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Prodotti sottocosto, agricoltori E-R: "-35% superfici frutticole coltivate"

Coltivare frutta non conviene? L'allarme dell'associazione che nel 2022 ha calcolato un -60% per le pere e -50% per mele e susine

"Mai più prezzi all’agricoltore sotto ai costi di produzione: nel 2022, pere -60%, mele e susine -50%. Necessari correttivi per ripartire equamente il valore lungo la filiera". E' la richiesta di aiuto di Confagricoltura Emilia-Romagna che stima, a titolo di esempio, il costo delle pere - 60% e di mele e susine - 50%, distorsioni che, secondo l'associazione "hanno penalizzato, ancora una volta, l’anello più debole della filiera, gli agricoltori, aggravando così la crisi del comparto che nel periodo 2006-2022, in regione, ha visto ridurre del 35% le superfici frutticole coltivate", in pratica coltivare frutta non conviene affatto.

i frutticoltori di Confagricoltura Emilia Romagna, si sono riuniti nella sede di Confagricoltura Ferrara, per chiedere una soluzione urgente e "garantire all’agricoltore un prezzo minimo che sia congruo, un’equa distribuzione del valore lungo la filiera e stimolare chi commercializza il prodotto a regolare il rapporto con la grande distribuzione". E poi c'è la nuova crisi della manodopera.

"Quotazioni ai minimi storici"

Tra costi dell'energia e quindi dei trasporti lievitati e concorrenza dei prodotti esteri, diversi agricoltori italiani e non hanno ripreso a lasciare sugli alberi, soprattutto gli agrumi, ma, fa notare Confagricoltura "nell’ultimo anno, la fiammata dei costi di produzione è stata imputata come minor valore di realizzo per gli agricoltori anziché essere spalmata nelle varie fasi commerciali, facendo scivolare le quotazioni ai minimi storici". E poi c'è la nuova crisi della manodopera.

Quindi "occorre avviare una profonda ristrutturazione del sistema frutticolo al fine di renderlo più competitivo. Si tratta di una svolta decisiva per le sorti del comparto che – sottolinea Confagricoltura Emilia Romagna – deve passare in primo luogo da interventi straordinari a sostegno delle imprese attraverso la decontribuzione e defiscalizzazione e da nuovi massicci investimenti in ricerca, nella difesa fitosanitaria e nel contrasto al cambiamento climatico, dalla valorizzazione del prodotto “made in Italy” alla lotta contro le vendite promozionali sottocosto, alla regolamentazione delle importazioni nei periodi di raccolta dei vari prodotti frutticoli".


 

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