"Il solito viaggio" con Marina Massironi

"Il solito viaggio" al Teatro Duse dal 27 al 29 gennaio con Marina Massironi. 

Non è un ufficio di collocamento. Non è un’agenzia interinale. Non è l’anagrafe, né, come di primo acchito sembra, un’agenzia di viaggi. Lì non si comprano sogni, case, lavori, svaghi: lì si aiuta nel migliore dei modi… chi vuol togliersi la vita. Buttarsi giù? E da dove? Da una montagna, da un palazzo, da un monumento? Barocco? Antico? Oppure sotto un treno? O meglio, sotto una macchina? Un suicidio che lasci il segno? In più, l’agenzia offre pacchetti ottimizzati: forse in due no, ma in tre, a morire in quello stravagante modo, si può fare!…

Pomeriggio inoltrato. Prima Franco, poi Zelda, entrano in ufficio. Da alcuni giorni hanno deciso di aprire l’attività la sera, sperando di intercettare più clienti. Qualcuno bussa: è Bartolo, con una donna, Graziana, sua madre. La situazione è strana, si capisce che l’organizzazione viaggi copre, in realtà, un ben diverso servizio: favorire e ottimizzare la scelta di luoghi splendidi e originali per aspiranti suicidi. I gestori illustrano il catalogo delle loro proposte. Improvvisamente suona la porta. Entra un uomo in divisa: Anacleto. Zelda sbianca, madre e figlio non sanno cosa fare. Dopo una serie di fraintendimenti, si capisce che Anacleto non è lì per fare dei controlli, è semplicemente un agente di polizia che ha voglia di farla finita. Tutti discutono animatamente sui vari pacchetti collettivi proposti dall’agenzia, ma sul più bello ecco un black-out. Dopo i primi attimi di panico ci si rende conto che – finestre serrate, ascensori fuori uso e scale pericolose al buio – i cinque sono prigionieri. Proteste, lamenti, rivendicazioni. Chi è claustrofobico, chi ha paura del buio, chi pretende, in assoluta discordia con gli altri, un’assistenza suicida immediata…

Surreale e dissacrante, la commedia di Matteo Oleotto e Filippo Gili interpreta con ironia l’insicurezza e la fragilità che pervade il nostro mondo, il cinismo di coloro che speculano sulla debolezza altrui, mentre in realtà si è alla ricerca disperata di un contatto con altri esseri umani per sentirsi vivi.

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