Protesta in via Saffi, il sindacato: "Due licenziamenti, ormai il Covid è la scusa"

"I padroni pensano di essere proprietari non solo dei macchinari, ma anche della vita di chi lavora"

Foto FB Si Cobas Bologna

"I partecipanti alla iniziativa, sono stati 'sollecitati' da uno dei fratelli proprietari del forno". Così Tiziano Loreti di Sì Cobas commenta l'iniziativa davanti a un panificio di via Saffivenerdì 12 giugno, quando alcune decine di lavoratori hanno protestato contro i "metodi di lotta - del sindacato - che hanno di fatto paralizzato l’attività delle aziende, determinando la perdita di numerosi clienti", come si legge in una nota. 

"Si parla di diverse aziende, ma in realtà Si Cobas, ha una sola vertenza aperta. Circa un anno fa un lavoratore del panificio si è iscritto al sindacato e subito dopo gli hanno detto di andarsene. Le questioni poste  riguardavano le condizioni di lavoro e straordinari obbligati e mai pagati. Nello stesso momento, altri lavoratori hanno aderito al Si Cobas" spiega Loreti "abbiamo fatto un blocco davanti ai cancelli del forno e dopo circa un'oretta, l'azienda ha ripreso il lavoratore, ma da que momento in poi tutti i lavoratori iscritti sono diventati il bersaglio, l'incubo per i padroni pakistani". 

Come giustifica il datore di lavoro un licenziamento di questo tipo?

Con "accuse che riguardavano il cattivo rapporto con gli altri lavoratori, le conseguenze sono state lettere di contestazione disciplinare che hanno successivamente portato al definitivo licenziamento prima di un lavoratore, poi di un secondo e un terzo è oggi a rischio". Il 3 giugno Sì Cobas aveva messo in piedi un'altra iniziativa davanti ai cancelli del panificio e dopo poche ore "in verità intense - sottolinea Loreti - l' organizzatore della protesta di venerdì ha preso al collo un lavoratore del panificio in sciopero, ci siamo accordati per una data in cui riaprire la trattativa. A quel punto il picchetto è stato tolto, ci siamo poi incontrati e abbiamo chiesto il reintegro dei due lavoratori licenziati". 

Il sindacato è ancora in attesa di una risposta ufficiale, ma ciò che è accaduto venerdì "ci dice quale sarà la scelta dell'azienda. Il calo di lavoro è legato alla pandemia che ha portato una contrazione dei volumi non per gli scioperi del Si Cobas, due in un anno, il Covid è diventato la scusa per il licenziamento"

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Perchè dunque i lavoratori hanno protestato?

"I contrasti sono costruiti ad hoc dalla proprietà che da tempo, come ci hanno raccontato altri dipendenti, usa i lavoratori l'uno contro l'altro, costruendo prove a tavolino per poi allontanare dal lavoro chi cade in disgrazia. Il ricatto è sempre quello: o così, oppure si perde il lavoro e anche la possibilità di un letto", che spesso è una casa di proprietà o gestita dai proprietari del forno "il nostro sindacato ha rotto questa omertà e immediatamente è scattata la reazione scomposta dei padroni, che pensano di essere proprietari non solo dei macchinari, ma anche della vita di chi lavora. Noi continueremo nella nostra lotta e non a biamo le nostre richieste:reintegro dei lavoratori licenziati e agibilità sindacale", conclude Loreti. 

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