Lunedì, 20 Settembre 2021
Erika Bertossi

Opinioni

Erika Bertossi

Giornalista BolognaToday BolognaToday

Arte, storia, bellezza sotto il Sol Leone: le mostre d'agosto a Bologna

Gli altri sono in ferie e noi ci godiamo la città con la pace tipica del mese delle vacanze: musei, palazzi e gallerie aperte per farci sentire turisti a Bologna

Fuori il caldo afoso, dentro le bellezze dell'arte. Un mese in cui Bologna è decisamente tranquilla e la frenesia resta fuori dalle porte della città: uno dei momenti migliori per godersi le bellezze dei nostri palazzi storici e farci sentire un po' turisti. E allora via, programmiamoci una mostra al giorno! Andrea Pazienza, Richard Mosse, Aldo Giannotti, Michelangelo Pistoletto, Bruno Munari, Dante...da dove partire? L'ordine datelo voi, io qui vi do un po' di info sulle mostre da vedere. 

Andrea Pazienza "Fino all'estremo": il genio creativo dell'artista che ha cambiato il mondo del fumetto

Fino all’estremo. Così si intitolava la prima stesura di quello che sarebbe poi diventato Gli ultimi giorni di Pompeo, il vertice artistico e narrativo di Andrea Pazienza. Classe 1956, fumettista, disegnatore, illustratore e pittore: Andrea Pazienza è stato - senza alcun dubbio - il massimo esponente di quello storytelling tutto italiano così libero, al servizio di un flusso di coscienza inarrestabile e senza precedenti che da quel momento ha caratterizzato il mondo della nona arte: il fumetto. A 24 anni dall’ultima mostra antologica del 1997 a lui dedicata nel capoluogo emiliano e dopo tanti mesi di chiusura a causa della pandemia, dal 7 maggio 2021 arriva a Palazzo Albergati di Bologna il genio creativo di Andrea Pazienza, fumettista che con le sue vignette ha cambiato per sempre il mondo del fumetto e che si trasferì all’ombra delle Due Torri nel ’74 per iscriversi al DAMS e iniziare nel ’77 la sua carriera sulle pagine di “Alter Alter”, delineando fino all’84 i tratti del suo periodo più creativo e stimolante.

In mostra oltre 100 opere provenienti dagli archivi delle persone a lui più vicine come il fratello, la sorella, la moglie e altri, tra tavole originali dei fumetti e opere pittoriche fatte con i materiali più diversi: dai pennarelli alle tempere, dalla matite ai colori acrilici e molto altro. Ad arricchire la mostra anche una selezione di bellissime e storiche immagini del grande fotografo e artista visuale Enrico Scuro.

Partendo dalla sua produzione artistica che poggia sui tre pilastri Pentothal, Zanardi e Pompeo, la mostra è un viaggio nella vita dell’artista e tra le vie di una Bologna resa calda dai movimenti studenteschi del ’77. Un racconto di rivolte, amori, guerre politiche e turbamenti vissuti da una generazione di meravigliosi sognatori che hanno inciso sulla loro pelle una via crucis di libertà e rivoluzione. A raccontare tutto questo sono la forza, la potenza e l’urlo espressivo coi quali Andrea Pazienza, nel giro di un solo decennio (muore infatti prematuramente a soli 32 anni nella sua casa di Montepulciano il 16 giugno 1988), lascia la sua firma indelebile nella narrativa illustrata non solo coi bianchi e neri dell’epopea di Fiabeschi, ma anche coi colori del Giallo Matematico e delle Notti di Carnevale di Zanna, Colas e Petrilli, i pennarelli sui fogli a quadretti coi quali Pompeo correva incontro al suo destino, ma anche tutte quelle meravigliose illustrazioni che - da Betta sullo squalo al Corteo di Bologna - hanno fatto di Andrea Pazienza uno dei più grandi maestri del colore di tutti i tempi.

Con il Patrocinio del Comune di Bologna, la mostra è prodotta e organizzata da Piuma in collaborazione con Arthemisia e a cura di ARF! - Festival di storie, segni & disegni e realizzata con il contributo della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale. Media Partner BilBOlbul Festival Internazionale di Fumetto e RIFF Rete Italiana Festival di Fumetto.

