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Olocausto, un sopravvissuto di Birkenau : "Da Medicina in Germania perchè non stavo con il Duce"

GIORNO DELLA MEMORIA. Sfogliando le pagine del diario di Giuseppe Rizzo: "Dopo giorni di digiuno ho rotto le righe per prendere un pezzo di pane. La guardia mi ha visto e mi ha rotto le scapole a bastonate"

"Mi hanno portato via l'otto agosto del 1944". Queste sono le prime parole che si leggono sul diario di Giuseppe Ricci, sopravvissuto di Auschwitz e oggi uomo 97enne con qualche problema di salute, ma con la mente ben lucida e la memoria vivissima. In occasione del Giorno della Memoria (tanti gli eventi a Bologna e provincia per celebrare questa data) il figlio Davide vuole condividere la storia di un uomo che dal suo paese alle porte di Bologna, Sant'Antonio di Medicina, si era rifiutato di schierarsi con Benito Mussolini pagandone poi le conseguenze per due lunghi anni di lavori forzati nei campi di concentramento. 

Giuseppe, ripercorrendo quegli anni di paura, fame e freddo lontano da casa e senza la certezza di sopravvivere dice che questo doloroso ezzo di storia "è stato spesso strumentalizzato", ma che è fondamentale ricordare e tramandare. Impressionante nel 2020 leggere le parole scritte da un giovane prigioniero distrutto dalla fatica e dolorante, ma impegnato nel documentare ciò che gli accade quasi giorno per giorno, in viaggio attraverso la Germania campo di concentramento dopo campo di concentramento: "Ho camminato per quattro giorni di pioggia ininterrotta. Arrivati al campo è subito cominciato l'addestramento con picco e pala, dalle 6 del mattino alle 6 della sera, con 29 minuti per desinare. L'8 ottobre il 'fifometro' è salito quando al passaggio di alcuni areei sono arrivate delle mitragliate  e dalla baracca dove stavo ho visto una casa prendere fuoco. Dalla paura non tiravo fiato, ma grazie a Dio tutto è andato bene". 

Il campo di concentramento di Birkenau, un complesso molto esteso installato presso la cittadina a Brzezinka (in tedesco Birkenau o "campo di betulle"), si trovava a tre chilometri circa da Auschwitz. Divenuto operativo il 7 ottobre del 1941, era stato concepito inizialmente come campo per i prigionieri di guerra russi catturati in grande numero durante le prime fasi dell'invasione tedesca. Fu il principale campo di sterminio del complesso concentrazionario di Auschwitz e qui furono imprigionate parecchie centinaia di migliaia di deportati, in diversi sotto-campi, Giuseppe è stato fortunato perchè qui trovarono la morte circa 1,1 milioni di persone. Per costruire il campo furono espropriate e distrutte le abitazioni del villaggio di Brzezinka per ricavarne poi materiale da risulta per il lager.

Le dimensioni di Birkenau erano immense: circa 2,5 km per 2 km; il campo era circondato da filo spinato elettrificato; ogni giorno moltissimi prigionieri, stremati dalle impossibili condizioni di vita, a volte peggiori di quelle di Auschwitz e di Monowitz, andavano a gettarsi sul reticolato ad alta tensione per porre fine alle loro sofferenze. 

E dall'autunno al gelido inverno: "Il giorno di Venerdì Santo l'abbiamo passato tutto a lavorare sotto l'acqua e a un certo punto ci hanno fatto smettere perchè avevamo già fatto molto - scrive Giuseppe - Quando eravamo ancora tutti zuppi, dopo l'adunata, il maresciallo tedesco voleva sentire una canzone e siccome noi non abbiamo cantato ci ha fatto tornare indietro a lavorare facendoci portare dei sassi in spalla". 

Un altro estratto del diario, siamo a fine aprile: "Il 29 aprile mi hanno fatto prigioniero in una chiesa e mi hanno portato via l'orologio. Erano i francesi: per giorni non ho potuto scrivere tanta era la stanchezza. Dal 29 aprile al 6 maggio non ci hanno dato nulla da mangiare: fortunatamente avendo le divise tedesche alcune famiglie ci hanno gettato del pane e io, per afferrarne un pezzo ho rotto le righe per un istante. Visto da una guardia mi sono preso delle legnate sulla schiena che mi hanno fatto perdere i sensi rompendomi le scapole". 

Diario Ricci-2

"E' il 2 maggio e ci hanno appena annunciato che la guerra è finita. Io sono prigioniero e non so quale sarà la nostra sorte. Per ora ci mettono in un altro campo di concentramento. Il 4 maggio abbiamo lasciato la disgraziata Germania e poi ci hanno caricati in treno (su vagoni scoperti sotto la pioggia per due notti) da Freiburg fino a Poitiers. Poi ho lasciato il campo e ho cominciato a lavorare in una miniera: non manca il lavoro, ma neppure da mangiare. Il 4 agosto ci hanno fatto rientrare al campo per poi essere rimpatriati. Dopo tante illusioni è arrivato il giorno di Santa Lucia, il 13 dicembre, insieme alla notizia che a causa del tifo il viaggio verso casa era ancora rimandato e che non saremmo stati in Italia neppure per Natale. Soffriamo non più di paura, ma di freddo". 

Giuseppe Ricci tornerà in Patria e nella sua Bologna solo il 12 gennaio 1946. Dall'agosto del 1945. 

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