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Sabato, 13 Aprile 2024
Economia

Voglia di (ri)prendersi il proprio tempo e tasse 'castra-stipendi'. Così i lavoratori non si trovano più

Diverse le attività che faticano a trovare personale. Il lavoro stagionale è quello che paga maggiormente lo scotto. BolognaToday ha provato a capire cosa succede dialogando con alberagtori, baristi, ristoratori

Che dopo due anni di pandemia i datori di lavoro si sarebbero lamentati della mancanza di personale era davvero impronosticabile. Eppure, in coda alla tendenza registrata nel resto d’Italia, anche a Bologna molte attività lamentano una sostanziale carenza di personale, soprattutto di tipo specializzato. Le tasse alte sono il motivo principale per cui, come sostenuto da tutti gli intervistati, si fatica a offrire contratti più ricchi ai lavoratori. Di contro, alcuni datori di lavoro denunciano il sistema dei sussidi statali, visti come concorrenziali rispetto al lavoro salariato. E ancora: lavoratori che chiedono di lavorare in nero e mancanza di volontà sono tra le accuse più comuni che vengono lanciate verso i lavoratori. Ma c’è anche chi punta il dito verso il sistema imprenditoriale: “Paghiamo lo sfruttamento degli anni passati”. 

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Crisi professionale nel settore della ristorazione

L’indagine di BolognaToday parte dal Ristorante L’Arcimboldo di via Galliera, che da poco ha assunto un nuovo cameriere: “Si fa tantissima difficoltà nel reperire personale – dice Federica, titolare del ristorante –. Credo che i fattori siano diversi: nei due anni di pandemia molte persone hanno riscoperto il piacere del tempo libero da passare in famiglia e in compagnia e non sono più disposte a privarsene per lavorare la sera e nel weekend”.

“C’è inoltre una grandissima crisi professionale nel settore della ristorazione: trovare personale qualificato è sempre più difficile. Le scuole alberghiere, per esempio, sono viste come un ripiego rispetto ad altri istituti. I ragazzi e le ragazze che desiderano cucinare sono pochissimi e una volta finita la scuola sono ancora meno. Credo, inoltre, che in alcuni casi le famiglie abbiano un senso di protezione esagerato verso i figli. Spesso impediscono loro il momento di incontro e scontro con il mondo del lavoro per paura, ma questa non è una pratica sana”. 
Oltre alle questioni personali o sociali, secondo Federica un grande problema è rappresentato dalle tasse: “Le spese per un regolare contratto sono esagerate. Servirebbero delle politiche volte a tutelare il datore di lavoro. Spesso il lordo è il doppio rispetto al netto: a quel punto è ovvio che io preferisca rivolgermi a un familiare, magari il papà o la mamma in pensione che dà una mano, oppure a farmi carico io stessa di più ore di lavoro”. 

La ristoratrice confessa di lavorare anche sessanta, settanta ore a settimana: “Quando non sono al ristorante magari sono dal commercialista, o comunque impegnata in questioni riguardanti il locale. Anche quello è lavoro”. 
Infine la questione dei sussidi statali: “Sì, sono un fattore concorrenziale. Innanzitutto non incentivano al lavoro, e non dico solo per il settore in cui lavoro io. Magari i ragazzi preferiscono risparmiare, arrangiarsi, prendere il Reddito di Cittadinanza e non lavorare. Nella mia esperienza i sussidi e la poca voglia di lavorare nei fine settimana sono sicuramente dei deterrenti, non tanto per la sala ma sicuramente per la cucina”. 

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Career Day UniBo torna in presenza, le aziende confermano: "Non troviamo lavoratori" | VIDEO 

Stangata tasse: lordo stipendi oltre il doppio rispetto al netto

Anche il bar Canton de’ Fiori di via dell’Indipendenza, in pieno centro a Bologna, fatica a trovare personale: “Non c’è gente – confessa Nan, titolare dell’attività – non viene nessuno. Come mai? Forse non vogliono lavorare. Lo Stato gli dà i sussidi e vivono con quello. Un ragazzo pensa ‘prendo 800€ e vivo con quello’, non gli interessa prendere 500€, 600€ in più lavorando. Finché riesce a viverci, vive con quello”. 