Orario apertura
dal lunedì al venerdì ore 15.00 - 20.00
sabato, domenica e festivi ore 10.00 - 20.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)

Da sabato 22/05 la prenotazione nel weekend non è più obbligatoria

Aperture straordinarie

2 giugno 10.00 – 20.00
15 agosto 9.00 – 20.00
Biglietti
intero € 12.00; ridotto € 10.00
info e prevendita

Ingresso ridotto € 10 per i possessori Card Cultura

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Antico e moderno a Palazzo Fava: i celebri cicli carracceschi di Giasone e Medea

Genus Bononiae offre alla città di Bologna e ai turisti che la visiteranno un percorso all’insegna dell’arte e della cultura attraverso le suggestive sedi di Palazzo Fava e Santa Maria della Vita. Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni apre al pubblico le porte del piano nobile con i celebri cicli carracceschi di Giasone e Medea – la prima documentata impresa collettiva di Ludovico, Agostino e Annibale Carracci – e delle avventure di Enea realizzati da Ludovico e dai suoi allievi. 

Per l’occasione a Palazzo Fava – aperto dal martedì alla domenica con orario continuato 11-19 – saranno messi in dialogo gli affreschi che rivelarono al mondo la rivoluzione dei Carracci con oltre 30 opere tra dipinti, sculture e incisioni provenienti dalle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Carisbo, alcune delle quali esposte al pubblico per la prima volta: un confronto trasversale tra le epoche e gli stili, alla ricerca di affinità tematiche o formali tra le opere antiche, moderne e contemporanee.

Con il nuovo allestimento si è voluto riaccendere l’attenzione sugli affreschi dei Carracci per la loro iconografia inquietante, privilegiando il tema della figura umana tra riflessione filosofica, solitudine esistenziale e dramma sociale, attraverso il delineamento di invisibili collegamenti con i significati reconditi del mito affrescato nel salone.

Oltre a un nucleo di undici incisioni di Giorgio Morandi, circa venti opere di pittura e scultura, tra Seicento e Novecento, saranno disposte sulle pareti delle cinque sale del percorso di visita celebri per i fregi cinquecenteschi; selezione alquanto rarefatta delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione Carisbo formatesi nell’arco di un secolo, che comprendono, oltre ai dipinti e alle sculture, una notevole quantità di disegni e incisioni, strumenti musicali, maioliche, ricami di Aemilia Ars, fondi fotografici, raccolte documentarie e fondi archivistici. Si tratta di opere che sono ora a disposizione della collettività in seguito agli acquisti che la Fondazione ha effettuato negli ultimi vent’anni sul mercato italiano e internazionale, grazie ai quali le Collezioni – valorizzate dall’ente strumentale Museo della Città di Bologna – sono state fortemente incrementate, con una sensibile apertura sul Novecento.

Accompagna l’esposizione il volume Antico e Moderno. Acquisizioni e donazioni per la storia di Bologna, a cura di Angelo Mazza, edito da Bononia University Press. “Le riaperture dopo l’emergenza sanitaria, che tanto ha danneggiato il mondo del turismo e della cultura, rappresentano un’occasione per Genus Bononiae per valorizzare il patrimonio che Ludovico, Agostino e Annibale Carracci hanno lasciato a Palazzo Fava. Un insieme di opere che rappresenta lo sfondo delle nostre mostre, e che per il periodo estivo sarà maggiormente valorizzato attraverso il confronto con alcuni capolavori dell’epoca moderna e contemporanea, che ci porteranno a concentrare l’attenzione sulla bellezza del fregio e l’importanza di averlo recuperato”, ricorda il Presidente di Genus Bononiae, Filippo Sassoli de Bianchi.

Dal martedì alla domenica, dalle ore 10 alle 19, sarà inoltre possibile visitare Santa Maria della Vita e il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca. È possibile acquistare i biglietti sul sito www.genusbononiae.it, sia per Palazzo Fava che per Santa Maria della Vita.

Maurizio Baroni, l'uomo che inventò i pittori del cinema

Dal 17 giugno al 4 settembre è possibile visitare in Piazza Coperta la mostra in cui sono esposti alcuni pezzi della collezione di Maurizio Baroni. Fa parte del Cinema Ritrovato ed è allestita dalla Cineteca di Bologna.

