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Via San Vitale, Palazzo Fantuzzi: un abuso edilizio del Rinascimento bolognese

Ritrutturato da qualche mese, la costruzione del maestoso edificio comportò l'abbattimento, non autorizzato, del porticato di via San Vitale. Chiuso al pubblico, Bologna Today lo ha visitato

In molti, almeno chi non conosce la storia di Bologna a menadito, ci siamo chiesti il perchè degli elefanti che campeggiano sulla facciata di Palazzo Fantuzzi in via San Vitale, ristrutturato di fresco, con una pedonalizzazione antistante che ha generato qualche polemica.

Ebbene la famiglia Fantuzzi, che si vuole originaria di Treviso, poi trasferitasi nella bassa, nella zona di Ca' de Fabbri, affermò che il vero cognome fosse in effetti Ele-fantuzzi, occasione ghiotta per acquisire nello stemma il possente mammifero e celebrare quindi la forza della stirpe. Seguaci e alleati dei Bentivoglio, i Fantuzzi, ricordati come particolarmente "litigiosi", furono senatori nel '400 e docenti universitari annoverando anche a un Santo.

Di norma chiuso al pubblico, Bologna Today ha avuto occasione di entrare, grazie a una visita guidata di Archemilia, nella maestosa struttura che si rivela tra i palazzi più belli della città, a cominciare dal particolare rivestimento, il "bugnato" esterno, che, rimesso a lucido, spicca tra le abitazioni rosso-Bologna.

ABUSO EDILIZIO. Per costruire una dimora che celebrasse come la famiglia fosse ormai "arrrivata", fu chiesto il permesso di abbattere il portico di Via Guido Reni, ma ai Fantuzzi non bastò: demolirono, senza i necessari permessi, anche quello di Via San Vitale perchè la residenza fosse "amplia" e ci riuscirono. Probabilmente gli amministratori dell'epoca chiusero un occhio di fronte alla bellezza dell'edificio. La facciata, costruita a partire dal 1521, è di attribuzione incerta: si fanno i nomi del Formigine, del Peruzzi o del Serlio.

ALTANA. Quando a Bologna si smise di costruire torri, per ribadire la potenza delle famiglie, si partì con le altane e quella di via San Vitale è davvero deliziosa.

L'INTERNO. L'autocelebrazione comincia dall'atrio che colpisce per le grandi statue, Ercole, dal nome di un fratello, e un sofferente Atlante, che sorregge un globo non perfettamente sferico. Non manca la raffigurazione di Atena, dea della guerra, forse per ribadire di aver conquistato la propria posizione "et armis, et legibus", con armi e leggi, come  vergato all'interno, prediligendo a quanto pare le prime.

LO SCALONE. Assoluta novità per Bologna a quell'epoca, lo scalone barocco del 1681, progettato da Paolo Canali, con statue di Gabriele Bunelli: esaltato dai grandi finestroni che, nelle giornate di sole, conferiscono davvero un'aria particolare.

IL SALONE D'ONORE. Lo scalone porta dritto al piano nobile e al salone d'onore, oggi ufficio di una famosa azienda di abbagliamento, concepito da Francesco Galli Bibiena a fine '600 e con affreschi del Colonna. Un grandioso camino celebrativo e poi un susseguirsi di figure quasi oniriche, davanti a un drappo rosso, un sipario, ideate dallo scenografo bolognese. Sul soffitto, non un semplice stemma nobiliare, ma una magnifica scultura sospesa, sempre a ribadire il ruolo che la stirpe dell'elefante aveva ormai acquisito in città.

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