Mostra Calesini, Mazzanti, Fastelli

Galleria d’Arte Contemporanea Wikiarte in Via San Felice 18: sabato 30 novembre 2019 ore 18.00 si terrà l’ apertura delle mostre personali di
MARINO CALESINI
PAOLO MAZZANTI
MAURO FASTELLI

La bellezza non sta nella cosa guardata ma nello sguardo, sostiene il premio Nobel André Gide. Ed è proprio nell’individualità di questo sguardo, prima ancora che nella pluralità e l’abbondanza culturale e sociale, che la produzione fotografica di Paolo Mazzanti trova la sua vena ispiratrice. Ogni immagine non è altro che una forma d’attenzione personale e intima che esterna la sensibilità estetica del suo artefice, ovvero il suo Period Eye. Questa storicità dello sguardo, teorizzata da Michael Baxandall, esprime il meccanismo ricettivo, costruito geneticamente e culturalmente, che permette a ognuno di noi a definire le proprie preferenze – dagli stili e le mode fino al gusto atipico – quali personali. Le forme dell’intenzione – dove forme sta per le caratteristiche stabili e statiche dei fenomeni fisici, come i tratti immodificabili di u disegno, mentre l’intenzione indica il processo cognitivo in continua trasformazione e accordatura a seconda di ogni persona – sono le immagini che riflettono l’unicità dello sguardo. Per analizzare questo processo, Mazzanti parte dalla realtà, nella sua specificità, cercando di eliminare tutti gli elementi che potrebbero interferire con l’oggetto d’attenzione, estraendo l’unicità non tanto dell’osservato quanto dello sguardo di chi osserva e registra mnesticamente e imaginativamente.



L’intimità del rapporto con il mondo esterno e, in particolare, con le forme e le matterie che più ci commuovono si radica in tutta la produzione plastica di Mauro Fastelli. Soffice, palpitante e organico o duro, statico e artificiale sono tra le poche espressioni della polarità che definisce l’opera, quale senso sorge dal contrasto degli opposti. Non si tratta di una contrapposizione che genera dinamismo ma anche tensione, bensì di una compenetrazione che pacifica le diverse nature dei materiali in un’unica espressività. La compensazione reciproca tra piani bi e tri dimensionali dona all’artefatto una risonanza ibrida che coinvolge le prominenti caratteristiche fisiche dei materiali in un meaning-making tutto interpretativo e concettuale. La manualità dell’aurifex trasforma, dunque, tutti i metalli coinvolti in lamine preziosi che prendono respiro dall’organicità del legno o della tela. Allora il colore emerge superfluo e sopraffatto dal bagliore aureo e dal tepore ligneo. Le creazioni di Fastelli emergono, pertanto, quali oggetti-soggetti riflessivi che coinvolgono l’osservatore in una cellula spazio-temporale agentiva di un’affordance predominate, specifica e tipica del solo artefatto. La conseguente relazione che si instaura con l’opera è determinata, di conseguenza, di uno stato di flow, ovvero assorbimento assoluto in ciò che si osserva.



Niente di più semplice di una pianta … e niente di più complesso. Le piante racchiudono la spontanea asimmetria della natura e, contemporaneamente, la matematica frattale dell’universo intero. Forme geometriche, rigide e spigolose, diventano così in grado di ospitare, e non di imprigionare, i rigogliosi arti della vegetazione. In questo fitomorfismo pixelizzato si esprime l’arte di Marino Calesini, la XeroFatArt. Ogni illustrazione di xerofite si trasforma nel loro ritratto, estrapolando e zoomando i tratti specifici che definiscono questa phyla vegetale. La competenza botanica permette di trasmettere la presenza della pianta anche da solo un dettaglio solo, in una sineddoche pittorica che- con pastello, china e olio – iperbolizza le foglie, le spine, i semi accentuandogli con colori brillanti e innaturali. Un continuo scambio tra natura e artificio, tra vero e verosimile fa emergere il vero messaggio dell’azione creativa di Calesini, che il poeta formula così:

Alla nascita l’uomo è molle e debole, | alla morte è duro e forte. | Tutte le creature, le erbe e le piante | quando vivono son molli e tenere | quando muoiono son aride e secche. | Durezza e forza sono compagne della morte, | mollezza e debolezza sono compagne della vita. | Per questo | chi si fa forte con le armi non vince, | L’albero che è forte viene abbattuto. | Quel che è forte e robusto sta in basso, | quel che è molle e debole sta in alto.
Denitza Nedkova


Durata mostra:

dal 30 novembre al 12 dicembre 2019

dal martedì al sabato dalle 11.00 alle 19.00

12 dicembre chiusura ore 15.00

 

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