Sabato, 25 Settembre 2021
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Comuni Ricicloni 2021. 26 sono rifiuti free dell’Emilia-Romagna, +10 rispetto allo scorso anno

Ma non basta. “Ancora troppe le differenze in Emilia-Romagna, se tutta la regione riuscisse ad ottenere i risultati dei territori più virtuosi in 2-3 anni si potrebbero risparmiare altre 300.000 tonnellate di rifiuti altrimenti destinati all’incenerimento, portando così allo spegnimento di altri due impianti”

Sempre più Comuni “liberi” dai rifiuti. Passano dai 598 dell’edizione 2020 a 623 nel 2021 quelli insigniti del premio di Legambiente, attribuito ai Comuni che annualmente producono meno di 75 kg di rifiuti per abitante da avviare a smaltimento e hanno una percentuale di differenziata superiore al 65%. Se il numero dei Comuni virtuosi cresce, cala però complessivamente quello dei cittadini in relazione a questi: 3.542.624 (circa 110 mila in meno rispetto allo scorso anno), un dato che indica come si sia fatto bene e meglio nei piccoli centri, mentre in quelli più grandi si sia prodotta una maggiore quantità di indifferenziato. Anche per il 2021 si conferma la tendenza positiva del Sud Italia che, a fronte di un Centro in lenta discesa, erode punti percentuali al Nord. Dal 2019 a oggi, infatti, i Comuni Rifiuti Free nel Meridione sono quasi raddoppiati, mentre al Nord si è assistito a un progressivo calo. Nessun nuovo ingresso registrato nella categoria delle città capoluogo, mentre circa il 70% dei Comuni Rifiuti Free 2021 fa parte di un consorzio.

Questi i principali trend che emergono dalla 28esima edizione di Comuni Ricicloni, il dossier realizzato nell’ambito del medesimo concorso con cui, fin dal 1994, Legambiente premia i migliori risultati nella gestione dei rifiuti,e che dal 2016 vede il suo principale focus nei Comuni Rifiuti Free, ossia i centri a bassa produzione di indifferenziato destinato a smaltimento.

“I risultati di Comuni Ricicloni 2021 ci confermano come il passaggio da un’economia di tipo lineare a una di tipo circolareda Nord a Sud sia possibile, a partire dal lavoro di amministrazioni virtuose e sindaci attenti: è chiaro che, oltre all’impegno dei Comuni sulla raccolta differenziata, servono però altri interventi incisivi, come l’applicazione della tariffazione puntuale, in nome del principio “chi inquina paga”, e la realizzazione degli impianti di riciclo e riuso, a partire dal Meridione, senza i quali l’economia circolare non esiste. Ancora, occorre una nuova norma nazionale per tartassare economicamente lo smaltimento dei rifiuti in discarica, tramite la revisione del relativo tributo speciale e la previsione di un pagamento in base ai kg pro-capite annui avviati a smaltimento” – osserva il presidente nazionale di Legambiente, Stefano Ciafani.

In questa edizione sono 26 i comuni rifiuti free dell’Emilia-Romagna, dieci in più rispetto allo scorso anno, per un totale di 277.828 abitanti coinvolti.

Tre sono i comuni premiati nella classifica “vincitori assoluti”: Civitella di Romagna (FC) per i comuni sotto i 5000 abitanti; San Prospero (MO) per i comuni tra i 5000 e 15000 abitanti – presente anche alla premiazione - e Castelfranco Emilia (Mo) per i comuni sopra i 15000 abitanti.

Nonostante però questi esempi virtuosi, che rappresentano sicuramente un vanto per il territorio, restano ancora molte le differenze sulla gestione dei rifiuti in regione.

Infatti, da un lato sono diversi i comuni che hanno raggiunto con un anno di anticipo i risultati fissati dalla legge regionale sull’Economia Circolare (cioè meno di 150 kg/abitante mandati a smaltimento ed il 73% di raccolta differenziata): 130 amministrazioni per circa 2 milioni di abitanti. Tra le zone virtuose vanno citate l’intera provincia di Parma e Ferrara, seguite da Reggio Emilia.

Dall’altro lato alcuni territori non hanno raggiunto gli obiettivi fissati dalla Regione nemmeno a fine 2020. Tra questi la provincia di Ravenna, profondamente in ritardo in tutti i comuni e nel capoluogo. Situazione che gli era valso l’ottenimento del primato “Sacco Nero” in occasione dell’Ecoforum regionale dello scorso novembre.

Proprio in quella sede Legambiente Emilia-Romagna aveva avviato il dibattito sul futuro Piano Rifiuti, evidenziando che se tutta la regione riuscisse ad ottenere i risultati dei territori più virtuosi in 2-3 anni si potrebbero risparmiare altre 300.000 tonnellate di rifiuti altrimenti destinati all’incenerimento, portando così allo spegnimento di altri due impianti.

Uno degli strumenti fondamentali per raggiungere questi traguardi è senza dubbio la tariffa puntuale, la legge regionale prevede “l’applicazione della tariffa puntuale differenziata per utenze domestiche e utenze non domestiche, basata sul criterio principale di minimizzazione della produzione dei rifiuti e in particolare sulla minimizzazione dei rifiuti non inviati a riciclaggio”. L’applicazione della tariffazione puntuale era prevista entro il 31 dicembre 2020, ma ad oggi purtroppo sono solo 90 i comuni in regola, (27% del totale) per un terzo della popolazione regionale. Ritardo dovuto probabilmente anche alla pandemia ha influito sulle scelte delle amministrazioni locali.

«Le esperienze in corso in tanti territori della regione – dichiara Legambiente Emilia-Romagna – ci dimostrano che nei prossimi cinque anni ci saranno le condizioni per aumentare in modo significativo la raccolta differenziata, i posti di lavoro connessi e per chiudere due degli otto impianti di incenerimento pubblici oggi in attività, in tutto sono undici se si considerano anche quelli solo per rifiuti industriali. A condizione che i territori e le imprese vogliano davvero andare in questa direzione».


 

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