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Teatro Comunale, i sindacati: 'Se non si raggiunge l'obiettivo, si cambiano i manager'

Il segretario regionale della Fistel-Cisl:"I lavoratori hanno fatto la loro parte con questo accordo, pur non condividendo alcune scelte"

Fatto l'accordo sugli esuberi al Teatro comunale di Bologna come annunciato qualche giorno fa con orgoglio da Merola, è però lontano il tempo della distensione coi sindacati. Che avvertono: "Nel 2017 nessuno avrà piu' alibi. Se gli obiettivi di cui parla il sovrintendente Nicola Sani saranno raggiunti, saremo tutti contenti".

Se invece non saranno raggiunti tali obiettivi, "sarà imprescindibile un cambio del management". Parola di Stefano Gregnanin, segretario regionale della Fistel-Cisl, intervenuto ieri in commissione Cultura della Regione, che ha convocato i manager del Teatro comunale e i sindacati per fare il punto della situazione della Fondazione lirica di largo Respighi.

Tra il taglio degli stipendi e i 30 esuberi, "dal 2012 a oggi i lavoratori hanno contribuito per circa tre milioni di euro" al risanamento, sottolinea Gregnanin. In altre parole, avverte l'esponente Cisl, "i lavoratori hanno fatto la loro parte con questo accordo, pur non condividendo alcune scelte". Quindi "la direzione è in condizione di poter operare per un recupero delle risorse e un aumento del pubblico e della penetrazione del teatro nel nostro territorio".

UN ULTIMATUM? Le parole di Gregnanin assomigliano molto a un ultimatum. E Antonio Rossa della Slc-Cgil rincara la dose. L'accordo sugli esuberi e il passaggio dei 30 lavoratori in Ales "rischia di non bastare- mette in guardia- lo dimostra il precedente accordo con cui abbiamo dato il via al piano di risanamento". Nonostante le previsioni contenute in quella intesa "siamo arrivati sull'orlo del declassamento e siamo dovuti intervenire di nuovo in maniera pesante- sottolinea l'esponente Cgil- perche' e' mancata la certezza delle risorse pubbliche"

Quindi, sostiene la Slc-Cgil, il Teatro comunale di Bologna può "essere virtuoso finchè vuole, ma non servirà a niente se non si risolve questo nodo: tra un anno rischiamo di essere daccapo". Bisogna quindi "garantire un'inversione di tendenza del Fus e una programmazione pluriennale" delle risorse pubbliche per le fondazioni liriche. Sulla stessa linea anche Giovanni Ofer della Uilcom, che si chiede "quali altre azioni stiamo mettendo in campo per il risanamento" del teatro, "a parte il taglio sui lavoratori". Per Mattia Cipolli della Fials-Cisal, tra l'altro, la "dotazione organica e' al limite della funzionalita'. Dobbiamo fare i salti mortali per far fronte a tutti gli impegni. Siamo arrivati al punto che dovremmo produrre di piu', ma non abbiamo la gente per farlo".

Dal canto suo, Sani giudica "storico" l'accordo raggiunto sugli esuberi, che ha già visto 20 lavoratori transitare in Ales ("Andiamo verso una felice soluzione") e assicura: "Il teatro oggi non e' sottodimensionato, anzi oggi forse qualche fondazione invidia il dimensionamento di Bologna". Il problema e' che "i teatri lirici sono stati sovradimensionati in epoche precedenti", perche' "non sono stati sottoposti a criteri di ottimizzazione ed efficienza". Sani rivendica poi i risultati ottenuti sotto la sua guida: dall'incremento dei contributi privati ("Oltre due milioni di euro in due anni") al risparmio di un milione di euro sui costi di produzione "aumentando l'offerta", fino alla crescita degli abbonamenti "a sfondare quota 3.000" tessere. E ai critici replica piccato: "C'e' sempre qualcuno in grado di trovare un miglior sovrintendente, io parlo dei risultati ottenuti".

Brucia ancora però il taglio da 890.000 euro del Fus sulla qualità dell'offerta artistica, per il quale il teatro ha presentato ricorso al Tar. "Il risultato lo sapremo quando lo sapremo- ammette Sani- e' difficile pensare che i giudici entrino in problematiche di questo tipo, ma era giusto farlo per nostra tutela. Era un segnale importante che il teatro non riconoscesse questo riparto iniquo e incomprensibile". Va all'attacco il capogruppo Fi, Galeazzo Bignami, che ha chiesto l'audizione del sovrintendente in commissione. "Se, come ha detto lo stesso Sani, ci vorranno anni per una sentenza- chiede Bignami- perche' non e' stata fatta istanza cautelare?". Critica anche la 5 stelle Silvia Piccinini. "Fare meglio con meno, magari penalizzando i lavoratori, e' una formula infelice", attacca. In difesa di Sani si schiera invece il Pd, al punto da criticare il ministero. "Lo Stato dovrebbe dare certezze per la pianificazione", afferma la dem Silvia Prodi, mentre Massimo Iori loda l'accordo di co-produzione col Festival Verdi di Parma, purche' "non sia una occasione per tirare la coperta da una parte o dall'altra". (agenzia DIRE) 

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