Baroni, classe 1951, di Castelfranco Emilia, è stato uno dei maggiori collezionisti e studiosi del manifesto cinematografico italiano.
Sostenuto da una passione inesauribile, ha raccolto nel corso della sua vita oltre 32.000 tra manifesti, locandine e fotobuste di oltre 27.000 titoli che hanno fatto la storia del cinema italiano e non solo databili a partire dal 1945. Oltre a una collezione dedicata alla musica da cinema, che conta oltre 91.000 brani di colonne sonore di film edite e inedite.
É grazie ad una sua intuizione che possiamo parlare dei maestri di quel periodo del cinema italiano, come dei pittori del cinema.
La sua collezione (oggi in gran parte conservata dalla Fondazione Cineteca di Bologna) è rappresentativa dei diversi generi cinematografici, dell'opera dei più grandi registi e racconta l'evolversi dei differenti stili dei pittori del cinema.

La mostra, ad ingresso libero, è visitabile negli orari di apertura della biblioteca fino al 4 settembre.

Richard Mosse al MAST 

La Fondazione MAST ospita la prima mostra antologica dell’artista Richard Mosse, curata da Urs Stahel: un percorso unico in termini di impatto visivo, capace di rovesciare il modo in cui rappresentiamo e percepiamo la realtà. Nella mostra - che  si sviluppa su tre spazi della Fondazione MAST: Gallery, Foyer e Livello 0 - sono esposte 77 fotografie di grande formato, 3 video installazioni immersive (The Enclave 40', Incoming 52' e Quick 13') e un grande video wall a 16 canali (Grid, Moria 7'). Le fotografie di grande formato e i video generano un’esperienza immersiva di rara intensità, sorprendente per la forza degli stimoli visivi e sonori. Emerge la straordinaria attualità del lavoro di Mosse, che sovvertendo le convenzioni fotografiche, grazie alla tecnologia, ci fa osservare l’invisibile: i conflitti, le migrazioni, il cambiamento climatico.

Promossa da Fondazione MAST, in collaborazione con la Cineteca di Bologna, è la rassegna cinematografica DISPLACED che approfondisce i temi e i luoghi al centro delle opere di Richard Mosse in mostra al MAST. La rassegna di film, documentari e cortometraggi, tra terre di conflitto e quel confine in cui si scontrano i cambiamenti sociali, economici e politici, è in programma al MAST.Auditorium il venerdì e il sabato (ingresso gratuito su prenotazione). Le proiezioni possono subire variazioni. Leggi tutto

Orario apertura
da martedì a domencia ore 10.00-20.00

L'accesso alle aree espositive è contingentato e solo su prenotazione, per gruppi di massimo 15 persone per ogni slot, fino a esaurimento dei posti disponibili.
Una volta entrato al MAST la permanenza massima all’interno degli spazi è di 1 ora e 30 minuti. È importante arrivare puntuali all'orario di inizio del proprio slot di prenotazione così da poter usufruire di tutto il tempo a disposizione per la visita.

Segni e disegni. Gli "sarabicchi" di Bruno Munari

Quanti segni ci sono per fare i disegni? Che importanza ha il segno per il disegno? Cosa comunicano i segni di diverso spessore?
(Prima del disegno, Bruno Munari, Corraini,1996) Per Munari, alla radice del progetto e del disegno, i segni sono le prime formulazioni di un pensiero da ricombinare in infinite variazioni, come quelli tracciati e raccontati in Prima del disegno, e come gli scarabocchi che illustrano Favole al telefono di Gianni Rodari, che mostrano le possibilità espressive di una scrittura primaria e automatica.

CorrainiMAMbo artbookshop dedica una mostra al segno di Bruno Munari, con opere originali su carta della Galleria Maurizio Corraini, disegni, scarabocchi su pagine di agenda, ma anche lavori in serigrafia e multipli che esplorano il tema del segno. Sono Scarabicchi, amuleti, segni curvi, orizzontali, verticali, spezzati, mossi… delle piroette saltellanti con cui la mano scivola sul foglio. Ed ecco che, giocando con le parole improvvisazione e casualità, il segno diventa la cifra della sperimentazione più libera, e sulla carta compaiono figure, tratti spessi e sottili, segni bizzarri che creano un racconto fatto di linee.

