Mercoledì, 23 Giugno 2021
Economia

Unindustria, Vacchi fa un appello: " Il 2014 deve essere l’anno delle svolte"

Lettera aperta del Presidente Unindustria: "Nel 2013, nella nostra Provincia, hanno chiuso oltre 1.700 imprese, a fronte di 1.430 nuove nate"

Alberto Vacchi, Presidente di Unindustria Bologna, scrive una lettera aperta alla stampa: “Basta con l’improvvisazione, al mondo
delle imprese serve una svolta”. "Finisce il 2013, un altro anno di una fase storica che ricorderemo non solo per la crisi, e per i suoi effetti su imprese e lavoratori, ma anche per i cambiamenti di cui saremo spettatori e  speriamo attori. Infatti sono sempre più in luce le debolezze del sistema Italia. Le stesse che ci hanno spinto nelle file dei più colpiti, proprio perché non cresciamo da troppo tempo. Certamente la crisi non è nata in casa nostra, ma soprattutto le insufficienze della politica e  delle istituzioni, ci hanno esposto al fuoco di fila, come truppe guidate da comandanti improvvisati.

Nel 2013, nella nostra Provincia, hanno chiuso oltre 1.700 imprese, a fronte di 1.430 nuove nate. Abbiamo più volte analizzato i perché di questa situazione. Tasse, debito pubblico, spesa pubblica, ecc., e  su queste risposte abbiamo trovato convergenze ed alleanze. E’ nato un nuovo dialogo tra le parti. Nuove relazioni industriali, un grande senso di responsabilità di chi rischia e di chi lavora, e forse abbiamo imposto alla politica di cambiar registro.

Partiamo da questo punto per dare dei contenuti forti agli auguri che ci vogliamo fare. E che siano portatori di quel cambiamento che vogliamo, per voltare pagina e riprendere a scrivere sul diario del nostro territorio, già ricco di pagine nobili per la crescita, per l’emancipazione delle persone, per il miglioramento della qualità della vita, che solo produzione e lavoro, in un contesto sostenibile, ci possono dare.

Non parlo solo di numeri, certo essenziali. Vorrei parlare, in questo contesto augurale, soprattutto di valori, della spinta necessaria a mantenere il nostro entusiasmo nel fare. In realtà anche nella crisi abbiamo dato segni di forte capacità di resistenza, soprattutto nelle imprese che esportano, osservando con preoccupazione le sofferenze di chi è rivolto al mercato interno o che ha offerto beni e servizi ad uno Stato insolvente. Il 2014 deve essere l’anno delle svolte. Auguriamoci  che anche la politica, con nuovi attori sia capace di fare quello che ha promesso, ed in tempi brevi, brevissimi, per consentirci di liberare l’energia di cui disponiamo, senza sprechi che non ci possiamo più permettere".

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