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Venerdì, 12 Agosto 2022
Politica

Politiche, la corsa dei partiti per stringere alleanze e il voto che costerà 1,6mln

Il tempo stringe ed è tutta una corsa. Anche per gli uffici comunali per i quali si apre un percorso a tappe forzate per riuscire a garantire il funzionamento dei seggi. Ecco come Bologna e la politica locale si preparano alle urne

L'appuntamento alle urne per le prossime politiche di settembre è vicino e il dibattito anche a livello locale è già entrato nel vivo. Da destra a sinistra , passando per il centro, è un pullulare di dichiarazioni e moniti. E  i partiti sono in piena corsa per chiudere alleanze e liste.

La corsa ai seggi vale 1.6 mln 

Ma intanto la chiamata al voto anzitempo quanto costerà alle nostre tasche? Per gli uffici comunali si apre un percorso a tappe forzate per riuscire a garantire il funzionamento dei seggi: "Abbiamo bisogno di procedere con la definizione di alcuni contratti già durante il mese di agosto", spiega ad esempio Mauro Cammarata, direttore dell'area Risorse finanziarie del Comune di Bologna, anticipando  in commissione i contenuti di una delibera ad hoc che passerà domani in Giunta. "E' fondamentale per il Comune avere una voce in variazione di bilancio relativa alle spese elettorali e bisogna farlo adesso", sottolinea l'assessora al Bilancio, Roberta Li Calzi. La delibera di fatto è già pronta ma la Giunta, come da prassi, si riunirà oggi.

Ieri intanto, la commissione competente era già convocata per altri adempimenti e così l'amministrazione ne ha approfittato per illustrare comunque i contenuti dell'atto, in modo che la delibera possa poi andare in Consiglio per l'approvazione nella seduta di venerdì. Il provvedimento "vale circa 1,6 milioni sia in entrata che in uscita- spiega Cammarata, come riporta la Dire - perchè essendo elezioni politiche nazionali, il finanziamento è integralmente a carico dello Stato".  Le risorse sono destinate principalmente ai compensi degli scrutatori e dei presidenti di seggio, all'allestimento dei locali destinati ad ospitare le urne e all'installazione dei tabelloni per le affissioni elettorali. E poichè "abbiamo bisogno di procedere con la definizione di alcuni contratti già durante il mese di agosto", afferma il dirigente comunale, "è indispensabile che la delibera venga approvata entro luglio". Essendo un atto con carattere d'urgenza, l'istruttoria in commissione non è obbligatoria ma l'amministrazione ha comunque valutato di presentare oggi la delibera ai consiglieri visti i "tempi tecnici molto compressi", aggiunge la direttrice della Segreteria generale, Lara Bonfiglioli. 

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Il M5S che punta a un "manifesto politico chiaro"

Guerra, emergenza climatica e ambientale, tensioni sociali, crescita dei flussi migratori, crisi energetica: "Queste sfide impongono a mio avviso più che mai un manifesto politico, chiaro, ben definito e stabile che possa farci superare le emergenze di questo drammatico periodo". Così Marco Piazza, consigliere comunale e storico volto del M5s a Bologna, da sempre vicinissimo all'assessore Massimo Bugani (in questi giorni dato un piede o più fuori dal movimento, in direzione Articolo Uno). Intervenendo ieri nell'aula di Palazzo D'Accursio, Piazza elenca una serie di punti: dal reddito di cittadinanza ("Che certamente va migliorato, ma che sicuramente va difeso") al salario minimo, dalla necessità di contrastare la precarietà ai diritti civili (citando lo "scatto" di Bologna sullo Ius soli), dal risparmio energetico al superbonus ("Bisogna correggerne le storture che hanno drogato il mercato e stanno mettendo a rischio cantieri pubblici, ma il principio va difeso, migliorato e reso il più possibile strutturale"). Queste sono "alcune delle priorità che ritengo importanti per il paese. E' necessario lavorarci con tutti quelli che ne condividono l'urgenza e l'importanza", continua Piazza, aggiungendo che "quanto accaduto in questi giorni ha innescato un effetto che paradossalmente rischia di fermare o persino regredire su questi importantissimi temi. La fine del campo largo rischia di far spostare il baricentro politico verso aree che non condividono questi temi, che per esempio il reddito di cittadinanza vorrebbero cancellarlo". 

