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Sabato, 3 Dicembre 2022
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Parlare "politichese": parole, neologismi, anglicismi della politica di oggi

Da «endorsment» a «impeachment», il glossario dei politici, che spesso usano termini presi in prestito dall'inglese: ma noi sappiamo che significano?

Come parla la politica? La campagna elettorale che ci ha portato al voto di oggi (si vota dalle 7 alle 23 in tutta l'Emilia-Romagna) è stata fonte di ispirazione per giocare a trovare neologismi, frasi ricorrenti, formule e anglicismi usati (a volte in modo ossessivo per dare carattere a concetti che espressi in italiano avrebbero (forse) meno fascino (appeal).

Intanto un termine ricorrente è una parola inglese presa dal gergo dello sport e in particolare dai giochi di squadra con palla: «assist». Letteralmente «assistere», usato per definire azione con cui un giocatore mette un suo compagno di squadra in condizione di realizzare il punto. E l'esempio riguarda in effetti sia la politica che lo sport, visto il protagonista: L'assist di Mihajlovic alla Lega: "Tifo per Salvini e Borgonzoni"L’assist di Velasco a Bonaccini: “Ha fatto un buon lavoro ed è uomo del popolo fra i titoli visti negli ultimi giorni. In politica ecco che diventa quel sostegno di un personaggio solitamente noto capace di influenzare le scelte di altri (in breve, influencer) e quindi in grado di favorire il candidato designato. 

E a proposito di elezioni regionali, quando un territorio è di riferimento allora siamo di fronte a una «regione benchmark», termine usato spesso anche da Stefano Bonaccini per l'Emilia-Romagna e per specifiche aree, come la sanità. Ovviamente anche qui attingiamo dalla lingua inglese (valore di riferimento): "Siamo una regione benchmark nella sanità anche se dobbiamo fare di più nei ricoveri programmati e nei pronto soccorso, ma abbiamo una delle migliori sanità pubbliche a livello europeo" un virgolettato del presidente uscente Bonaccini in replica alla sua sfidante. 

Immancabile: «endorsment». Il termine, che in inglese significa in generale apposizione di una firma, si usa in politica come «assist» e si riferisce a un sostegno esplicito a favore di qualcuno, dato attraverso una dichiarazione ufficiale ai media. Qualche esempio nei titoli degli ultimi giorni, sempre caso Sinisa: "Elezioni Emilia Romagna, città spaccata dall’endorsement di Mihajlovic". 

Non dimentichiamo «impeachment», che indica la messa in stato di accusa ed è un istituto giuridico, presente in diversi Stati del mondo, col quale si prevede il rinvio a giudizio di titolari di cariche pubbliche qualora si ritenga che abbiano commesso determinati illeciti. 

E se termini come «leader» ed «exit-poll» (in questo caso la brevità della parola composta ci aiuta a sostituire un più complesso 'sondaggio all'uscita del seggio elettorale) in politica sono praticamente ormai insostituibili e assolutamente metabolizzati, una delle novità (new-entry) delle ultime campagne elettorali viene fuori parlando del voto disgiunto, ed è lo «splitting». Letteralmente «divisione/ripartizione» viene applicato appunto quando il istema elettorale consente di esprimere due voti, uno per il partito, l'altro per il candidato (come funziona il voto disgiunto per il voto di oggi). 

Ma torniamo alla lingua italiana, ecco un'altra parola coniata dal mondo politico: «parlamentarizzare», ovvero inserire un movimento extraparlamentare all'interno del sistema politico parlamentare. 

E poi ci sono i neologismi, ovvero quelle parole introdotte solo di recente da una lingua e di solito collegate ad alcuni fenomeni culturali o innovazioni tecnologiche. La politica ne conia in continuazione, molte hanno vita breve ma finchè durano sono sulla bocca di tutti. Altre parole vengono recuperate: è il caso di «ribaltone», «sovranismo», «populismo»

E le frasi che abbiamo sentito più spesso nell'ultimo mese, anche sul nazionale? "Gli italiani non sono stupidi", "Non possiamo lasciare questo tema alle destre", "Noi diamo le risposte che la Sinistra non da più", "Mettere le mani nelle tasche degli italiani", "Domenica si cambia la storia". 

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