Mercoledì, 16 Giugno 2021
Economia Fiera / Viale della Fiera

Sciopero Rai l'11 giugno: lavoratori in presidio sotto i palazzi della Regione

'Per non spegnere il servizio pubblico accendiamo le piazze', così i lavoratori si mobilitano. Sindacati: "La RAI colpita è quella dei "titoli di coda", lavoratori che beneficiano degli "80 euro" in busta paga e che oggi rischiano il proprio posto'

 In sciopero i lavoratori della Rai, che domani, 11 giugno, scenderanno in piazza "per non spegnere il servizio pubblico'. La mobilitazione a Bologna prenderà il via alle ore 10, sotto i palazzi della Regione in via della Fiera. "Il presidio  - spiega una nota congiunta di SLC CGIL,  UILCOM UIL, UGL TELECOMUNICAZIONI, SNATER, LIBERSIND CONF.SAL - si recherà in Regione per portare la protesta alle istituzioni"

I sindacati lamentano: "il prelievo di 150 mln di euro mette a rischio il servizio pubblico e la tenuta occupazionale,  non elimina sprechi e inefficienze  che esistono, e che abbiamo denunciato per primi , contro i quali lottiamo quotidianamente da molto tempo".

Sul tavolo delle rivendicazioni anche "la (S)vendita di RAI WAY", che - sottolineano le sigle sindacali - "colpisce al cuore l’azienda così come è avvenuto per troppe grandi aziende italiane, favorirà la privatizzazione del profitto aumentando i costi, scaricando inevitabilmente le perdite sulla collettività".

"Lo squilibrio dei conti che deriva dalla richiesta dei 150 mln di euro" starebbe già producendo effetti sull’occupazione: dal blocco delle stabilizzazioni dei precari,  all’annunciato ridimensionamento degli organici. "In questo modo si altera il mercato, si indebolisce la più grande azienda culturale del Paese,  e inevitabilmente, si favoriscono i concorrenti" rimarcano i sindacati, aggiungendo "Il servizio pubblico è un bene comune che va liberato dal controllo di Partiti e Governi e dagli sprechi che questi generano con “incapaci” nomine politiche. Il contributo più importante che la RAI potrebbe offrire al Paese - secondo le sigle sindacali - è legato ad "una vera riforma che investa sulla qualità dei prodotti culturali. Una Rai libera da sprechi, mega consulenze, super stipendi ed appalti inutili. Tutte voci, queste, non intaccate dalla richiesta di 150 mln di euro."

Ad essere colpita - allo stato attuale dei fatti - dunque sarebbe solo " l’altra RAI, quella colpita, è quella dei “titoli di coda”,  fatta da quegli stessi lavoratori che beneficiano degli “80 euro” in busta paga e che oggi rischiano il proprio posto di lavoro".

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