“Anche a noi (soprattutto a noi architetti, designer, grafici, illustratori, modellisti, prototipisti, stylist che siamo perseguitati dalle immagini) servirebbe uno psicoanalista che ci proponesse il gioco, profondamente garbato, dello squiggle: uno scarabocchio da sviluppare in disegno e da lì in racconto. [...]”. Lo scarabocchio non è dunque solo uno scarabocchio (e tanto meno se si traveste da scarabicchio, è uno strumento mirato, salvifico: è uno specchio dell’anima e dell’inconscio. Ben lo sapeva Bruno Munari. Ben lo sapeva se, introducendo Prima del disegno (1996), scriveva Quanti segni ci sono per fare i disegni? e poi partiva con la mano, con la biro, con la matita, con il pennello, su fondo bianco o su carta colorata, dentro un ideogramma o fuori nel cielo aperto a tirar segni (tirar segni alla luna, raccogliere cerchietti come acini d’uva e colature di succo come zampe di ragno).

Infatti un sospetto ci rimane sugli scarabicchi di Munari: che il Nostro il cervello non lo avesse spento affatto e che non si tratti quindi di una scrittura automatica, ma piuttosto del voler arrivare (o meglio farci arrivare) in un certo punto: un punto alla Munari, chiaro solo a Munari. Un punto dove, attraverso l’automatismo del gesto, ci aspetta una risposta. È la stessa cosa come tagliare un’arancia, non per mangiarla, non per spremerla, ma per mostrare le leggi eterne della natura. È la stessa cosa che “scrivere” linguaggi sconosciuti di popoli non esistiti (per leggere il rincorrersi di “belle calligrafie” etrusche o sumere o aborigene). È la stessa cosa che mettere l’arte in valigia, per poi, arrivati in una camera d’albergo, tirarla fuori... [Marco Romanelli]

Mostra a cura di Corraini Edizioni / Galleria Maurizio Corraini
Orari di apertura ART CITY Bologna:
Venerdì 7 maggio h 16-20
Sabato 8 e domenica 9 maggio h 10-20

Orari di apertura ordinari:
martedì-venerdì h 16-20; sabato e domenica h 10-20

Ingresso: gratuito

Dante e la miniatura a Bologna 

Come è noto Dante soggiornò a Bologna in più occasioni: una prima volta probabilmente intorno al 1286-87, quando forse frequentò, come “studente fuori corso”, l’Università. Più prolungato dovette essere invece il secondo soggiorno, che vide il poeta trattenersi in città per almeno due anni, dal 1304 al 1306. Dopo avere lasciato Verona, e poi Arezzo Dante ricercava ora nella scrittura e nello studio il motivo del suo riscatto che l’avrebbe risollevato dall’ignominia dell’esilio, iniziato nel 1302. Ed è probabile che in queste circostanze avesse scelto proprio Bologna come possibile nuova meta, atta a garantirgli le necessarie risorse per vivere e anche per studiare e scrivere. Un presenza che dovette consentirgli di entrare in contatto con alcuni di quei luoghi deputati alla produzione e alla vendita dei libri, dove probabilmente aveva avuto notizia dello stesso miniatore Oderisi da Gubbio di cui fa menzione nell’XI canto del Purgatorio.

ll miniatore Oderisi da Gubbio risulta in effetti documentato a Bologna tra gli anni sessanta e settanta del Duecento, il che induce a credere che egli avesse operato nell’ambito della miniatura locale del cosiddetto “primo stile”, le cui caratteristiche ritornano, come documentano alcuni dei codici esposti, nella stesura rapida e corsiva, giocata su una gamma assai limitata di colori.

A questa prima fase dovette seguire più tardi una diversa e più aggiornata corrente di stile capace di rinnovare, nel ricorso ad una sintassi figurativa legata ai modelli della tradizione bizantina, il carattere delle decorazione dei codici bolognesi. Questa ulteriore , definita “secondo stile”, ebbe come protagonista il cosiddetto Maestro della Bibbia di Gerona, nome che gli deriva da una sontuosissima Bibbia oggi conservata alla Biblioteca Capitolare di Gerona. Come risulta dai graduali da lui miniati per la chiesa di San Francesco la sua attitudine a confrontarsi con i modelli più colti della cultura ellenistico-bizantina rivive nelle cadenzate euritmie che caratterizzano le varie figurazioni, ripensate si direbbe direttamente sugli esempi della miniatura di età paleologa, ma anche antecedenti collegabili alla rinascenza macedone. Il tutto interpretato con una verve ed una vitalità, anche cromatica, di sapore tutto occidentale, tale da presupporre un confronto anche con le coeve novità della pittura monumentale, ben documentate a Bologna negli anni del più antico soggiorno di Dante, dalla Maestà che Cimabue eseguì per la chiesa dei Servi.

