Elezioni Bologna 2021

Countdown elezioni, analisi di strategie e scelte di comunicazione: le pagelle agli 8 candidati

L'esperto in semiotica e comunicazione Ruggero Ragonese dà i voti. Slogan, strategie obsolete o coraggiose, le scelte di stile per foto e manifesti: da 0 a 10, promossi e bocciati di questa campagna elettorale

Manca davvero poco al voto: il 3 e il 4 ottobre a Bologna di elegge il nuovo sindaco. Otto i candidati (due donne e sei uomini), ultimi appelli al voto, eventi di chiusura delle campagne elettorali nelle sedi e nelle piazze della città. "Dopo il thrilling delle precedenti elezioni regionali, immediatamente prima della pandemia (sembra davvero passato un secolo), quando davvero la Lega e la Borgonzoni sembravano poter insediare la regione rossa per eccellenza, queste elezioni appaiono decisamente più "mosce" - lo sostiene il semiologo esperto di comunicazione e politica Ruggero Ragonese, a cui abbiamo chiesto un'analisi delle campagne e le pagelle ai candidati. 

Sondaggi, previsioni, percentuali date per certe. Queste comunali 2021 a Bologna ci potrebbero dare delle emozioni? Dal punto di vista della comunicazione che analisi possiamo fare? 

"I sondaggi ci ripetono da mesi che non dovrebbe esserci partita e già al primo turno dovremmo avere la vittoria del candidato del centrosinistra Matteo Lepore. Ovvio che anche il lato comunicativo di conseguenza ne risente. Pochi sussulti, poche polemiche, rari anche i lampi di genio. In questi giorni si chiudono le danze con i comizi di chiusura e anche la distribuzione degli eventi sembra ricalcare una visione fondamentalmente poco coraggiosa, una mappatura della città secondo le zone in cui si è più forti per assicurarsi almeno i propri voti: il centrodestra in Piazza Galvani, Potere al popolo in piazza dell’Unità, coalizione civica in piazza San Francesco".

Neppure una nota positiva? 

"Nota positiva in questa situazione piuttosto ingessata è la presenza di molti giovani nelle liste e di molti personaggi provenienti dalla cosiddetta società civile. Vero è che si tende a rendere stereotipo la ‘categoria’ giovane: ricordo anche cinque anni fa che si volle a tutti i costi ‘imporre’ nelle liste in posizione utile a essere eletti alcuni ‘giovani’. I risultati poi in consiglio comunale sono stati piuttosto deludenti. Oggi però mi pare che la situazione sia diversa, sembra proprio un’onda che prende un po’ tutti i partiti. Certo molti sono allo sbaraglio e raccoglieranno pochi voti, ma le possibilità di un piccolo ‘svecchiamento’ del consiglio ci sono, sta poi agli elettori decidere".

Prima delle amministrative, le primarie. Decisamente più 'movimentate'...

"Le elezioni di domenica pagano la sfida ‘preliminare’ delle primarie di giugno. La lotta fra Lepore e Conti è sembrata assai più vivace e interessante e forse anche più in bilico (non è impossibile che il candidato del centrodestra vada a prendere in percentuale meno di quanto preso dalla Conti alle primarie). La destra ha provato, per l’ennesima volta, un numero alla Guazzaloca, ma quella strada è stata bruciata molti anni fa e non scalda più molto gli animi dei bolognesi". 

Questione di comunicazione. Una carrellata di slogan fra giochi di parole, formule obsolete e il gioco del Monopoli: chi vince la gara? 

"La campagna, come da premessa, non ha avuto particolari sussulti e in molti casi sembra un po’ un copia e incolla di campagne precedenti, ma con meno verve e meno fantasia, anche in quei movimenti o partiti dai quali era lecito aspettarsi qualcosa di più. Qualche esempio: lo slogan con il gioco di parole sul cognome (Conti con-te) credo che sia fra i più usurati della storia della comunicazione italiana. Poi magari è efficace perché punta su quella che appare una delle poche novità, appunto Isabella Conti, ma certo la sensazione è che si poteva fare di più.

