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Foto FdI

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Corteo rom e sinti, Meloni FdI: 'Se loro manifestano, cosa dovrebbero fare gli italiani?'

Nonostante le apprensioni della vigilia, il corteo e le contro-manifestazioni si sono svolte pacificamente con Fratelli d'Italia in San Felice, Bologna Sociale in zona Marconi, Forza Italia in Piazza Galvani. Critiche dalla Lega per le proteste disgiunte

Nonostante le apprensioni della vigilia, si è svolto pacificamente ieri il Corteo Rome Sinti, che da via Gobetti è arrivato in Piazza XX Settembre, dove era stato allestito il palco che ha visto l'intervento di diversi sinti e del Senatore Luigi Manconi.

Esperienze e rivendicazioni di "italianità" per un popolo, hanno detto, che vive nel nostro paese dal 1400: "Oggi sono qui per sostenere i sinti - detto il presidente dell'associazione rome e sinti italiani Davide Casadio - due culture e anche lingue diverse".

"In un secolo di storia 35 milioni di italiani sono andati per il mondo, laceri, privi di tutto e perseguitati e di loro si diceva esattamente ciò che si dice oggi dei sinti e dei rom - ha detto Manconi - che vendevano e rapivano bambini. Nel maggio 1944 nei campi nazisti c'è stata una rivolta finita con il massacro di sinti e rom e quando vennere aperte le porte i sopravvissuti erano solo 11".

Dal palco esperienze e personalità religiose: "Dopo la camminata che abbiamo fatto questa mattina insieme, le cose sono cambiate - ha detto Don Giovanni Nicolini - ben accolti da tutti, l'essere fratelli è al di là delle religioni. Lo abbiamo regalato a Bologna". "Ho creduto che in mezzo ai sinti ci fossero persone che desideravano vivere meglio, che Dio potesse fare un miracolo - ha detto Antonio Reinhardt della Missione Evangelica Zigana.

CONTRO-MANIFESTAZIONI. Dura reazione della consigliera comunale del Carroccio Lucia Borgonzoni che ha criticato la scelta delle varie sigle del centrodestra di affrontare in modo diviso la protesta contro il corteo di rom e sinti: "Centro-destra allo sbando a Bologna".

In Largo Caduti del Lavoro un presidio indetta da Bologna Sociale, un "contenitore che racchiude la destra bolognese. I veri diritti adesso spettano agli italiani, messi in secondo piano, ci sono altre realtà che protestano in altri punti della città, non è quindi un tema che sta a cuore a noi della destra radicale", ha detto il coordinatore di Forza Nuova Mattia Piras, mentre l' Onorevole Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, insieme a Fabrizio Nofori, portavoce provinciale di Fratelli d'Italia e a Tommaso Foti, Consigliere regionale di Fdi, hanno  lanciato la proposta per la chiusura dei campi rom in San Felice: "Se i rom, per come sono trattati dalle nostre istituzioni, manifestano, cosa dovrebbero fare i cittadini italiani di cui nessuno si occupa?. Oggi siamo a Bologna per portare avanti una raccolta di firme che stiamo promuovendo a livello nazionale, per affrontare seriamente il problema dei campi nomadi che, secondo noi, vanno chiusi. I nomadi vanno trattati come tutti gli altri cittadini: se sono veramente nomadi vanno allestite delle piazzole temporanee di sosta dove possono stare per alcuni mesi, pagando le utenze. Se sono normali cittadini italiani poveri, si devono mettere in fila per accedere ai servizi sociali come accade per tutte le famiglia italiane. I campi sono anche un modo per ghettizzare i nomadi, anche a loro ha fatto comodo che ci fossero zone chiuse dove lo Stato non puo' entrare e dove non si rispettano le regole. C'e' una certa cultura buonista che consente loro di fare cose che ai normali cittadini italiani non vengono consentite".

Forza Italia ha organizzato il suo presidio in Piazza Galvani nel pomeriggio: "418 firme in 2 ore di presenza per chiedere PIÙ sicurezza, meno degrado, per mandare a casa Merola e chiudere i campi nomadi - ha scritto il consigliere regionale Galeazzo Bignami su Facebook "Una grande partecipazione! La Bologna migliore è qui! Bravissimi alle ragazze e ai ragazzi che hanno organizzato!"

CasaPound Bologna non ha "volutamente" organizzato nessuna contro-manifestazione: "Le contro-manifestazioni non appartengono alla nostra storia, al nostro ideale politico - hanno scritto in una nota - è un'abitudine di chi si muove nei bassifondi sociali del pensiero "ANTI", spesso utilizzata dai centri sociali e supportata da quei partiti "democratici" della sinistra istituzionale. Non ci interessa chi è orgoglioso della sua identità; noi viviamo la nostra politica per salvaguardare gli interessi di questa città, dei bolognesi, degli italiani". Chiedono le dimmissioni della giunta comunale debba dimettersi "per non essere stata capace di difendere la vita sociale dei suoi cittadini, aumentandone la sua povertà con il rischio di una guerra tra poveri. Merola sia libero di fare ciò che vuole, ma dia dimostrazione - prima della fine della legislatura - di dare credito anche all'orgoglio italiano". ?

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