Ed è forse a questo cambiamento che Dante allude nella Commedia quando dopo avere fatto riferimento ad Oderisi da Gubbio parla dell’altro miniatore, il fantomatico Franco Bolognese.

I riflessi di uno stile aulico si possono cogliere in buona parte dei codici miniati a Bologna tra la fine del Duecento e i primissimi anni del Trecento dove tuttavia appare crescente anche l’adesione ad un ritmo narrativo di stampo ormai gotico che in taluni casi sembra già presupporre la conoscenza di certi modelli giotteschi.

Orari di apertura:
martedì e giovedì h 10-14
mercoledì e venerdì h 14-19
sabato, domenica e festivi h 10-19

Ingresso: biglietto museo (€ 6,00 intero /  € 3,00 ridotto). Per i possessori di Card Cultura ingresso gratuito

Pistoletto

È questa una mostra del tutto particolare, sia per il luogo che la ospita, lo splendido cinquecentesco Palazzo Boncompagni con i suoi affreschi e la straordinaria scala a chiocciola del Vignola, sia per l'inedito rapporto che si è creato tra il Palazzo di Papa Gregorio XIII, la sua stessa figura di grande innovatore, e Michelangelo Pistoletto, uno dei massimi artisti contemporanei.

Le dieci opere di Pistoletto esposte, infatti, non sono "allestite" nella grande Sala delle udienze papali, nelle tre sale attigue e nella loggia, ma "abitano" questi luoghi colloquiando e rispecchiandosi in essi e nel pensiero di chi le realizzò. Il tema che propongono - per primo, il rapporto tra potere, religioni e società - è in stretto rapporto con le architetture e le decorazioni del Palazzo: al centro della grande Sala del Papa, affrescata con le storie del giovane Davide e preziose grottesche che decorano il soffitto con intrecci di fauna e flora, è l'installazione Un metro cubo di infinito, un poliedro costituito da sei specchi legati tra loro con uno spago, ma gli specchi sono rivolti verso l’interno del cubo e dunque non visibili allo spettatore fruitore: citando lo stesso artista, rappresenta "l’idea di tutte le infinite possibilità che esistono nella riflessione interna dall’uno all’infinito”.

L'opera è circondata dalla grande installazione Il tempo del Giudizio, che riunisce in una sorta di hortus conclusus i riferimenti alle quattro religioni monoteiste più diffuse - Cristianesimo, Buddismo, Islamismo, Ebraismo - ciascuna riflessa su un grande specchio, richiamando alla mente non solo il rapporto dell'uomo con la spiritualità religiosa, ma anche la necessità delle religioni stesse di riflettere sul loro essere nella società, tra differenze e multiculturalità. E poi davanti al monumentale camino ConTatto: due superfici specchianti composte ad angolo che riflettono due dita che si incontrano, richiamo alla creazione dell'uomo di Michelangelo nella Cappella Sistina; ma se qui il soggetto è la creazione dell'uomo, nell'opera di Pistoletto è la creazione umana: un dito si specchia nello spazio umano, non divino, e genera un altro dito, identico ma pur sempre altro, e insieme producono una terza esistenza, l'opera.

Le salette accanto ospitano due installazioni fotografiche degli anni '70, La conferenza e Raggi di persone, e uno specchiante recentissimo e inedito.

La mostra propone una sorta di fil rouge dell'arte di Michelangelo Pistoletto, dalle superfici specchianti degli anni '60 a Terzo Paradiso, protagonista del lavoro artistico di Pistoletto degli ultimi decenni, ospitato nella ampia loggia d'ingresso di Palazzo Boncompagni - dove è collocato anche un "pozzo" - e su cui l'artista ha fondato la sua complessa concezione filosofico-sociale sul tema della conciliazione tra estremi bipolari - natura/cultura, io/tu, naturale/artificiale.

Mostra personale a cura di Silvia Evangelisti
- promossa da Palazzo Boncompagni, Cittadellarte - Fondazione Pistoletto, Associazione Legati al Filo APS

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