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Troppi precari alle Poste, per i sindacati è "Un quadro che preoccupa"

Al convegno "UilPoste in tour verso il futuro" sono emerse delle perplessità: "Giusto esodare il personale con molti anni di servizio alle spalle, ma perche' Poste non pensa a stabilizzare almeno una quota di giovani precari?"

La Uil punta il dito contro l'esplosione di precari nelle Poste dell'Emilia-Romagna, "in particolare nel settore del recapito e della logistica" dove "si registra un consistente ricorso ai lavoratori a termine".

I numeri parlano chiaro. Nel 2015 in Emilia-Romagna, negli uffici postali, nella logistica e nel recapito, i lavoratori a tempo indeterminato erano circa 9.700; nel 2016, a seguito di esodi incentivati e pensionamenti, ne sono usciti circa 500 di cui almeno 300 solo sul recapito. E' personale che Poste "ha sostituito con una media mensile di circa 200 contratti a termine per i portalettere e 30 per chi opera nella logistica (Cmp)" e quest'anno l'azienda prevede di "ricorrere ogni mese a circa 250 contratti a termine tra i portalettere e 60 nei Cmp".

I dati sono emersi oggi nel corso di "UilPoste in tour verso il futuro", convegno organizzato a Bologna dai giovani della UilPoste dell'Emilia-Romagna e dal coordinamento nazionale UilPoste giovani. Ed e' un quadro che preoccupa. La Cgil ha gia' chiamato a raccolta i precari per denunciare che, alla vigilia dell'aumento di stipendio (dopo 22 o 24 mesi di impiego) i precari vengono mandati a casa; prima "sfruttati" e poi tagliati, per la precisione. Ora va all'attacco anche la Uil. "E' giusto esodare il personale con molti anni di servizio alle spalle, ma perche' Poste non pensa a stabilizzare almeno una quota di giovani precari?- chiede Silvia Cirillo, responsabile del coordinamento nazionale giovani UilPoste- I giovani sono facilmente ricattabili, spesso gli straordinari sono la norma e il carico di lavoro che gli viene richiesto e' maggiore rispetto al collega a tempo indeterminato che puo' se vuole far valere accordi e il contratto nazionale di lavoro senza incorrere nella paura di perdere un posto di lavoro".

Oltre all'eccessivo ricorso ai contratti a termine, la UilPoste denuncia anche la mancanza di una reale politica di mobilita' in Poste. "Piu' che mobilita' noi preferiamo parlare di immobilita' nazionale- accusa Daniele Vigilante della segreteria della UilPoste dell'Emilia-Romagna - e' inammissibile che padri e madri di famiglia debbano vivere una vita lontana dai propri affetti senza alcuna possibilita' di tornare a casa". Certo, osserva il segretario UilPoste Claudio Solfaroli, "sono stati siglati accordi in merito, ma alla prova dei fatti non hanno trovato una loro completa applicazione". E poi c'e' il tema del mancato rinnovo del contratto nazionale scaduto da dicembre 2012. Il che implica "una forte perdita del potere di acquisto dei lavoratori. La situazione e' ormai non piu' sostenibile.

E' tempo che Poste si sieda al tavolo con la parti sociali per definire e attuare una vera politica di stabilizzazioni, ma anche di formazione del suo personale che il valore aggiunto di questa azienda che, ricordo, fornisce un servizio di pubblica utilita'". Cio' che sta accadendo nelle Poste "e' il combinato disposto tra legge Fornero e Jobs Act. Come Uil- conclude il segretario dell'Emilia-Romagna, Giuliano Zignani- abbiamo sempre denunciato le conseguenze nefaste che soprattutto il Jobs act avrebbe ed ha causato ai lavoratori. Perche' quella cosiddetta riforma del lavoro, in realta', ha lasciato mano libera ai datori di lavoro e compresso se non azzerato i diritti dei lavoratori. E' quanto mai urgente, stante cosi' la situazione, una modifica della riforma del lavoro". (Dire)

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