Muri d’autore: Gerardo Masini da Dozza a Dakar

Nelle bellissime sale della Rocca di Dozza, è alestita la mostra "Muri d’autore Gerardo Masini da Dozza a Dakar", curata da Silvia Evangelisti, dedicata alle opere di Gerardo Masini, uno dei protagonisti di spicco della cultura italiana della seconda metà del secolo passato.

Artista "girovago" ha portato il suo entusiasmo per l'arte in giro per il mondo, e in particolare proprio a Dozza, dove ha rivestito per diverso tempo il ruolo di coordinatore artistico della Biennale Internazionale dell’Affresco, da lui stesso ideata con il giornalista Dino Biondi, nei primi anni ’70.

Cardine della mostra saranno le riproduzioni a grandezza naturale di tre murales opera di Masini, quello realizzato per la Biennale di Dozza del 1975, quello realizzato sulle pareti dell’Institute Fondamentale Afrique Noir a Dakar, intitolato ‘Diamo ali alla cultura’, e per finire la pala d’altare della Cattedrale, sempre a Dakar, dal titolo ‘Volo di speranza’.

Oltre a queste imponenti riproduzioni, la mostra comprende poi una sala con le opere che appartengono al periodo dell’essenzialismo, movimento di cui Masini fu fondatore, nato in Francia sul finire degli anni ’60, che affronta l’introspezione dell’animo umano davanti ai fatti del mondo, cercando non l’apparenza, appunto, ma l’essenza della realtà. In questa stessa sala sarà presente anche un’opera di Lucchesi, fondatore insieme a Masini del movimento.

Un altro spazio sarà dedicato alle opere del suo primo periodo, che firmava con lo pseudonimo di GIMAS (dalle iniziali del nome), che ritraggono in particolare paesaggi, fiumi, laghi e pinete. Ancora una sala con opere astratte risalenti agli anni ‘90, tutte in bianco e nero e una sala documentaristica, con foto e bozzetti che testimoniano la vita dell’artista. Il percorso si chiude con la sala che ospita alcune opere del suo ultimo periodo, quello brasiliano, riproducenti spesso il tema del volo, inteso come cammino verso la luce, ma anche ‘volo’ del pensiero.
La Biennale dozzese, iniziata alla fine degli anni ’50 con la semplicità di una festa paesana, dove i pittori locali di Imola o di Faenza avevano cominciato a scegliersi uno spazio sulle pareti delle case, trasformando le viuzze medievali in una sorta di galleria all’aperto, diventa, grazie al progetto di Masini, un’importante rassegna legata all’arte dell’affresco, attraverso il coinvolgimento di artisti di fama internazionale. Il gemellaggio di Dozza con Montmartre, del 1971, segnerà definitivamente il mutato spirito e significato culturale della manifestazione.

L’impostazione di Masini è orientata anche dalla sua formazione in sociologia dell’arte. Egli stimola la comunicazione tra artisti e abitanti del luogo, cerca di instaurare un dialogo tra l’architettura antica e una pittura rigorosamente contemporanea: dai graffiti preistorici agli affreschi medievali alla street art, dipingere un muro rappresenta un particolare veicolo di comunicazione sociale. Più che un muralista, quindi, un contemporaneo ‘urban artist’, più simile ad uno street writer, che ad un pittore del suo tempo.
Sul finire degli anni ’80, Masini si trasferisce poi in Senegal, dove conduce, insieme al senatore Roffi, una serie di seminari-dialoghi di Sociologia dell’Arte alla École Nationales des Beaux Arts sul tema “Arte è comunicazione”, proponendo la “pittura pubblica”, ovvero un nuovo modo di fare murales, basato sulla necessità di instaurare un rapporto diretto con il pubblico e la popolazione del luogo.
In questo stesso periodo dipinge, per l’Università Cheikh Anta Diop, un mural di oltre 300 mq sulle pareti angolari dell’Institut Fondamentale Afrique Noire (IFAN) dal titolo Diamo ali alla Cultura. L’opera, all’epoca il mural più grande del mondo, viene realizzata nel giro di un anno. Inaugurato nell'aprile del 1990, è stato commissionato a Masini dal Governo del Senegal per celebrare i cinquanta anni dalla fondazione dell’Istituto,
Sempre a Dakar, nel 1991, realizza una pala d’altare per la Cattedrale, che verrà poi mostrata a Papa Wojtyla in occasione della sua visita nella capitale senegalese. La Pala è conservata tuttora dietro l’altare maggiore della Cattedrale stessa.

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