"Giulietta e Romeo" del Balletto di Roma

Al Teatro Il Celebrazioni di Bologna sabato 25 febbraio verrà messa in scena la prima nazionale del riallestimento, pensato da Fabrizio Monteverde, del celebre Giulietta e Romeo del Balletto di Roma. La creazione segue fedelmente il testo di Shakespeare e la celebre partitura di Prokovief e riesce comunque ad essere straordinariamente e meravigliosamente "asciutta". Proprio questo è l'aggettivo più adatto alla vocazione di Monteverde che indaga fino all’essenza centrale e all’essenzialità anche le storie e le emozioni più ampie e senza confini.
 
La vicenda di Monteverde si sposta dalla fair Verona a un paese italiano mediterraneo - che incarna anche un qualsiasi sud - tra tradizioni, leggi furibonde e inesorabili, sentimenti di odio e di amore sublimi, divisi tra bellezza e ferocia. Ad esasperare ancora di più le emozioni dei personaggi, anche il tempo in cui si muovono, non più un medioevo giocoso ed esotico come quello Shakespeariano, non più un medioevo romantico come quello ottocentesco, ma il secondo dopoguerra del Novecento, con tutte le sue tensioni tra tradizionalismo e spinta a ricostruire e rinnovare.

Il muro decrepito, accumulo di macerie, indica la tragedia lasciata alle spalle, un conflitto mondiale che ha cancellato per sempre “l’età dell’innocenza”, ribaltando schemi morali e convenzioni e annientando energie ed emozioni. Ma è anche uno sfondo che segna, come uno spartiacque, la voglia di rinascere a passioni assolute e assaporare fino all’ultimo respiro ogni attimo di vita. E la voglia di rinascere è il tratto fondamentale del carattere del personaggio principale del balletto, già sottolineato nel titolo "ribaltato": Giulietta è qui una giovane donna che, pur vivendo in un paese che prosegue nel suo pensiero conservatore, dimostra una vocazione alla ribellione, che scoprirà amaramente inutile. È Giulietta lo spirito indipendente e audace, che fa innamorare Romeo e lo travolge con il suo anticonformismo. Romeo invece è rappresentato più timido e introverso, ma curioso dell’amore e travolto dalla vitalità dell’innamorata. Accanto a loro però trovano spazio anche due personaggi poco trattati nella tradizione, che qui muovono i fili della tragedia: le madri. Conservatrici, diverse, eppure così simili, muoveranno nell’ombra come due Parche la trama fino all’inevitabile finale, una nella sua superficialità di donna-oggetto sottomessa e sciocca, l’altra terribile dea ex machina della vicenda, con la fatale istigazione alla vendetta per la morte di Mercuzio. 
 
I due amanti sono così lontani eppure così vicini agli archetipi shakespeariani, cristallizzati soprattutto dalla tradizione ballettistica della partitura di Prokofiev (si pensi alle versioni di Cranko, Mac Millan, Nureyev che pure nelle differenti intonazioni hanno come filo rosso comune analoga collocazione temporale e simili impostazioni drammaturgiche). Il coreografo-metteur en scène Fabrizio Monteverde (già dalla prima versione del 1989) affronta la scrittura - d’autore - di una danza originale, non soggiogata dai temibili riferimenti ‘storici’, ma autonoma e sicura. Il coreografo romano è fortemente influenzato da echi cinematografici (da qui il riferimento nell’ambientazione e nei costumi, al cinema neorealista di Rossellini e Visconti), ma anche da riferimenti letterari (così che la Governante di Giulietta ha inquietudini e fremiti che ricordano l’omonima creatura di Brancati) e da citazioni di usanze e costumi tradizionali.
 
Un’audace manipolazione del patrimonio originale che non è velleitaria né di "comodo", ma un approfondimento essenziale dei sentimenti e delle idee universali che ancora fanno breccia nei lettori di Shakespeare e che risuonano tuttora più forti nella loro traduzione in danza, attraverso la bravura di Fabrizio Monteverde e degli interpreti di Balletto di Roma.
 

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