ingegneria dell'Automazione. La cerimonia è fissata nel pomeriggio nell'aula di Santa Lucia  

Una Laurea ad Honorem e la sua Lectio Magistralis dal titolo "La passione è l’energia più innovativa": ci da un'anteprima sul messaggio che vuole dare in questo giorno speciale e a chi si vuole rivolgere? I casi di successo, gli innovatori e gli imprenditori che ce la fanno danno molto coraggio a chi ha un sogno e a chi ci vuole "riprovare". Quali consigli darebbe a un se stesso ventenne, con il senno di poi? Ai giovani che stanno per affacciarsi al mondo del lavoro e che magari pensano di trasferirsi all'estero? 

"Il messaggio in cui credo, e più che a me come persona fisica il merito di questo conferimento lo attribuisco a una pluralità di persone che collaborano con me, è quello di credere ai fatti più che alle parole, così come mi ha insegnato mio padre. Stiamo tutti seguendo un solco che lui ci ha lasciato, una traccia molto, molto netta e un percorso tecnologico che sta portando a grandi risultati. Ed ecco un altro messaggio che mi sento di dare: non bisogna avere paura della tecnologia, che è nostra alleata, al servizio dell'uomo. E l'uomo resta sempre al centro. 

Non ho insegnamenti particolari da dare, ma consiglio a chi ha un sogno e delle buone idee, come anche un'impresa da portare avanti o far nascere di tenersi sempre informati e frequentare altri imprenditori perchè si può imparare dall'esperienza di tutti: una grande ricchezza sta nella contaminazione delle esperienze e dei saperi. Non abbiate paura dei fallimenti, sono connaturati e bisogna metterli in conto. 

E a proposito di coraggio e di impresa, posso dire noi siamo cresciuti proprio in concomitanza con la grande crisi, pensando sempre all'esportazione e mettendo in atto una vendita frazionata nei diversi Paesi, in modo che la chiusura di un mercato non resti un caso, mentre il resto va avanti". 

Quante ore trascorre in azienda ogni giorno? 

"La mattina arrivo sempre alle otto, talvolta alle otto e cinque minuti, per poi tornare a casa non prima delle sette e mezza. Non è molto, qui lavoriamo tutto e la grande fortuna è farlo con passione, tanto che le giornate volano via veloci e non me ne accorgo neppure. L'amore per il proprio lavoro è valore che va coltivato". 

Essere all'avanguardia, sempre: come fa un'azienda a riuscirci costantemente? 

"Dico una cosa che è banale solo apparentemente: come tutti abbiamo un codice etico che si basa sul rispetto degli altri e delle culture diverse dalla nostra. Quella che sembra un'affermazione alta e teorica si declina invece nella vita quotidiana perchè avendo a che fare con clienti di tutto il mondo non dobbiamo omologare tutto al nostro pensiero, ma comprendere quello degli altri al di fuori di ogni pregiudizio. Questa mentalità ci aiuta a limitare al massimo i preconcetti e a pensare che tutti i mercati possono essere importanti aprendoci ad approcci culturali diversi".  

A 22 anni ha deciso di dedicarsi all'impresa di famiglia: chi il suo modello? Cosa rifarebbe e cosa no con il senno di poi? Oltre ai meriti che le vengono giustamente riconosciuti c'è stato qualche "colpo di fortuna" che ha giocato a suo favore nel corso della sua carriera? 

"Il mio modello nauralmente è mio padre, Massimo Marchesini, un uomo illuminato e originale anche nel modo attraverso il quale mi ha fatto avvicinare all'azienda di famiglia. Da bambino andare in officina era come visitare un luogo un po' misterioso e fantastico, affascinante. Dopo il liceo e tre anni alla Facoltà di Ingegneria mi sono messo a lavorare a tempo pieno, come ragazzo di bottega però, a imparare dagli altri collaboratori. Quello che mi è stato trasmesso è il rispetto per chi fa scelte diverse (ho due figlie, solo una lavora in Marchesini mentre l'altra ha scelto un mestiere completamente diverso) e l'eredità che mi è stata lasciata è la passione e il gusto nel fare le cose.

I colpi di fortuna (che preferisco chiamare divina provvidenza) sono state le persone con cui ci siamo incrociati: clienti che hanno creduto in noi e collaboratori straordinari. Ne voglio citare uno, Giuseppe Monti, che  è stato al fianco di mio papà fin dall'inizio, quando ha deciso con coraggio di abbandonare una carriera da progettatore alla Ducati già definita per un mestiere che non aveva ben compreso e fidandosi di una persona che aveva appena conosciuto".   

Quali i Paesi con i quali oggi lavora di più? Quali i prodotto/brevetti di cui va più fiero? 

"I brevetti sono davvero moltissimi, almeno un centinaio. L'Italia per noi è un paese importantissimo, il primo. Lavoriamo per l'85% di export fra Germania, Regno Unito, di recente anche Russia...".