L'esercente racconta che tantissime altre attività come la sua sono nella stessa situazione: “Spesso vengono qui senza esperienza, non conoscendo il lavoro, e dopo due giorni se ne vanno via. Il problema principale, per me, è il Reddito di Cittadinanza. Se non avessero soldi per mangiare sarebbero costretti a lavorare. Se invece lo Stato li mantiene per vivere, seppur inferiore allo stipendio, non vengono a lavorare. A me personalmente non è mai successo che qualcuno mi abbia detto ‘preferisco prendere il Reddito’, però se che in altre attività è capitato che dei candidati chiedessero di lavorare in nero. Questo non va bene. Ho notato come prima dell’introduzione del Reddito ci fossero tantissime persone in cerca di lavoro. In molti rispondevano agli annunci, tanti lasciavano il curriculum spontaneamente. Oggi non è più così. Cerco lavoratori dallo scorso anno  e sono quasi due anni che mi ritrovo a dove fare sia i turni di mattina che quelli di sera”. 
Dico a Nan che in molti affermano che se il RdC è concorrenziale, forse è perché gli stipendi sono bassi: “Un dipendente costa circa 40.000€ all’anno. E questo è per un dipendente base. A loro arrivano 1.400€ in busta paga per quaranta ore settimanali, ma io pago 3.000€ al mese per ognuno e per quattordici mensilità. Se fai questo calcolo per almeno undici, dodici dipendenti che servono per mandare avanti il locale, sono davvero tanti soldi. Con i costi di oggi è davvero il massimo che possiamo dare loro. Altrimenti dovrei alzare tutti i prezzi”. 

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"Cercasi personale (senza problemi)": ma di chi è davvero il problema? 

Stagionali attratti da riviera o montagna, ingolosiscono (anche) vitto e alloggio  

Le difficoltà nel trovare lavoratori specializzati sono confermate anche da Cristina Orsi, titolare dell’Hotel Orologio di via IV Novembre, alle spalle di Piazza Maggiore: “Quelli della pandemia sono stati due anni difficilissimi. Abbiamo avuto un contraccolpo durissimo. Quando siamo ripartiti avevamo paura di non farcela, e invece siamo ripartiti straordinariamente bene, contrariamente a ciò che pensavamo. Credevamo che i turisti sarebbero tornati gradualmente, invece sono tornati tutti insieme. Inoltre, le fiere rimandate nei mesi precedenti sono state concentrate tutte in questo periodo, da marzo a giugno diciamo. Tutte queste cose, inaspettatamente, sono state troppe. Abbiamo avuto tantissime difficoltà nel reperire ristoranti e taxi liberi per i nostri clienti. C’è stato un ingorgo di lavoro che naturalmente ci ha fatto felici. Io sono spesso in contatto con Federalberghi e da quello che ho percepito c’è molto lavoro per tutti. Con così tanto lavoro, però, ci siamo messi tutti alla ricerca sfrenata di personale, accorgendoci subito che di lavoratori non ce ne erano. Gli stagionali erano già tutti andati in riviera o in montagna, aiutati dal fatto che i datori di lavoro offrono vitto e alloggio, e per il resto abbiamo fatto tutti una gran fatica. Anche quando ci incontriamo tra albergatori ci chiediamo subito ‘mi dai mica un cameriere?’ e senti spesso rispondere ‘no no, chiedimi tutto ma non un cameriere. Anzi, se ne hai tu uno da darmi…’. Insomma, va così. Di camerieri, così come di baristi, non se ne trovano più. È un lavoro pesante che non piace più a nessuno. È poco attrattivo”.

 Sul tema sussidi, la signora Cristina ha un’idea che differisce rispetto agli altri datori di lavoro: “Io credo che i ragazzi approfittino dei sussidi come il Reddito di Cittadinanza o la disoccupazione per prendere tempo e guardarsi un po’ attorno con calma. Quando il sussidio finisce  qualche soluzione dovranno trovarla. Poi i ragazzi si arrangiano, sanno spendere poco, riescono a viaggiare per capire cosa desiderano fare. Credo inoltre che in molti vedano questo tipo di lavoro (alberghiero, ndr) come un intermezzo nella loro vita. Non si affezionano al lavoro, al luogo. Manca una programmazione, cosa che il sussidio non è. L’aiuto lo Stato può darlo, dà un po’ di gas. Ma il sussidio è una mossa politicamente scontata: servirebbe una politica strutturale. Io non sono mica contro, ma non è risolutivo”. 

