Elezioni – 3, il Sindaco di Crevalcore Broglia: “Non siamo tutti uguali”

Candidato PD al Senato in Emilia Romagna, il sindaco di uno dei comuni più colpiti dal sisma, pubblica un suo "profilo" e il suo manifesto

Claudio Broglia, lo conosciamo tutti, è il Sindaco di Crevalcore, oggi una grande zona rossa, per i danni del terremoto di maggio. Qualche mese su Facebook fa aveva comunicato ai suoi cittadini la corsa per il Parlamento e oggi, sempre sul suo profilo, ha voluto pubblicare un suo profilo e il suo manifesto politico dal titolo “Non siamo tutti uguali”.

IL MANIFESTO. Ciao a tutti, sono Claudio Broglia, sindaco di Crevalcore e candidato al Senato per il Partito Democratico in Emilia Romagna. Per 25 anni ho lavorato nel settore dell'edilizia, attualmente sono disoccupato. Non ho mai avuto condanne civili e penali, e nemmeno rinvii a giudizio, non ho mai rubato, non ho mai chiesto nessun rimborso spese per il mio ruolo di sindaco. Percepisco 1.750 euro al mese per il mio incarico di sindaco senza tredicesime o quattordicesime, non ho partecipazioni azionarie in nessuna società, non ho nessun legame con nessuna impresa e nessuna banca, non ho favorito parenti né amici per posti di lavoro, non ho nessun vitalizio, non ho conti alle Cayman né capitali all'estero, non ho mai evaso le tasse né nessun altro tipo di tributo”.

NON SIAMO TUTTI UGUALI. Fin qui, una presentazione del sindaco, ma, continua “Per queste e mille altre ragioni io non accetto che si possa dire che Siamo tutti uguali: io non mi sento uguale a chi possiede banche, televisioni giornali, imprese e le usa per esercitare un ruolo politico, a chi urla nelle piazze tutti a casa, senza fare proposte sostenibili, perché Credo in una politica che spieghi, che usi la testa e non la pancia per governare un paese con più equità, più solidarietà e più moralità. Io non mi sento uguale a chi dice che non esistono più destra e sinistra e poi sta alla finestra per capire dove conviene di più buttarsi (a destra o a sinistra), a chi essendo ricco e pieno di rendite private e pubbliche vuole spiegarci come fare i sacrifici. Io non mi sento uguale a chi in nome del dissenso personale fonda un partito. Io e tanti altri nel Partito Democratico, siamo stati scelti attraverso le primarie e non da un capo di partito. Non ho mai avuto pressioni dai dirigenti del Partito Democratico per modificare o, peggio ancora, piegare il mio pensiero a ragioni superiori.
Io mi sono sempre sentito e sempre mi sentirò libero di dissentire ogni qualvolta lo riterrò opportuno senza incorrere in espulsioni o punizioni dal Partito Democratico. Io credo fermamente nell'antifascismo, nella costituzione e nelle istituzioni democratiche senza se è senza ma. Ecco, io allora mi sento uguale solo a chi può condividere e praticare le cose che ho detto".

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