Mercoledì, 28 Luglio 2021
Economia

Welfare: Regione costretta a tagliare nel 2013. Fondi nazionali "irrilevanti"

Nel 2013 l'Emilia Romagna rischia di non poter più garantire i propri servizi a causa dei tagli e dei vincoli. Pochi i fondi nazionali per il welfare e la Regione è costretta a tagliare

Gli enti locali fungono sempre più da “supplenti” nell'erogazione dei fondi ai propri servizi di welfare. Tra spending review e vincoli imposti dal patto di stabilità, finora la Regione Emilia Romagna ha sempre integrato i fondi destinati ai servizi sociali, ma ciò appare impossibile per il 2013: saranno infatti meno le risorse a disposizione per le politiche sociali da parte del governo, addirittura irrilevanti. La scelta fatta da via Aldo Moro però non è nella direzione dei tagli lineari: rimarranno invariati i finanziamenti per alcuni settori come nidi, scuole dell’infanzia, giovani, trasporto anziani, disabili e servizio civile. Per consentire alle amministrazioni di poter mantenere un livello di servizi adeguato, la Regione ha stanziato un fondo di 22 milioni di euro, compreso nel Fondo sociale locale, che garantisce ai comuni la possibilità di rispondere ai bisogni dei cittadini. Il Fondo sarà in parte finalizzato dalla Giunta regionale all’avvio di un programma attuativo a tutela dei minori, poiché questa risulta un’area di forte sofferenza a livello locale.

QUADRO ALLARMANTE. Il 2013 sarà l’anno nero per i servizi sociali: meno fondi stanziati e l’impossibilità per i Comuni di spostare sul sociale fondi presi da altri capitoli di bilancio perché tutto quello che si poteva fare è stato già fatto. E’ lo scenario tratteggiato da Cristiano Gori, docente di Politiche Sociali all’Università Cattolica di Milano, nel corso del convegno organizzato da Centro nazionale del volontariato insieme ad Anci e Forum del Terzo Settore sul futuro del volontariato dopo la crisi. Nemmeno i recenti stanziamenti previsti con la Legge di Stabilità (500 milioni di euro) avranno effetti immediati. “Se anche la Legge di Stabilità confermasse tali somme – ha chiarito Gori – considerati i vari passaggi per il riparto, anche con la Conferenza delle regioni, è chiaro che difficilmente potranno essere a disposizione dei Comuni prima di un anno o quasi”.Il professor Gori ha lanciato anche un appello ai rappresentanti del Terzo Settore e del volontariato, un cambio di strategia passando dalla difesa all’attacco: “Non dovete più dire solamente che servono soldi per il sociale, ma bisognerà dire dove vanno presi, a quali altre voci bisogna rinunciare”.
 

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