Questa conseguenza "era prevedibile e innescarla è stato grave. Io sono convinto- sottolinea Piazza- che ora sia necessario cercare di riportare il baricentro verso un'area autenticamente progressista, che si riunisca attorni a questi temi e li difenda". Segue similitudine marinaresca: "Come in una barca l'equipaggio deve controbilanciare con il suo peso la forza del vento. Quando il vento cambia o quando cambia la direzione della barca, l'equipaggio deve spostarsi per controbilanciare, altrimenti ci si ribalta e si affonda".  

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Centrodestra: leadership come regola, Fdi suona la sveglia a FI e Lega

La leadership è una regola. Almeno nel centrodestra: il leader del partito più votato è il candidato premier. Il deputato di Fratelli d'Italia, Galeazzo Bignami, lo ricorda agli alleati della Lega e, soprattutto, di Forza Italia. "Il centrodestra si presenta unito dal 1994. È ovvio che andranno affrontati dei nodi, ma questa è la migliore garanzia di tenuta. Il centrodestra non sta assieme per convenienza, ma per convinzione, poi è chiaro che ognuno cerca di portare qualcosa di più alla propria parte", ragiona a margine di una conferenza stampa organizzata dal gruppo consiliare a Bologna su alcune proposte per la modifica del regolamento per le assegnazioni delle case popolari. "La regola secondo la quale il leader del partito più votato è poi il candidato premier è stata una delle regole fondamentali del centrodestra. Noi chiediamo che le venga data applicazione. L'abbiamo rispettata quando avevamo percentuali del 3-4%, vogliamo che venga rispettata oggi", scandisce Bignami. Il Ppe in Europa, però, suggerisce di puntare sull'azzurro Antonio Tajani. "Trovo sempre singolare che dall'Europa cerchino di condizionare le scelte di politica interna. Credo che serva rispetto che è quello che noi diamo alle istituzioni europee", replica. Infine, poche parole sull'editoriale del New York Times in cui si sostiene che con la prospettiva di una vittoria del centrodestra a trazione FdI alle prossime elezioni si addensino "nubi nere" sull'Italia. "Non credo che Fratelli d'Italia abbia da fare esami del sangue", si limita a commentare Bignami, che non entra in polemica nemmeno con il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che proprio oggi ha detto di non volere che i fascisti tornino al governo. "Se il sindaco la pensa così, avrà fatto le sue valutazioni. Non mi sembra un tema interessante", chiude il parlamentare. 

Salario minimo & co. La campagna elettorale del Pd 

A Bologna la campagna elettorale del Pd parte dalle tante partite che rischiano lo stop a causa della crisi di governo. Nel Consiglio comunale di ieri, infatti, il gruppo dem si è presentato con una sfilza di interventi tutti pensati per sottolineare progetti e finanziamenti finiti in bilico per lo scioglimento delle Camere: abbondano le critiche serrate alla "destra", cioè Lega e Fi, mentre più sullo sfondo resta il M5s. Tra grandi temi nazionali e ricadute locali, il ventaglio di argomenti messi sul tavolo del Pd comprende turismo, sanità, progetti del Pnrr, opere infrastrutturali, diritti dei lavoratori (in particolare quelli della logistica), accoglienza, disabilità, salario minimo e via così. Del salario minimo parla ad esempio il capogruppo Michele Campaniello: "Questo diritto che fine fa, adesso che per una scelta unilaterale si è deciso che il Governo deve cadere? Una scelta che peraltro proviene da coloro i quali hanno sostenuto per anni di non essere attaccati alle poltrone e invece hanno fatto una scelta sicuramente di carattere personale, per andare a prendersi quella poltrona sempre disdegnata a scanso degli interessi dei cittadini, del popolo e di tutta quella carenza di diritti che aspettava una risposta da questo Governo". Allora, promette battaglia Campaniello, "lo voglio dire qui: ci troverete nelle piazze, tra le persone, nei comizi e noi quei diritti li porteremo avanti, non è retorica né campagna elettorale. E' un nostro tratto caratteristico, è il nostro dna e vedrete che alla fine il popolo saprà scegliere tra responsabilità e irresponsabilità di governo".

