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Lucio Dalla, oggi il compleanno: per Sanremo dovette cambiare il titolo di "4 marzo 1943"

A quel Festival di Sanremo del 1971 con 4/3/1943 non vinse, ma si parlò di "vittoria morale". Oggi sarebbe stato il suo 78°compleanno e in calendario ci sono degli eventi per ricordarlo e celebrarlo. Due libri dedicati a lui

Lucio Dalla oggi avrebbe compiuto 78 anni. L'estroso e talentuoso artista bolognese manca molto alla sua città e sono ormai consuete le celebrazioni per ricordarlo, che cadono ogni anno a ridosso di questa data speciale, il 4 marzo. Quest'anno, con l'ingresso di Bologna nella zona rossa (proprio oggi cambiano regole e restrizioni a seguito dell'ordinanza firmata dal presidente Stefano Bonaccini) alcune delle iniziative pensate per questa giornata sono state annullate, ma alcuni eventi restano in calendario, come "Back to Futura", stasera in diretta dalla casa di via D'Azeglio e "Futura", sul canale Youtube del Teatro Navile. 

A Sanremo "Gesù bambino" divenne "4 marzo 1943"

La sua data di nascita diede il nome a uno dei suoi brani più celebri, "4 marzo 1943", con il quale partecipò al Festival di Sanremo nel 1971 (quello vinto dalla coppia Nada e Nicola Di Bari con 'Il cuore è uno zingaro"): il titolo originale della canzone di Lucio sarebbe stato in realtà "Gesù Bambino", ma la censura glielo fece cambiare, insieme a qualche passaggio del testo. Come sostennero in molti, fu lui il vincitore morale di quell'edizione.

"Dice che era un bell'uomo
E veniva, veniva dal mare
Parlava un'altra lingua però sapeva amare
E quel giorno lui prese mia madre sopra un bel prato
L'ora più dolce prima d'essere ammazzato"

Sanremo: dal '71 al 2021: la bolognese Matilda De Angelis 

"Dice che era un bell'uomo...": un libro su Lucio 

A cinquant’anni dalla pubblicazione di “4/3/1943”, il 9 marzo esce in libreria e negli store digitali "Dice che era un bell'uomo... – Il genio di Dalla e Pallottino”,  il nuovo libro del giornalista Massimo Iodino dedicato alla coppia artistica formata da Lucio Dalla e Paola Pallottino. Grazie anche alle testimonianze esclusive di Gino Paoli, Renzo Arbore, Ron, Maurizio Vandelli, Maurizio De Angelis, Vince Tempera, Angelo Branduardi, Armando Franceschini e padre Bernardo Boschi, Iondini racconta la carriera di Dalla nei primi anni Settanta, caratterizzati dal sodalizio con la storica dell'arte, illustratrice e paroliera Paola Pallottino: una breve ma intensa collaborazione grazie alla quale videro la luce canzoni come “4 marzo 1943”, “Un uomo come me”, “Il gigante e la bambina” e “Anna Bellanna”.

"Quel Festival del 1971 per la musica leggera italiana fu una vera e propria rivoluzione. Tant'è che Lucio Dalla conquistò Sanremo pur non arrivando primo. Per la sua "4/3/1943" si parlò infatti a gran voce di "vittoria morale". Un successo a più livelli per Dalla e la quasi esordiente paroliera Paola Pallottino – dice Massimo Iondini –. Anzitutto perché la loro canzone, ripescata in extremis, era passata sotto le forche caudine della censura della Rai e dell’organizzazione del Festival: via il titolo 'Gesubambino' e via alcuni importanti versi. Poi perché quell'innovativo testo portava per la prima volta in una rassegna canora di musica leggera il dramma di una ragazza madre e di un figlio della guerra. Infine, perché rappresentava il personale riscatto dello stesso Dalla, fino a quel momento lodato dalla critica ma inviso al grande pubblico per come cantava, per lo stile compositivo e per il suo aspetto trasandato da antidivo". 

