Regionali, Bonaccini in Piazza Maggiore il 7 dicembre

"Mai come stavolta è in gioco il futuro della nostra regione che si è liberata 74 anni fa con una Resistenza di popolo, pagando un prezzo altissimo per conquistare la democrazia".

E Bonaccini sceglie piazza Maggiore. Il 7 dicembre alle 16, il presidente uscente della Regione chiama i suoi sostenitori sul crescentone: "Perché mai come stavolta è in gioco il futuro della nostra regione. Perché siamo l'EmiliaRomagna e insieme possiamo fare la differenza, come sempre è accaduto nei momenti più importanti della nostra storia", scrive su Facebook. 

Dopo Salvini e la sfidante Lucia Borgonzoni al Paladozza e Giorgia Meloni, che sarà in città il primo dicembre, è la volta di Bonaccini che cercherà di riempire la "piazza delle sardine", come qualcuno l'ha ribattezzata: "I nostri avversari pensavano di poter arrivare qui dicendo di voler liberare questa terra. Ma l'Emilia-Romagna si è già liberata 74 anni fa con una Resistenza di popolo, pagando un prezzo altissimo per conquistare la democrazia. Libertà e democrazia sono parole importanti e non possiamo permettere che siano contraffatte. Quindi, no grazie". 

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Poi lo scatto d'orgolio: "Eravamo una delle terre più povere del Paese e in pochi decenni abbiamo costruito con le nostre forze una delle regioni più ricche d'Europa. Da cinque anni siamo la prima regione per crescita e occupazione, a partire da quella femminile. A chi dice che qui può lavorare e fare impresa solo chi è raccomandato o ha una tessera rispondiamo che siamo donne e uomini liberi e pretendiamo rispetto - continua il presidente - siamo una terra aperta e accogliente: chi viene qui per turismo, o per lavorare e studiare, lo vede bene. E anche per questo ogni anno attraiamo sempre più turisti, più investitori e più giovani formati, in un Paese dove purtroppo il segno di questi flussi è opposto. Non siamo una terra di muri, siamo una terra di ponti. Vorrebbero farci tornare indietro, noi vogliamo andare avanti insieme".

E rivendica: "Qui sono nati gli asili nido e ora vogliamo renderli un diritto per tutte le bambine e i bambini, senza distinzioni di reddito. Qui abbiamo costruito le prime reti di protezione sociale e ora vogliamo estenderle perché nessuno deve restare escluso. Qui abbiamo l’università più antica del mondo e ora vogliamo assicurare il diritto allo studio a tutte le ragazze e ai ragazzi, perché il sapere e la conoscenza siano nelle mani di tanti, non di pochi. Qui sono nati i primi quartieri artigiani e ora investiamo sui distretti e sulla produzione più avanzata che esportiamo in tutto il mondo. Perché come produciamo noi non lo sa fare nessuno e perché siamo contro i dazi e le guerre commerciali che nella storia hanno spesso portato alle guerre armate - e qui -  la ricchezza prodotta la redistribuiamo meglio che altrove, in particolare attraverso servizi di qualità. Si chiama efficienza, certo, perché a noi piacciono le cose fatte bene, fatte come si deve. Ma prima ancora si chiama giustizia sociale, perché per noi la libertà e il progresso sono tali solo se riducono le distanze tra i primi e gli ultimi della fila. E se in pochi anni abbiamo dimezzato la disoccupazione ora dobbiamo costruire lavoro di qualità, per assicurare a ciascuno un reddito dignitoso, diritti e sicurezze. Perché il lavoro per noi è dignità.

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"Non siamo migliori degli altri. Però abbiamo sempre fatto la differenza, per noi e per gli altri, questo sì. E siamo orgogliosi della nostra identità, dei nostri valori di libertà e solidarietà su cui abbiamo costruito insieme l’Emilia-Romagna. Non consegniamo la nostra regione a chi non la conosce e la vorrebbe chiudere alzando muri, a chi alimenta odio e fomenta paure. La politica serve per unire, non per dividere".

 

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