E il lavoro in nero? “Qui in città non ce n’è molto, ma a volte sono i ragazzi a preferirlo. A loro fa comodo, lo apprezzano. Il datore di lavoro invece non lo apprezza, perché è un rischio, ma se messo alle strette a volte lo fa”.

Le troppe tasse sono, anche per Cristina, uno dei problemi più grandi: “Su uno stipendio di 1.300€ paghiamo ben oltre i 2.000€. Sono anni che dicono che il lavoro è troppo tassato. Se un pezzo di quelle tasse si potesse dare ai ragazzi che lavorano sarebbe una cosa bella. Perché è facile dire che i ragazzi sono tutti fannulloni, ma non è mica vero. Bisogna arrivare ai problemi. Bisognerebbe dare ai lavoratori degli incentivi che ora non hanno”.

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Che vita è quella di un cuoco che fa un turno spezzato, magari sei giorni su sette alla settimana, per 1.400€?

Più netto il parere di Tiago, titolare del bar Boteco di via San Vitale: “Del mestiere non c’è più nessuno: si pagano le conseguenze dello sfruttamento che c’è stato per anni. Che vita è quella di un cuoco che fa un turno spezzato, magari sei giorni su sette alla settimana, per 1.400€? Conviene? C’è una passione alla base del mestiere, ma quella stessa passione viene ridotta dallo sfruttamento. Se un ragazzino inizia a fare questo lavoro e come prima occupazione finisce in una cucina in cui è sfruttato, guadagna male ed è guidato da persone con uno sguardo solamente manageriale, come fai a invogliarlo a fare questo lavoro? Gli stipendi nelle cucine sono spesso bassissimi e anche in nero. Si cade sempre negli stessi problemi: patti non chiari, una parte del salario in busta e il resto fuori busta, cose così. Durante la pandemia, per esempio, le persone che lavoravano in questo modo hanno avuto problemi con la cassa integrazione e magari hanno cambiato mestiere. Conosco tante persone che prima lavoravano nella gastronomia e ora fanno l’operaio o il muratore: orari chiari, ferie, sere libere, paga onesta, weekend liberi”. 

Per Tiago si dovrebbe andare maggiormente incontro ai lavoratori, ma anche per lui le tasse sono un grande problema: “Un ristoratore che vuole abbattere i costi non riesce a farlo. Il costo della manodopera è altissimo. Le tasse andrebbero tolte davvero, dimezzate, e restituite in parte ai lavoratori. Io pago 500€, 600€ di tasse su un contratto di apprendistato. Solo di F24 verso al mese 370€. Ho avuto dipendente a cui arrivavano al netto circa 18.000€ all’anno, io pagavo però più di 30.000€. La situazione è davvero complicata. Da una parte ci sono i lavoratori che giustamente non vogliono essere sfruttati, dall’altra c’è il datore di lavoro che ha il bisogno di liquidità”. 

E i sussidi? “Certo, anche quello influisce. Un sacco di gente è venuta a chiedermi di lavorare in nero per mantenere la disoccupazione o il Reddito di Cittadinanza. Se prendi 800€ stai a casa e magari integri con qualche lavoro in nero. Credo però che sia anche giusto dire che le persone vanno invogliate con giuste retribuzioni. Gli stipendi sono bassi e le tasse sono alte. In questo momento tutti i costi si sono alzati, solo la manodopera è rimasta la stessa. I lavoratori fanno bene a cercare garanzie maggiori. Non c’è, poi, una spinta da parte dei sindacati nella regolarizzazione del lavoro. C’è anche da dire che se tutto il settore fosse in regola pagheremmo tutti meno tasse. Se i dipendenti avessero più soldi in tasca spenderebbero più soldi. I soldi in qualche modo, e ne sono certo, tornerebbero”.

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Lavoro, difficoltà nella ricerca di personale. Caccia a muratori, tecnici sanità e scuola

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