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Gaggio, presidio H24 alla Saga Coffee: "Non si entra e non si esce se non avremo risposte"|VIDEO

Ieri l'assemblea davanti ai cancelli. Sacchetti, Fiom: "Atto vile. Di chiudere non si è mai parlato". Bonaccini: "Vergognoso e inaccettabile"

Continua il presidio permanente per i lavoratori della Saga Coffee di Gaggio Montano, dopo l'annuncio del gruppo Evoca di voler chiudere entro il prossimo anno lo stabilimento che dà lavoro a 220 persone. "Fin quando non avremo le risposte che vogliamo sulla salvaguardia dei posti di lavoro, lo stabilimento è chiuso e da lì non esce né entra niente, né cose né persone", fa sapere Primo Sacchetti della Fiom di Bologna.

"Il comportamento di questa azienda è vergognoso e inaccettabile. Quindi, sappiano i lavoratori che, come accadde in passato, saremo loro vicini", assicura il presidente della regione, Stefano Bonaccini. "Abbiamo chiesto tramite l'assessore Colla immediatamente l'apertura di un tavolo in Regione, ma informeremo subito il ministero (dello Sviluppo economico, ndr), perché questa è una questione che va portata direttamente all'attenzione del governo", spiega Bonaccini a margine della visita del Salone nautico di Bologna. "Un'azienda può avere difficoltà e problemi, posto che in questo caso non pare vi siano problemi sulla vendita e la collocazione sul mercato di quel tipo di prodotto. Trattare le persone come numeri è ciò che in questa regione non può succedere. Nella regione del patto per il lavoro non può succedere", ammonisce il presidente. "Intanto si vergognino. Poi vengano a spiegarci le ragioni, perché troveranno la Regione determinata a salvaguardare i posti di lavoro e l'azienda", conclude. 

I dipendenti si preparano a presidiare lo stabilimento 24 ore su 24, con un picchetto che non consentirà a nessuno di entrare o di uscire all'azienda. "La road map è chiara: intanto, chiediamo la copertura degli ammortizzatori sociali che non lascino i lavoratori senza salario. Ai tavoli chiederemo la reindustrializzazione dello stabilimento, di cui si deve fare garante Evoca: altre soluzioni che non prevedano la salvaguardia occupazionale non ci interessano", sintetiza Sacchetti "le multinazionale hanno stuprato quei territori. Quello di Evoca, poi, è un atto vile, perché solo pochi mesi fa avevamo concordato percorsi con uscite volontarie per salvaguardia stabilimento. Di chiudere non si è mai parlato. L'azienda ha perso 160 milioni nel 2020 e l'unico progetto industriale che hanno per recuperare è il sacrificio di Gaggio", sbotta il sindacalista. "Questa è una vertenza sulla quale tutta la politica si deve interrogare. Bisogna rilanciare il tema di una legge anti-delocaloizzazioni: se non ci arriviamo, di questi drammi ne vivremo sempre. Anche perché la storia ci insegna che le multinazionali si vincolano ad accordi che poi puntualmente disattendono", conclude Sacchetti.

Montagna preoccupata

In apprensione anche le altre piccole aziende della montagna. "La minaccia di chiusura della Saga Coffee di Gaggio Montano rappresenta un ulteriore impoverimento di un territorio, l'Appennino bolognese, colpito duramente in questi anni. Auspichiamo che l'impegno di tutti impedisca l'abbandono dell'azienda e non possiamo sottolineare come mentre artigiani e piccole e medie imprese restino sul territorio e resistano nonostante le difficoltà, le multinazionali vengano e poi se ne vadano con troppa facilità", commentano Marco Gualandi, vicepresidente di Cna Bologna e Silvia Bernabei Presidente Cna Area Appennino bolognese, entrambi imprenditori con aziende insediate nella montagna.
"Innanzitutto esprimiamo la massima solidarietà ai 220 dipendenti della Saga Coffee ed auspichiamo che si trovi una risposta che annulli la decisione dell'azienda, quindi condividiamo l'impegno della Regione Emilia-Romagna che sta affiancando i sindacati dei lavoratori, Cna si impegnerà come già aveva fatto ai tempi della crisi della Saeco", assicurano Gualandi e Bernabei. "La nostra preoccupazione è legata certamente alle imprese dell'indotto, le Pmi che sono fornitrici di Saga Coffee e che vedono a rischio importanti commesse. Ma se l'azienda dovesse andarsene e 220 dipendenti perdere il posto di lavoro, l'impatto negativo cadrebbe su tutta l'economia del territorio e su tutti i settori economici", ammoniscono i due imprenditori.
"La nostra riflessione un po' amara è che mentre artigiani e Pmi della montagna continuano a lavorare e resistere con la loro attività sull'Appennino, spesso senza ricevere quel sostegno che potrebbe agevolare il loro impegno, le multinazionali in Appennino vengono e vanno con troppa frequenza", fanno rilevare.
"Nella riflessione ci sta anche la troppa carenza infrastrutturale in Appennino che certamente non aiuta le imprese insediate. Anche le notizie sui ritardi nei lavori sul Ponte da Vinci sul Reno confermano come l'Appennino ogni giorno debba lottare contro difficoltà enormi", concludono.

Lega: "Ennesima crisi in Appennino. Tutelare le famiglie"

 “L'annuncio che la Saga Coffee di Gaggio Montano fermerà la produzione entro il 31 marzo e poi chiuderà definitivamente lo stabilimento entro la fine del 2022 rappresenta l'ennesima crisi del lavoro in Appennino. La chiusura dell'azienda getta un'ombra lunga sul futuro delle 220 famiglie che in essa lavorano e che si troveranno all'improvviso senza un'importante fonte di sostentamento: la priorità, in questo momento, è tutelare loro”. Così il consigliere regionale e referente della Lega per Bologna, Michele Facci, per il quale “oltre alle necessarie ed imprescindibili urgenti tutele e misure di salvaguardia per scongiurare la chiusura degli stabilimenti, occorre un impegno da parte di tutti, a partire dalle istituzioni, affinché si realizzi un radicale cambio di passo delle politiche socio-economiche nella realtà metropolitana bolognese”. 

“Accanto alla fondamentale attività di formazione e di avviamento al lavoro, vanno messe in campo politiche economiche di sostegno al "fare impresa" in montagna per riequilibrare il gap strutturale esistente con le imprese localizzate in aree logisticamente più favorevoli” sottolinea il leghista.

“Sgravi fiscali permanenti e infrastrutture adeguate aumenterebbero notevolmente la competitività delle imprese dell'Appennino, e di fatto ne determinerebbero non solo la sopravvivenza, ma la loro rilevanza come riferimento occupazionale per le generazioni presenti e future. E' su questi aspetti che chiediamo un intervento deciso da parte delle Istituzioni, ad ogni livello di competenza” conclude Facci.

Foto e Video FB La Saga Coffee non si sposta


 

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