Debole in senso contrario lo slogan ‘Dai mo’ del principale competitor di Lepore, il candidato del centro destra Battistini. Va bene puntare sulla bolognesità e sul dialetto, ma ‘dai mo’’ sembra un po’ troppo brusco per essere apprezzato: sempre meglio puntare sul candidato che sull’elettore. Non a caso, in corso d’opera, si è scelto un altro slogan dai toni più soggettivi che però ancora una volta rischia di essere aperto a possibili fraintendimenti. “Io sono l’imprevisto’ a me ha fatto un po’ pensare al gioco del Monopoli e alle carte arancioni degli imprevisti: non sempre erano una cosa buona, molto spesso si pagava pegno e si stava fermi un giro.

Anche la campagna di Potere al Popolo ricalca quasi pedissequamente quella già vista per le regionali: stessa candidata, stessi colori, stessa frangetta. Forse sarebbe meglio cambiare qualcosa per la prossima volta. Piccola menzione d’onore invece per Coalizione civica con la sua ‘Il futuro è una scelta’, simpaticamente vintage come del resto il visual del Nettuno che la accompagna".

Mettiamoci in cattedra e facciamo il gioco delle pagelle, un po' come si fa con il calcio. Diamo un po' di voti ai candidati (ma anche alle strategie) giustificando il giudizio? Promossi e bocciati?

"Difficile fare delle pagelle e dare voti prima delle elezioni, si rischia di essere smentiti clamorosamente lunedì sera. Ma limitandoci alla sola campagna elettorale direi:

10 a Matteo Lepore

Chi altri? La dimostrazione vivente che i successi non si improvvisano. Se, come sembra, è destinato a un plebiscito o quasi, il merito non andrà ascritto a social media o agenzie di comunicazione ma una rete di relazioni, conoscenze, progetti costruita passo dopo passo in anni di politica. Forse un po’ ‘democristiana’ come strategia, ma stare sul campo e incontrare persone non è mai un errore. Se plebiscito sarà, se lo sarà meritato (poi amministrare le città, è ovvio, sarà tutto un altro discorso).

9 a Mattia Santori

Odiatissimo e messo alla berlina sui social, Santori è, però, l’unica vera novità di queste elezioni, l’unico candidato che ha mosso un po’ le acque e che si è fatta vivo. Si può sorridere (o no) dell’urgenza di uno stadio per il frisbee o sull’opportunità di giocare a rimpiattino in piazza Maggiore, ma poi queste sono cose che restano nella testa degli elettori quando vanno a votare.

8 al Pd

Potenzialmente rischiava grosso, dopo le vicissitudini nazionali e qualche scivolone della passata giunta. Invece, se i sondaggi saranno confermati, vincerà in carrozza. A Bologna è riuscito nella non facile impresa di assopire l’opposizione sia a sinistra che a destra e a confermare, anzi ampliare, il proprio consenso senza quasi fare nulla, ma semplicemente trovando una quadra interna. 

7 a Coalizione Civica

Voto di stima e voto sospeso, perché resta forse la maggiore incognita delle elezioni. La scelta di stare dentro la partita del governo cittadino, sostenendo Lepore, ne ha molto smussati gli ardori e la creatività (e d’altronde il campo di gioco si è ridotto di molto), ma resta una fucina di idee originali (forse troppo): candidati che parlano nei santini con i balloon come i fumetti, test on line per consigliare chi votare, picnic e sindaci della notte (proposta questa un po’ rispolverata dalla campagna di cinque anni fa, ma magari questa è la volta buona). Tanta roba. Basterà a salvare l’identità di CC allontanando il rischio ‘ruota di scorta del Pd’? Lo si capirà lunedì quando saranno i voti a dirci se la formazione di Emily Clancy sarà determinante nel prossimo consiglio (voto 9) o no (voto 5).

