Davide Di Noi ha deciso: "Resto nel PD per continuare la battaglia riformista interna al partito"

"A seguito delle uscite sui media che mi davano già certo a Italia Viva ho ricevuto tante chiamate da parte di amministratori e iscritti al partito che mi hanno chiesto di restare"

Il bolognese membro della direzione nazionale dem Davide Di Noi ha deciso: resterà all'interno del Partito Democratico e non passerà al nuovo partito di Matteo Renzi Italia Viva.

Lo ha dichiarato con un lungo ed emotivo post che racconta la difficoltà delle ultime giornate e con  un commento a caldo che spiega quali sono state le ragioni che lo hanno condotto a questa scelta: «A seguito delle uscite sui media che mi davano già certo a Italia Viva ho ricevuto tante chiamate da parte di amministratori e iscritti al partito che mi hanno chiesto di restare. Non mi sento di lasciarli soli in questa battaglia riformista che sta avvevendo all'interno del PD. Ecco cosa mi ha atto decidere». 

Il fatto che la scissione renziana sia avvenuta in questo esatto momento della politica nazionale è stato determinante per questa scelta? «Naturalmente sì. A gennaio l'Emilia-Romagna va al voto ed è importante che venga confermato Stefano Bonaccini, che tanto bene ha fatto alla regione in questi anni. I candidati di centrodestra ci spaventano e dobbiamo fare in modo che questo governo non venga interrotto».

Ecco il post pubblicato poco fa su Facebook: 

«Per diverse notti, ultima quella passata, ho dormito pochissimo. Sono stato confuso e disorientato come non mi era mai successo. Chi mi sta vicino lo sa, lo ha visto. Chi è abituato a vedere i miei post, ogni giorno, non ne ha visto nemmeno uno nell’ultima settimana. Matteo Renzi per me è stato un punto di riferimento politico importantissimo. Non lo votai subito, iniziai ad apprezzarlo dopo la prima sconfitta e da allora l’ho seguito, sempre. Un leader di rarissime capacità, un Premier che ha portato a questo Paese risultati straordinari e leggi che rimarranno nella storia.

Chi, in queste ore, gioisce della sua uscita o ironizza sulla permanenza di altri, dovrebbe secondo me riflettere a lungo sul senso di Partito e su cos’è o cosa dovrebbe essere il Partito Democratico: uno spazio che non si “protegge” in questo modo dall’addio di un suo ex Segretario. Per me il PD è stato il primo e unico Partito a cui mi sono iscritto, sono un cosiddetto “nativo democratico”. La prima tessera, dal momento della sua fondazione, ma soprattutto il luogo dove ho incontrato persone fantastiche e nel quale ho imparato tantissimo. Un’esperienza dove tutti si devono sentire a casa e liberi di poter esprimere anche diversità di pensiero, nel rispetto reciproco, cosa che troppo spesso non è accaduta e che ha fatto male a tanti: ai nostri iscritti, ai nostri militanti, più che al gruppo dirigente.

Se vuole avere un futuro e non ricordare solo la storia che è stata, soprattutto quella precedente alla sua fondazione, deve per forza cambiare: mettere al centro i temi, prima che i rituali, rendere protagoniste le idee, prima che le ostilità. La mia scelta farà arrabbiare qualcuno. Ho tanti amici e compagni di viaggio degli ultimi anni che prenderanno un’altra strada: a loro va il mio sincero augurio, il mio in bocca al lupo. Altri non la capiranno, ma è ciò che mi dice la testa e ho impiegato giorni interi a decidermi. Ho cambiato idea, ho pensato più volte ad altro, ma voglio contribuire e non abbandonare l’idea riformista che è nella Costituzione e nella linfa vitale di questo Partito e che è ancora presente nei motivi di impegno di una larghissima parte del nostro popolo e di tanti amministratori del territorio ed è per questo che non me ne vado.
Rimango e combatto con loro. Se non lo facessi ora, a 29 anni, sbaglierei, soprattutto a pochi mesi da un’elezione di primaria importanza come quella in Emilia Romagna, dove queste idee dovranno essere espresse con meno timidezza, con spirito propositivo e a sostegno del Presidente Bonaccini. Su queste basi, quelle dei valori, spero e sono convinto che il cammino, un domani, potrà ricongiungersi». 

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