"La cosa che mi piace di più non è mai quella che sto facendo ma è quella che farò il giorno dopo, anche se non la so fare" (Lucio Dalla)

A 9 anni dalla morte un omaggio a lui e alla sua musica

Un altro libro dedicato a Lucio e firmato da Salvatore Coccoluto. Nove anni fa ci lasciava Lucio Dalla, un artista bolognese geniale e innovativo, conosciuto e ricordato in tutto il mondo: "Lucio Dalla. La vita, le canzoni, le passioni", che parla anche tanto del contesto in cui l'artista è nato, cresciuto ed è maturato. Bologna.

"La Bologna di Lucio: da Anna e Marco a Dark Bologna"

"Negli anni Settanta Bologna è stata fonte di ispirazione per molti artisti: da Lucio Dalla a Francesco Guccini, da Claudio Lolli a Vasco Rossi. Spesso si è ritrovata protagonista dei loro versi, raccontata nelle sue diverse sfumature. Ognuno di loro ha cantato una Bologna insolita: Guccini ne ha fornito un ritratto di donna procace e versatile, ma colma di contraddizioni. Lolli ha cantato il fermento degli anni Settanta, la piazza, la lotta e i contrasti politici di quegli anni. Dalla, invece, ha raccontato la gente comune, le loro storie, colte nei vicoli, nei bar, nelle osterie.

"A partire dagli anni Settanta Bologna diventò un importante laboratorio musicale che ebbe come riferimento il Fonoprint Studios, inaugurato nel 1976. Lo studio di registrazione fu richiamo negli anni per molti artisti, che preferirono incidere lì i propri lavori, rinunciando ai quotati ambienti milanesi. «Bologna. Una città che per me era il paese dei balocchi» ha raccontato Ron nella sua autobiografia.
Era una Gerusalemme dove tutto nasceva, dove la musica fioriva per strada, tra i portici e le osterie, dove il fermento era ovunque, in qualunque momento. A Bologna avevo registrato i miei primi dischi. La città universitaria, culturale, politica, fremeva fin dagli anni Settanta. Un rito immancabile con Lucio era andare per i viali alle due di notte alla ricerca della prima edizione del «Resto del Carlino». E lungo quei viali, in piena notte, c’era il mondo intero. Era pieno di gente, come fossero le cinque del pomeriggio. C’erano le cocomeraie che invadevano i viali e, nei pressi di Porta Saragozza o di Porta San Vitale, non potevi non fermarti a addentare una fetta di cocomero fresco, o a bere una birretta e parlare con i tiratardi seduti ai tavoli. Anche con i musicisti, stavamo sempre tutti insieme, come in una grande e lunga festa. Perché Bologna era generosa e carismatica di indole, era per l’Italia l’equivalente del downtown di New York e di Berlino, lo stesso spirito culturale. Eppure, in fondo, era poco più di un paese, dove si viveva come in una grande famiglia.
Fu proprio Bologna a ispirare molti dei primi testi di Lucio, il quale soltanto nel 1977 cominciò a scrivere le parole delle sue canzoni, con l’album Com’è profondo il mare. Immediatamente mostrò la sua attitudine da narratore metropolitano, la capacità di penetrare con l’immaginazione nella vita e nei sentimenti della gente comune.
Nei roventi anni Settanta, in cui era molto semplice cadere nelle imboscate di un pubblico che pretendeva dagli artisti un coinvolgimento totale anche nella scrittura delle loro opere, Lucio si presentò con una bomba come Disperato Erotico Stomp, una provocazione tematica e linguistica nata di notte, verso le cinque del mattino, quando a volte l’osteria Da Vito, riferimento per tutti gli artisti bolognesi, chiudeva per poche ore e bisognava occupare il tempo in attesa della sua riapertura. Il brano raccontava di un uomo tradito e abbandonato da una donna, che di notte decide di scendere per le strade di Bologna alla ricerca di distrazioni. Sui viali a lui tanto cari si intratteneva a parlare con una «puttana ottimista e di sinistra», incontrata realmente da Lucio la notte in cui scrisse il brano, così almeno lui ha dichiarato, con la quale non consumò un rapporto fisico ma solo dialettico, per poi incrociare un tipo di Berlino che si era perso per le vie della città. È lì che irrompe un altro verso entrato nella storia della musica italiana, «Gli ho detto che nel centro di Bologna non si perde neanche un bambino», a raccontare di una città a misura d’uomo, in cui è difficile non trovare più la strada o nascondersi" (...) 


 

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