Meccanica CGA Argelato, finiti ammortizzatori sociali. 120 dipendenti in bilico

Chiesta l'apertura di un tavolo di crisi per discutere sul futuro dell'azienda di automotive in grave situazione debitoria. 120 sono i dipendeti che si ritroverebbero "a spasso"

In ballo il futuro di 120 lavoratori, le loro sorti si discuteranno domani,  21 settembre, intorno al tavolo di crisi, convocato presso l’Assessorato alle attività produttive della Provincia di Bologna.  Grave la situazione di Meccanica CGA di Argelato, che versa in una situazione debitoria importante. Ad aggravare la situazione la fine dell’utilizzo di “ammortizzatori sociali tradizionali” e il fatto che non sia stata saldato circa metà della retribuzione del mese di agosto ai dipendenti.

L’azienda opera nel settore automotive, meccanica di precisione. I suoi clienti, tra cui importanti aziende quali Fiat, Cnh, Maserati, Ferrari, Magneti Marelli, Cesab e Audi, operano in differenti settori: componentistica e produzione di auto di serie e sportive, industria tessile, industria motoristica, agricoltura, macchine industriali, idraulica e produzione di ingranaggi. Nello stabilimento di Argelato conta circa 120 dipendenti,

La Rsu della Meccanica CGA e le organizzazioni sindacali  hanno chiesto all’Assessorato delle attività produttive della Provincia l’avvio del tavolo di crisi per affrontare i temi legati al futuro dell’azienda, ad una eventuale cessione della stessa e di conseguenza alla necessaria garanzia che il potenziale acquirente sia in grado di dare soluzioni di ampio respiro. Dovrà, inoltre, essere determinata la data in cui saranno saldati ai lavoratori i compensi ancora in sospeso.
La Rsu e le organizzazioni sindacali Fim Cisl e Fiom Cgil hanno, inoltre, proclamato quattro ore di sciopero, in uscita, per la giornata di mercoledì 21, affinché i lavoratori possano essere presenti all’incontro in Provincia.

“E’ assolutamente indispensabile – dichiara Roberta Castronuovo della segreteria Fim Cisl di Bologna- in questo momento, conoscere il progetto dell’azienda ma soprattutto che ci sia presentato un piano industriale con prospettive per il futuro, unico modo affinché sia salvaguardata l’occupazione. Non possiamo trovarci di fronte ad un altro caso di cessione d’azienda senza prospettive future per i lavoratori che vi sono impiegati”.
 

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