Intervista. Alan Fabbri "Votarci perchè noi non dobbiamo compiacere governo e partiti"

Verso il voto del 23 novembre, una chiacchierata con il candidato della coalizione di centro destra Alan Fabbri: "Siamo una forza in grado di scegliere con trasparenza e coraggio, nel solo interesse della nostra gente"

A meno di un mese dalle Elezioni Regionali dell'Emilia-Romagna (si vota il 23 novembre) e a pochi giorni dalla presentazione delle 12 liste in Tribunale e Corte d'Appello, un'intervista per conoscere meglio il candidato presidente dell'Emilia-Romagna di centrodestra: Alan Fabbri, sindaco di Bondeno (comune del ferrarese, fra l'altro terremotato) scelto per la corsa congiunta della Lega Nord e Forza Italia. "Lavoro, ricostruzione e sanità le priorità assolute. - mette subito in chiaro Fabbri - Un cittadino su 10 non ha un lavoro, solo un terremotato su quattro ha completato le procedure di richiesta risarcimenti e ci vogliono 85 giorni per una risonanza magnetica. Troppe le cose che non vanno in Emilia-Romagna. La nostra deve tornare ad essere la terra delle opportunità".

La prima questione/priorità alla quale si dedicherà se diventerà presidente della Regione
Lavoro, ricostruzione e sanità le priorità assolute. Le iniziative: investimenti per il rilancio di lavoro e occupazione giovanile, partnership con le università per il sostegno a start-up innovative, accordi con le aziende per stage pagati e professionalizzanti per studenti, sul virtuoso modello Ducati. Ritengo serva un’azione forte contro la fuga di cervelli, d'intesa con le università. La nostra deve tornare ad essere la terra delle opportunità.  Il terremoto ha bisogno di maggiori risorse, di procedure più snelle, dello stop al patto di stabilità e agli studi di settore, della semplificazione. Quanto alla sanità: dobbiamo sviluppare virtuose partnership col privato, fino ad oggi demonizzato dalle varie giunte di sinistra. L’obiettivo è arrivare ai livelli di eccellenza di Lombardia e Veneto, dove i servizi sono garantiti anche di sera e nei week end e le liste di attesa sono drasticamente ridotte. In Emilia Romagna siamo molto indietro.

Secondo lei cosa non va in Emilia Romagna oggi? Cosa ci lascia la gestione Errani? E cosa della gestione Errani  lascerebbe invariato o porterebbe avanti?
Purtroppo sono tante, troppe le cose che non vanno. Non va il fatto che oggi un paziente emiliano romagnolo arrivi ad aspettare 85 giorni per una risonanza magnetica, non va il fatto che un cittadino su 10 non abbia lavoro, non va il fatto che tre quarti dei terremotati
- e forse più - ancora non abbiano ottenuto i risarcimenti, non va il fatto che ci siano opere ferme da decenni (Cispadana) e per le quali non si vedono spiragli, non va il fatto che interi sistemi siano consegnati alla continuità dei vecchi apparati, dal Pd a certe coop. E dico “certe coop” perché sono convinto che il sistema cooperativo, in questa terra abbia fatto tanto e bene, ma certa continuità con la politica lo ha ‘corrotto’, e lo dimostra il caso Errani. Rimangono, grazie al cielo, tante belle realtà. L’obiettivo è liberare questa Regione dall’asfittica cappa partitica”. “Errani in quindici anni ha creato un sistema che è tempo di superare”.

Non potrà non occuparsi di lavoro e crisi delle imprese. Idee per far ripartire la regione?
Appalti a chilometro zero, investimenti su occupazione e giovani, stop ai milioni di euro negli ultimi anni regalati ai campi rom, via le spese discriminatorie unicamente rivolte agli immigrati per l’accesso a sanità e welfare. Impegno per ottenere più risorse a favore dei terremotati. Con 15 miliardi di residuo fiscale regalati ogni anno a Roma è una vergogna che questo governo ci imponga vessazioni come: studi di settore, patto di stabilità, nuove tasse e tagli. Vogliamo dare assoluta priorità ai nostri residenti storici, come ho fatto nel mio comune, Bondeno”.

Territorio e grandi opere: quali opere/infrastrutture ritiene necessarie?
Come detto, la Cispadana è e rimane un’infrastruttura strategica incagliata nella burocrazia. La cassa di espansione sul Baganza è un’opera che deve essere garantita quanto prima. L’alluvione di Parma ha mostrato che la lentezza è complice di danni, devastazione e, purtroppo, non di rado, miete anche vittime. Bisogna migliorare, anzi, rivoluzionare, il sistema trasportistico, che oggi fa acqua da tutte le parti. La Modena Sassuolo è un’odissea, nel territorio ferrarese i cittadini lamentano gravi disservizi sulla linea che conduce a Ferrara. Le maxi aggregazioni regionali delle aziende di trasporto - volute dal Pd - hanno causato un sacco di guai.

Dissesto idrogeologico: come intervenire per prevenire quello che è accaduto a Parma?
Il governo deve sbloccare i soldi del patto di stabilità per liberare risorse da destinare agli investimenti per la prevenzione del dissesto. Le opere oggi incagliate nella burocrazia devono essere liberate da vincoli. La Regione deve fare la sua parte, controllando l’efficienza dei consorzi. Il piano anti-dissesto non può rincorrere le catastrofi. Aipo deve schierare più persone sul territorio e meno in ufficio. Abbiamo bisogno di presidi territoriali permanenti, di tecnici sul posto".

Post terremoto? A che punto siamo? Cosa va ancora fatto e subito?
Siamo in alto mare: oggi solo un terremotato su 4 ha completato le procedure di richiesta risarcimenti. Gli agricoltori terremotati si sono visti – a causa della Regione e dell’Europa – bloccare la proroga delle richieste contributi. Non si capisce come si possa pretendere che in due mesi e mezzo possano completare le domande. C’è il rischio, grave e reale, che saltino i risarcimenti per il comparto agricolo. Fatto di una gravità inaudita. La Lega è stata l'unica ad attivarsi per scongiurare la perdita dei risarcimenti. Il nostro segretario federale, Matteo Salvini, ha portato il caso all'europarlamento e ha scritto direttamente alla commissione".

Infine: cosa la differenzia dai suoi competitor?
Noi abbiamo le mani libere, non ci interessa – come il mio diretto rivale politico – compiacere il governo, anzi. Non siamo schiavi di nessuno. Abbiamo la libertà di denunciare un sistema che regala 15miliardi di tasse a Roma ogni anno. Vogliamo governare per il territorio e non per compiacere apparati di partito. Condanniamo il neocentralismo regionale, denunciamo la tossica continuità tra pezzi
di sinistra e apparati economici e istituzionali.  Siamo una forza in grado di scegliere con trasparenza e coraggio, nel solo interesse
della nostra gente”.

Renzi chiede alle Regione di ridurre gli sprechi...come lei intende (e se è possibile) farlo?
Via enti inutili, in primis la consulta per gli emiliano romagnoli nel mondo, meno consiglieri regionali – vorrei ridurli da 50 a 40 - un
freno alle partecipate colabrodo, tagli dei componenti dei cda, meno super-manager e più persone che si rimboccano le maniche. Basta, come detto, fondi a valanga a rom e immigrati. Tagli netti al sistema dell’accoglienza, con un emiliano romagnolo su 10 senza posto di lavoro, non c’è spazio per l’immigrazione. Priorità alla nostra gente nell’accesso a welfare e servizi”.

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