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Crisi di governo, il M5S non vota la fiducia. Le reazioni della politica locale

Ore decisive per l'esecutivo Draghi, dopo la decisione dei 5 Stelle che non voterà la fiducia sul cosiddetto DL Aiuti

"Inutile sprecare parole. Se metti a rischio il Governo nel mezzo di una pandemia energetica, aggravata dalla guerra, sei semplicemente un irresponsabile. Punto". Poche le frasi scritte sui social dal presidente della Regione, Stefano Bonaccini, a commento di quanto sta avvenendo queste ore. In pratica il Movimento 5 Stelle, guidato dall'ex presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nella serata di ieri ha annunciato che non voterà la fiducia all'esecutivo Draghi sul cosiddetto DL Aiuti. 

"Io credo che il paese abbia bisogno di un Governo stabile", ha detto il sindaco di Bologna, Matteo Lepore,a margine di una conferenza stampa al museo archeologico "abbiamo bisogno di finire la legislatura con questo Governo e credo che il Pd stia facendo tutto il possibile per sostenere anche le misure sull'agenda sociale e sui redditi. Credo sia arrivato però il momento di fare una verifica, di vedere se questo Governo Draghi può andare avanti. Qualora non fosse così - continua Lepore - il Pd è pronto ad andare alle elezioni con il proprio progetto per il paese. Se il 'campo largo' finisce qui? Credo ci sia da capire, attraverso questa verifica, quale è la scelta che i 5 stelle vogliono portare avanti". I 5 Stelle secondo Lepore dovrebbe chiarire "se sostenere l'agenda sociale o invece giocare un'altra partita che non riguarda il campo del centrosinistra. In ogni caso il Pd è pronto ad andare avanti, in compagnia o da solo". Resta il fatto che per Lepore è controproducente mettere in discussione ora l'esecutivo Draghi. "Credo non sia auspicabile aprire una "Sappiamo che questo è un Parlamento molto composito, che ha visto maggioranze di destra e di sinistra. L'importante è che si decida in fretta e che il voto dia poi una nuova maggioranza politica al paese".

"È miope e sbagliato mettere in crisi il Governo per calcoli di parte. Gli italiani pagherebbero il prezzo alto della fine anticipata della legislatura in un momento come questo". Così Andrea De Maria, deputato Pd e segretario di presidenza della Camera. "Ha ragione Letta- scrive De Maria- la scelta più naturale è che Draghi venga in Parlamento e che ogni forza politica si assuma fino in fondo le sue responsabilità verso il paese". Come Pd "ancora una volta stiamo dimostrando serietà e rispetto per le istituzioni. Dobbiamo essere comunque pronti al voto se le scelte irresponsabili di altri porteranno alla fine della legislatura. Abbiamo tutte le carte in regola per chiedere la fiducia degli italiani".

Boccia la scelta dei 5 stelle anche il senatore di Leu Vasco Errani. Ma, precisa, "se siamo onesti dobbiamo dirci che la responsabilità della situazione difficile in cui ci troviamo non sta da una parte sola. Io capisco le difficoltà del M5s, capisco che ci siano stati attacchi anche strumentali contro il M5s. E tuttavia considero la scelta di non partecipare al voto un errore politico che mette a rischio per l'oggi ma soprattutto per il domani un grande lavoro fatto insieme in questi anni".

Perchè il Movimento 5 Stelle non vota la fiducia

"Non possiamo che agire con coerenza e linearità perché i cittadini non comprenderebbero una soluzione diversa. Abbiamo fatto tante richieste che sono state respinte. Domani non parteciperemo al voto e, a chi ci richiama alla responsabilità, dovrà interrogarsi lui se sono stati i primi responsabili di questa situazione". Ha detto Conte ai suoi parlamentari. 

Il M5S la scorsa settimana aveva presentato un documento in 9 punti nel quale ha parlato di "condizione di profondo disagio politico che la Comunità del Movimento 5 Stelle". Un documento in nove punti che inizia esprimendo "un profondo disagio politico del Movimento" elencando quindi le richieste al Governo, ovvero reddito di cittadinanza, salario minimo, decreto dignità, aiuti a famiglie e imprese, transizione ecologica, superbonus 110%, cashback fiscale, intervento su riscossione e clausola legge di delegazione. 

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà, in quota 5 Stelle, ha tentato la mediazione proponendo il voto senza fiducia, ma Draghi non ne ha voltuo sapere. 

Leggi il documento consegnato a Draghi

Crisi di governo?

"Non c'è un Governo senza 5 Stelle - ha detto ieri Draghi - queste fibrillazioni diventano più importanti se il Governo non riesce a lavorare, un Governo con ultimatum non lavora e perde il senso di esistere" in altre parole sarà necessaria una verifica della maggioranza e il presidente del Consiglio potrebbe salire oggi stesso al Quirinale, da Sergio Mattarella, anche se, a conti fatti, i numeri per continuare potrebbero esserci. 

Elezioni dunque in autunno? Praticamente, dal segretario Pd, Enrico Letta, al leader della Lega, Mattero Salvini, a Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, non possono che chiedere una verifica della maggioranza e, tra richiami alla responsabilità e ipotesi di un Draghi bis, non possono che prendere in considerazione anche quella delle elezioni anticipate. 

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