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Finalmente riaprono i musei. Il Davia Bargellini riparte dallo sfarzo del '700 e Venezia presta le opere

Il titolo della mostra al Davia Bargellini è "Le plasir de vivre" e crea un file rouge tra il '700 veneziano e quello bolognese: "Distanziamento e regole come la scorsa estate. Chiusi nei weekend"

Il "giallo" riapre anche la cultura. Oltre alla colazione al bar e al pranzo al ristorante è finalmente possibile anche tornare a visitare un museo. Ad aprire le danze è il Davia Bargellini di Strada Maggiore, che tra fruscii di sete e sontuosi arredi, crea uno splendido collegamento fra il Settecento veneziano e quello bolognese con la mostra "Le plasir de vivre". Un dialogo fra due meravigliose e raffinate civiltà estetiche che avviene grazie a uno "scambio": dopo il prestito del Teatrino delle Marionette al Museo Casa di Carlo Goldoni, adesso è la volta dei modelli di abbigliamento e accessori, mobili, consoles e vetri di Murano che compongono l'esposizione nell'appartamento di Palazzo Bargellini. Un sogno per chi ama i dettagli quasi invisibili e una continua evocazione questa esposizione a cura di Mark Gregory D'Apuzzo e Massimo Medica e Chiara Squarcina. 

Le regole anti-Covid saranno le stesse che abbiamo visto durante tutta la passata estate fra misurazione della temperatura e visite suddivise in slot per evitare affollamenti rischiosi per il contagio: una modalità slow, che non guasta di certo a chi ama l'intimità di una visita accurata e tranquilla. La nota dolente è la chiusura dei musei nei festivi e nei fine settimana, compensata in piccola parte con lo sforzo di prolungare l'apertura, che nel caso del Museo Davia Bargellini arriva fino alle 19. Un limite che non scoraggerà i bolognesi più attenti alle occasioni di scoperta e di sorpresa: "Un bellissimo scambio, quello con Venezia - spiega Roberto Grandi, presidente Istituzione Bologna Musei - e un dialogo affascinante con la moda del '700. La mostra "Le plasir de vivre - Arte e Moda del Settecento Veneziano dalla Fondazione Musei Civici di Venezia" doveva essere inaugurata il 4 dicembre e siamo arrivati a febbraio. Ma sarà visibile fino a settembre". 

L'intervento di Chiara Squarcina, che è la responsabile di Palazzo Mocenigo Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume di Venezia nonchè curatrice della mostra, è avvenuto attraverso lo schermo di un tablet ed è stato fondamentale per comprendere il senso di questa particolare  'ambientazione' che ricrea l'atmosfera del fastoso Settecento: "Gli abiti e gli accessori sono stati scelti con grande attenzione attingendo dal nostro grande patrimonio cotituito da donazioni di famiglie nobiliari che raccontano molto della società del tempo, compreso il ruolo della donna, del suo aspetto e dell'importanza di mostrarsi". 

A fare da cicerone d'eccezione attraverso questo percorso espositivo è Mark Gregory D'Apuzzo, conservatore del museo e co-curatore della mostra. L'itinerario si snoda fra le numerose testimonianze frutto dell’abilità di artigiani, ebanisti e vetrai operanti nelle botteghe veneziane del XVIII secolo. Consoles, cornici, mobili, servizi da tavola in vetro di Murano trovano una eccezionale opportunità di esaltazione nel dialogo con una selezionata campionatura di pezzi provenienti dalle collezioni tessili e di abiti antichi del Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume annesso al Museo di Palazzo Mocenigo di Venezia: "L'ambientazione rispecchia quella veneziana e rievoca perfettamente la vita del tempo. E' come se le cose 'morte' qui tornassero a rivivere". 

Fra gli oggetti esposti da non perdere, la cappelliera per tricorno in cartone e lacca povera della seconda metà del XVIII secolo:

Le plasir De Vivre (12)-2

Il linguaggio della moda: la proiezione della vita culturale e politica del tempo

Non vi è dubbio che quello del costume costituisca un punto di vista privilegiato per comprendere molti aspetti della vita politica e culturale del periodo, quando, per effetto di una diffusione sempre più ampia dell’influsso della cultura francese, il gusto per la fastosità del barocco si evolve in decoro raffinato non privo di leziosità. Nel complesso sistema di segni attraverso cui, nelle élites nobiliari europee del XVIII secolo, si afferma la massima esposizione sociale dell'individuo, il linguaggio della moda diventa infatti uno dei principali mezzi espressivi all'interno di un codice di comportamento improntato al culto rigoroso delle forme estetiche. Va ricordato come sia stata questa la prima società, nella storia della civiltà occidentale, a riflettersi allo specchio e ad analizzare in modo sistematico il proprio apparire e la propria immagine come elementi di identità distintivi.