Tra gli altri dem interviene Maurizio Gaigher: "Noi non abbiamo né chiesto né voluto questa crisi, la cui responsabilità è di una destra che dice di voler essere di governo ma poi, come Lega e Fi, non resiste alla tentazione di mandare tutto all'aria nel nome di strategie che con tutto hanno a che fare tranne che con il bene del Paese", perché invece prevale "la sopravvivenza di certi leader che, in crisi di sondaggi, decidono irresponsabilmente di ribaltare il tavolo per salvare i propri destini personali".

Mattia Santori, delegato al Turismo, si sofferma sui progetti a rischio in questo comparto e aggiunge che "intanto Airbnb si lecca i baffi, perché ancora una volta il piano di riduzione del danno e di recupero fiscale nei suoi confronti viene rinviato a data da destinarsi. Uguale per gli stabilimenti balneari, un grandissimo scandalo, che rimangono in posizione di privilegio per il bene pubblico più prezioso nel mondo del turismo, cioè il mare".

Per Roberta Toschi, con la caduta del Governo "si mettono a rischio le coperture economiche interne ed esterne per portare avanti sia le spese correnti della sanità che i progetti finanziati dal Pnrr, mirati ad intervenire sulle carenze che la pandemia ha crudamente messo in luce". Una "gestione scellerata del bene pubblico", aggiunge la dem, "giocata sulla pelle delle persone". Una replica arriva da chi sta all'opposizione tanto a Bologna quanto a Roma, cioè Fdi. "La crisi di governo deriva da una decisione presa non dalla destra- afferma Felice Caracciolo, rivolgendosi al Pd- ma da alleati dell'attuale centrosinistra, cioè il M5s al quale eravate molto attaccati, con cui avevate già fatto un piano elettorale e che siede con voi tra i banchi di questo Comune".  

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Lepore: "Letta nostro candidato"

Intanto anche il sindaco di Bologna Matteo Lepore, pensa al 25 settembre: "Credo che il 25 settembre abbiamo una grande occasione, si vota per chi dovrà governare questo Paese. Le cose sono molto chiare: o con il Partito democratico e i suoi alleati o con la Meloni e i suoi alleati. È una scelta di campo molto chiara", così il primo cittadino ieri a margine  della cerimonia di commemorazione della caduta del Fascismo.  

Per Lepore è il momento per il centrosinistra di resta compatto , senza discussioni intorno al nome del proprio candidato, Enrico Letta: "Penso che sia il momento di rompere gli indugi. Basta veti e contro-veti per costruire questa alleanza di centrosinistra. Credo che Letta debba essere il nostro candidato, il Pd deve andare con coraggio a dire agli italiani che serve una svolta sociale a questo Paese"

E qualche primo afflato di malcontento all'internod el centrosinistra, anche guardando all'interno di palazzo D'Accursio, già si è avvertito all'indomani della caduta del Premier Mario Draghi. Fibrillazioni non solo tra i partiti  antagonisti, ma anche alleati sotto le due torri. Italia Viva e + Europa avrebbero chiesto di estromettere l'assessore ai apporti con il Consiglio comunale, agenda digitale e uso civico dei dati, trasparenza e semplificazione amministrativa, Massimo Bugani, dalla Giunta, quale esponente del M5Stelle, il partito di maggioranza che con lo "stigma" di affossatore del governo. Ma "sta lavorando bene e il progetto progressista di Bologna poggia su fondamenta solide", aveva prontamente fatto sapere Palazzo d'Accursio all'agenzia Dire.  

Voto, legge elettorale e meno parlamentari eletti

Quardando all'aspetto 'tecnico' del voto, fissato per il prossimo 25 settembre, i passaggi si annunciano molti difficili: in poco più di due messi si dovranno ristabilire equilibri e sottoscrivere alleanze con una legge elettorale, il Rosatellum, che non garantisce la governabilità, non prevedendo un premio di maggioranza, e potrebbe portare a un pareggio, con il solito puzzle di accordi e appoggi per formare il governo. 

Visti i risultati deI referendum costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari (SI  69,96 % - NO 30,04 %), si passa da 630 a 400 seggi alla Camera e da 315 a 200 al Senato. 

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