Fabio Garagnani: “Voterò Fratelli d’Italia, in Emilia Romagna è l’unico partito libero da condizionamenti”

Intervista a Fabio Garagnani sul perché della sua scelta di appoggiare alle prossime elezioni dell’Emilia Romagna il candidato di Fratelli d’Italia

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BolognaToday

Intervista a Fabio Garagnani sul perché della sua scelta di appoggiare alle prossime elezioni dell'Emilia Romagna il candidato di Fratelli d'Italia

  1. In una recente dichiarazione entra in disaccordo con Forza Italia, cosa l'ha portata a questo punto?

La mancanza pressoché totale di confronto politico interno sui temi principali della vita nazionale e locale, oltre all'assoluta irrilevanza dell'impegno personale. Da mesi se non anni ho sollecitato impegni precisi con proposte particolari e dettagliate (tengo a ribadirlo) su determinati temi della vita politica regionale, mettendo in guardia sul rischio della nostra totale irrilevanza, senza mai ricevere risposte dai dirigenti. Anche recentemente ho inviato una bozza di programma elettorale rimasto lettera muta.

  1. Continuerà a votare il centro destra per le prossime regionali in Emilia Romagna? Per chi voterà?

Sicuramente voterò il centrodestra, in quanto continuo a credere che, pur tra molte ambiguità, rimane un punto di riferimento importante per chi desidera veramente voltare pagina in Emilia Romagna e costruire una vera alternativa di governo, e voterò Fratelli d'Italia.

  1. Perché ha scelto Fratelli d'Italia (FD)?

Mi pare che nel contesto regionale "Fratelli d'Italia sia l'unico partito veramente ed autenticamente nuovo ed alternativo alla sinistra, libero da quei condizionamenti e compromessi "al ribasso" purtroppo presenti in certi settori di FI e nel cosiddetto gruppo dirigente (di fatto due parlamentari totalmente irrilevanti).

  1. Ha sempre sostenuto che un leader è quello che serve per mandare avanti un pensiero politico e non solo, ritiene che il candidato di Fratelli D'Italia, Fabrizio Nofori, abbia le qualità per costituire una vera opposizione?

Il fatto di avere alle spalle non solo una lunga militanza politica ma anche una professione (imprenditore) lo rende idoneo a rappresentare in regione quella parte della nostra società insofferente della gestione sempre più opaca ed asfittica della sinistra. La stessa società decisa ad ottenere maggiore spazi di pluralismo e libertà, si libertà!! Nofori è la persona adatta per la sua sensibilità ai temi sociali, alla difesa della nostra identità culturale ed alla tutela delle piccole e medie imprese per accennare solamente ad alcuni temi.

  1. La sua lunga esperienza politica le ha dato un know how importante, cosa si sente di consigliare a Nofori per le prossime regionali?

Innanzitutto di non lasciarsi condizionare da forme di consociativismo che alterano la naturale distinzione fra maggioranza e opposizione. Un'opposizione condotta con decisione ed attenta alle esigenze della popolazione è ciò che serve all'Emilia Romagna più che dialoghi inutili fine a se stessi. Questo non vuol dire che non si possa trovare un'intesa su provvedimenti condivisibili, ma nella massima chiarezza, in quanto, la differenza fra noi e la sinistra è nelle cose: basta pensare al diritto allo studio da sempre compresso, alla gestione politicizzata della sanità persino in certi casi nella selezione del personale medico, per non parlare della stretta compenetrazione fra sistema cooperativo, enti locali e PD e non a caso prima accennavo al tema della libertà.

  1. Cosa si sente di dire ai suoi sostenitori di sempre?

Mai come in questi momenti difficili, occorre dare la sensazione che in Emilia Romagna è ancora possibile un'alternativa alla sinistra, una sinistra prima appiattita su Bersani e D'Alema oggi su Renzi ma ancora prigioniera di una cultura "statalista" ancorata a vecchi miti e superata dall'evoluzione della società. Ma il centrodestra deve ripensare completamente il suo ruolo, facendo una seria autocritica sulle manchevolezze passate che di fatto hanno agevolato il PD, superando personalismi ed invidie e rinnovando una classe dirigente in gran parte incapace ed inetta.

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