In anteprima anche 8 manufatti in vetro di Murano della collezione Cappagli-Serretti

Alla fama di Venezia è anche indissolubilmente legata l’arte fragile e luminosa della lavorazione del vetro. Uno dei suoi saperi più autentici e fonte di prosperità commerciale della città per secoli, che seppe attirare l'attenzione ammirata di spettatori in visita da tutta Europa grazie all'invenzione di un vetro incolore e purissimo, denominato cristallo o vetro cristallino, perfezionato nelle vetrerie di Murano intorno alla metà del XV secolo. La mostra si configura come occasione ideale per presentare in anteprima al pubblico 8 pregevoli manufatti, di varia tipologia e funzione, appartenenti alla collezione di vetri Cappagli-Serretti, recentemente donata al Comune di Bologna con la finalità di incrementare le collezioni del Museo Civico Medievale e del Museo Davia Bargellini. Realizzati da fornaci veneziane e muranesi, essi documentano in gran parte la diffusione nella prima metà del Settecento del cosiddetto cristallo “ad uso di Boemia”, un tipo di vetro con notevoli percentuali di ossido di piombo in aggiunta all’ossido di potassio, lavorabile a caldo secondo la tradizione muranese, da cui si ottiene una maggiore brillantezza.

Le plasir De Vivre (27)-2

Dal 2 febbraio 2021 riaprono i musei di Bologna: l'elenco e le misure di sicurezza 

L'auspicato miglioramento della situazione emergenziale è arrivato e con esso il passaggio dell'Emilia-Romagna in zona gialla: le porte dei musei possono nuovamente aprire al pubblico e l'Istituzione Bologna Musei è pronta a farlo da martedì 2 febbraio 2021. In ottemperanza al Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14 gennaio scorso e fino al permanere della Regione Emilia-Romagna in zona gialla (salvo ulteriori disposizioni governative), le sedi dell'Istituzione riapriranno in sicurezza secondo giorni e orari differenziati, con esclusione del sabato, della domenica e dei festivi. Il Consiglio d'Amministrazione ha infatti approvato un nuovo schema orario che prevede il concentrarsi delle ore di apertura nei giorni infrasettimanali, dal lunedì al venerdì, per un totale complessivo di 208 ore alla settimana.

Per favorire l'accesso del pubblico, nel rispetto dei contingentamenti dettati dall'emergenza sanitaria, diverse sedi come MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, Museo Morandi, Casa Morandi, Museo per la Memoria di Ustica, Museo Civico Archeologico, Museo Civico Medievale, Collezioni Comunali d'Arte, Museo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini hanno previsto una o più giornate di apertura prolungata fino alle ore 19, in modo da poter accogliere i visitatori al termine della giornata lavorativa.

Rimangono confermate tutte le misure di sicurezza già adottate dall'Istituzione tra maggio e ottobre 2020: acquisto on line dei biglietti, ingresso per slot numerici in base alla capienza degli spazi, misurazione della temperatura con termoscanner, distanziamento interpersonale, obbligo di mascherina, disponibilità di gel igienizzanti.

Di seguito il dettaglio degli orari, museo per museo:

MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna e Museo Morandi
via Don Minzoni 14
tel. 051 6496611
aperto: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, ore 14-19
chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi

Casa Morandi
via Fondazza 36
aperto: giovedì e venerdì ore 14-19
chiuso: sabato, domenica, lunedì, martedì, mercoledì e festivi

Museo per la Memoria di Ustica
via di Saliceto 3/22
tel. 051 377680
aperto: giovedì e venerdì ore 14-19
chiuso: sabato, domenica, lunedì, martedì, mercoledì e festivi

Villa delle Rose
via Saragozza 228/23
tel. 051 436818 - 6496611
aperto: in occasione di eventi espositivi

Museo Civico Archeologico
via dell’Archiginnasio 2
tel. 051 2757211
aperto: lunedì e mercoledì ore 10-14; giovedì ore 14-19; venerdì ore 10-19
chiuso: sabato, domenica, martedì e festivi

Museo Civico Medievale
via Manzoni 4
tel. 051 2193916 - 2193930
aperto: martedì, mercoledì, giovedì ore 10-18.30; venerdì ore 10-19
chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi

Collezioni Comunali d'Arte
Palazzo d'Accursio, Piazza Maggiore 6
tel. 051 2193998
aperto: martedì, mercoledì, giovedì ore 10-18.30; venerdì ore 10-19
chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi

Museo Civico d'Arte Industriale e Galleria Davia Bargellini
Strada Maggiore 44
tel. 051 236708
aperto: martedì, mercoledì, giovedì ore 9-14; venerdì ore 10-19
chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi

Museo del Tessuto e della Tappezzeria “Vittorio Zironi”
via di Casaglia 3
tel. 051 2194528 - 2193916 (biglietteria Museo Civico Medievale)
accesso momentaneamente sospeso per previsione di manutenzioni straordinarie

Museo internazionale e biblioteca della musica
Strada Maggiore 34
tel. 051 2757711
aperto: martedì, mercoledì, giovedì, venerdì ore 11-13.30 e 14.30-18.30
chiuso: sabato, domenica, lunedì e festivi

Museo del Patrimonio Industriale
via della Beverara 123
tel. 051 6356611
aperto: lunedì, venerdì ore 10-18.00
chiuso: sabato, domenica, martedì, mercoledì, giovedì e festivi

Museo civico del Risorgimento
Piazza Carducci 5
tel. 051 347592
aperto: martedì, giovedì ore 14-18; venerdì ore 10-14
chiuso: sabato, domenica, lunedì, mercoledì e festivi

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