Turrita d'Argento a Carla Astolfi: regina del teatro dialettale bolognese

Per "il contributo dato alla valorizzazione del patrimonio dialettale, la generosa partecipazione a tante iniziative di solidarietà, espressione delle migliori virtù di Bologna, va la gratitudine della Città"

Giovedì 3 marzo alle 15 presso l'Istituto Sant'Anna di via Pizzardi 30, il Sindaco Virginio Merola consegerà all'attrice Carla Astolfi la Turrita d'Argento, regina del teatro dialettale bolognese, che ha calcato il palcoscenico per oltre 70 anni. Nella motivazione si legge: "Per la lunga carriera artistica, il contributo dato alla valorizzazione del patrimonio dialettale, la generosa partecipazione a tante iniziative di solidarietà, espressione delle migliori virtù di Bologna, va la gratitudine della Città e dell'Amministrazione comunale di Bologna".

Nasce a Bologna nel settembre 1931 e si accosta al teatro fin dalla prima elementare. Il padre è la sua scuola: da lui impara il dialetto, le intonazioni, le canzonette; impara a suonare e a cantare, la capacità di improvvisazione e la comicità, caratteristiche che la contraddistinguono tuttora. Di sé dice: “Ho sempre avuto la testa dura e ce l‘ho ancora adesso e mi chiedo sempre perché non devo riuscire…”.

Esordisce nella compagnia di Angelo Gandolfi al Contavalli, poi al Teatro del Corso, quindi nella compagnia Cavallari-Astolfi dove resta per diversi anni. Bruno Lanzarini la recluta all'età di sedici anni. Resterà a lungo con questo famoso capocomico - negli anni di maggiore splendore del teatro dialettale - che le fornisce la grande occasione quando, rimasto improvvisamente senza l'attrice giovane nella commedia “Al nòster pròsum", Lanzarini le chiede di recitare questa parte all'Arena San Felice. Lei accetta dicendo “posso provare".Dal debutto in questa parte principale, si avvia per Carla Astolfi una frenetica attività di successi al Teatro La Soffitta, ma anche fuori Bologna, a Modena, a Ferrara e in altre città. Avrà poi diverse collaborazioni con altre compagnie bolognesi: con Franco Frabboni, con Arrigo Lucchini, con il marito Vittorio Franceschini, con Guido Ferrarini nelle straordinarie rassegne dialettali al Teatro Dehon e al Tivoli, fino al Teatro Alemanni con Gian Luigi Pavani dove un pubblico sempre più numeroso partecipa solo per lei.

Diverse sono le sue presenze anche sul grande schermo, con registi quali Pupi Avati, Riccardo Marchesini, Silvio Soldini. Ma la sua vera passione resta il teatro.
La lunga amicizia con Maurizio Cevenini, amante del dialetto e compagno di tante iniziative di solidarietà, la vede per molti anni nella veste di una deliziosa e perfetta Befana per la Casa dei Risvegli che attraversa la città in carrozza per la gioia dei bambini.

Tra i suoi successi, amati e conosciuti da tutti i bolognesi, oltre che per il cabaret dialettale, si ricordano «Quâter ciâcher in famajja» e «Trai surèl e una cugnè», «Tutto per hobby, perché ho fatto l' impiegata da Villani il fotografo per 15 anni e poi la madre e la nonna, tre figli e sette nipoti. Quelli sì che sono i miei mestieri».
Ha ricevuto numerosi riconoscimenti e ha abbandonato le scene solo pochi anni fa: “Come ho detto io, quando ho lasciato il teatro è meglio dire: me ne vado, che sentirsi dire: vattene. Non si sa mai". Ancora oggi, in casa di riposo, accudita amorevolmente dai suoi familiari e circondata dall'affetto di numerosi amici, non ha perso arguzia e voglia di vivere.

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