L'alloro di oggi è motivato dalla sua personalità "non comune di tecnico e imprenditore, che ha dato e ancora oggi dà in uno dei principali settori produttivi della regione, rafforzando sempre più un importante legame che l'Ateneo ha con il tessuto industriale regionale": quale il rapporto fra la sua impresa e l'Università? 

"Intanto rompo le scatole costantemente all'Università per avere più ingengeri dell'automazione visto che c'è un grande divario tra i fabbisogni delle imprese e le persone preparate che escono dalle facoltà che ci riguardano e che spesso sono a numero chiuso. La formazione però non è solo universitaria, ci tengo a sfatare un pregiudizio che è un problema culturale e che pone la discipline tecniche in secondo piano: mi riferisco ai periti diplomati nei nostri ottimi istituti professionali, come le Aldini Valeriani".  

Fra gli incarichi che ha rivestito al di fuori della sua impresa quale quello che le ha fatto sentire una maggiore responsabilità? 

"I ruoli sono stati molti e altrettanti sono ancora attuali. Oltre al sostegno economico c'è stato quello manageriale (per esempio la presidenza regionale di Confindustria), ma nella seconda parte delle mia vita mi sto dedicando alla filantropia e all'associazionismo, meno appariscenti e molto appaganti perchè mi fanno sentire di fare la cosa giusta. Un esempio per tutti: sono presidente del Fid (Fare Impresa Dozza), un'officina meccanica con dipendenti-carcerati a tempo indeterminato, che è occasione di riscatto per i detenuti nonchè una vera e propria impresa utile che punta poi all'assunzione una volta scontata la loro pena".  

Non parliamo di politica, ma con le elezioni regionali all'orizzonte vorrei chiederle come vede il nostro territorio a livello imprenditoriale. Se le chiedessi di citare alcune realtà particolarmente degne di nota che sono nate e vivono in Emilia-Romagna? 

"L'Emilia-Romagna la vedo bene. Pensando alla reazione che abbiamo avuto dopo il terremoto del 2012 ci si fa un'idea del come sappiamo fare sistema, nonostante l'insoddisfazione per le burocrazie. E così è per le imprese presenti sul territorio. Alcune di esse sono in crisi e molti lavoratori rischiano il loro posto: sono tutti organismi delicati e bellissimi, che mi dispiacerebbe veder sparire. D'altronde se il mercato di un'azienda è solo interno, sappiamo che non è uno dei migliori periodi".. 

L'azienda. Marchesini Group progetta e costruisce macchine e linee personalizzate per il confezionamento dei prodotti farmaceutici e cosmetici. Nata a Pianoro (provincia di Bologna) da un’idea di Massimo Marchesini, che nel 1974 costruì in un garage la sua prima astucciatrice, grazie a fusioni e acquisizioni con aziende complementari del settore, Marchesini Group si è  trasformata negli anni da una realtà locale a una multinazionale “tascabile”. Oggi, Marchesini Group è in grado di far fronte al confezionamento, da monte a valle, dei prodotti dell’industria farmaceutica e cosmetica realizzando macchine singole e linee complete per il packaging di prodotti come fiale, siringhe, carpule, flaconi, blister, tubetti e mascara fino al confezionamento finale degli stessi in fardelli, cartoni e pallett.

Numeri. Con un fatturato di 350 milioni di euro (dati 2018) e 2.000 dipendenti tra sedi italiane ed estere, Marchesini Group è una delle aziende di riferimento della Packaging Valley emiliano-romagnola e tra i quattro leader mondiali nel settore delle macchine automatiche per il confezionamento dei prodotti farmaceutici e cosmetici.

Vocazione internazionale, ma il quartier generale resta a Pianoro. Per presidiare al meglio i mercati internazionali, Marchesini Group può contare su una rete di 35 agenzie che insieme a 12 società estere controllate e a una società estera collegata permettono di essere presenti in oltre 116 Paesi del mondo. L’85% del faturato del Gruppo è generato dalle esportazioni, che raggiungono significative percentuali in Europa, Cina, USA e America Latina.

Settori di attività. La maggior parte della produzione del Gruppo si concentra nella realizzazione di macchine destinate all’industria farmaceutica. Marchesini costituisce un importante punto di riferimento non solo per le multinazionali, ma anche per le piccole e medie imprese del settore, attive nel comparto dei generici e del contoterzismo farmaceutico. Un’altra fetta della produzione è destinata al settore cosmetico e cosmoceutico, a cui Marchesini Group si rivolge con soluzioni innovative per il packaging di prodotti di altissimo livello. A partire dal 2017 con l’acquisto di DUMEK e in seguito con Axomatic e V2Engineering la costituzione di una business unit dedicata, il segmento del confezionamento dei prodotti cosmetici ha iniziato ad assumere importanza sempre crescente nelle strategie del Gruppo.

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