6 a Isabella Conti

Un fantasma si aggira per la campagna elettorale ed è quello di Isabella Conti. Ma sarebbe meglio dire che si aggirava, perché dopo essere stata lo spauracchio di tutti gli anti renziani per mesi, l’eroina delle primarie è tornata in buon ordine al suo lavoro di sindaco a San Lazzaro. Lasciando però in eredità una lista e uno slogan che portano il suo nome. Si poteva forse fare di meglio dopo il 40% ottenuto nel confronto di giugno, ma, alla fine, il risultato lo si era già ottenuto.  Quello che arriverà lunedì sarà comunque grasso che cola per un’area politica che fino a qualche mese fa stava sotto il 2%.

5 a Battistini

Effettivamente bisogna arrivare fin qui per trovare un nome o un raggruppamento non legato al centrosinistra. Il centrodestra appare un po’ il grande sconfitto di queste elezioni. Aveva molte carte da giocare e le ha giocate male. Ha scelto un candidato sindaco garbato e posato e forse già questo, dopo i fasti salviniani di meno di due anni fa, sapeva un po’ di resa. Ne è venuta fuori una campagna bicefala, prima con delle idee che apparivano un po’ estemporanee, ma avevano il pregio dell’originalità (spostamento del Sant’Orsola, messa in discussione del piano tram e degli autovelox), dopo con il ritorno alla sempreverde polemica sulla movida e sul degrado che è un po’ l’oasi della salvezza per tutte le campagne elettorali in difficoltà.

5 alle liste di sinistra

Potere al Popolo e Sinistra Unita, dopo la defezione di Coalizione Civica entrata nella coalizione pro Lepore, avevano la grande occasione di marcare un territorio, potenzialmente vasto, a sinistra. Proporre idee nuove, fare una campagna aggressiva e soprattutto unita. Niente di tutto questo, due liste separate per motivi che dal di fuori appaiono misteriosi, temi poco incisivi e francamente un po’ vaghi. Dora Palumbo ha il pregio di rappresentare una esperienza originale e una apertura al mondo ex grillino. Resta però una battaglia che sembra destinata a non sfondare più di tanto. Peccato perché le premesse c’erano tutte. 

5 al Movimento 5stelle

Dopo Conte il nulla, verrebbe da dire. Entrati anch’essi nella truppa pro Lepore avevano, rispetto ad esempio a Coalizione Civica, ben più contraddizioni da spiegare ai loro elettori (il Pd della emiliana Bibbiano diventato addirittura tanto accettabile da sostenerne il candidato Primo cittadino). Non l’hanno fatto e si sono rifugiati dietro la figura del re taumaturgo Giuseppe Conte. Basterà? 

2 alla partecipazione

Rischia di essere la grande sconfitta in una gara che appare scontata. Il dibattito è stato loffio e non ha aiutato, speriamo che il blitz temporalesco del weekend di cui ci parlano i sempre malauguranti siti meteo convinca qualche elettore in più e l’affluenza faccia onore alla città. 

1 ai faccioni

Ma siamo poi così sicuri che tutte queste foto di facce immortalate in pose da dagherrotipo ottocentesco (ora anche in formato elettronico per inondare le timeline social) servano a qualcosa? Non è che il primo che non le fa o le fa in un modo un pizzico più originale vince e prende più voti? Lo sapremo, ahimè, forse, solo fra altri cinque anni: per stavolta, ancora una volta, è andata così.

0 alla movida

La speranza (vana) è che fra cinque anni quale che siano candidati e partiti non ci sia più il dibattito sulla movida. O in subordine che almeno non la si chiami più movida, termine che pensavamo di aver archiviato con gli anni Ottanta (insieme a sangria e macho) e che invece la pandemia ha riportato inopinatamente in auge. 

Ruggero Ragonese-2

Ruggero Ragonese 

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