Elezioni Regionali Emilia-Romagna

Regionali, Rondoni - Ncd: "Sono il solo che parla di aiuti alle imprese e alla famiglia"

Il candidato presidente della Regione del Ncd: "Deve finire la presenza politica che nomina e guida dall'alto, in modo verticistico. Bisogna tagliare gli sprechi, andare verso i costi standard e razionalizzare i servizi senza limitarli"

Il 23 novembre 2014 l'Emilia Romagna va al voto per decidere chi sarà il nuovo presidente della Regione dopo l'era di Vasco Errani. In lizza anche Alessandro Rondoni, che si presenta con il Nuovo Centro Destra (presentata la lista del Ncd a Bologna) che come Alan Fabbri, Maurizio Mazzanti e Cristina Quintavalla, ha risposto alle nostre domande.

La prima questione/priorità alla quale si dedicherà se diventerà presidente della Regione.
Snellimento dell’ente, con riduzione di apparati e burocrazie inutili, e più trasparenza; sostegno all’economia reale, alle imprese e all’occupazione; incentivi alla famiglia, vero soggetto economico attivo e di welfare.

Secondo lei cosa non va in Emilia-Romagna oggi? Cosa ci lascia la gestione Errani? E cosa della gestione Errani lascerebbe invariato o porterebbe avanti?
Occorre un cambiamento! Ci vuole una nuova governance, equilibrata, improntata alla sussidiarietà e alla libera iniziativa, rispettosa ed equa nella gestione e ripartizione delle risorse, nell’integrazione pubblico-privato. Le dimissioni del Governatore e i mal di pancia nel Pd per le primarie hanno messo in luce la fine di un modello politico-economico ormai vecchio e superato, da decenni consolidato nelle stesse mani, che dimostra di non funzionare e di non essere più sostenibile neppure economicamente.

Non potrà non occuparsi di lavoro e crisi delle imprese. Idee per far ripartire la regione?
I dati ci dicono che vi è emergenza anche in Emilia-Romagna, con disoccupazione a doppia cifra, mortalità delle aziende, giovani senza occupazione. Per rilanciare il lavoro bisogna sostenere l’economia reale, destinare risorse, cento milioni di euro nei prossimi cinque anni, direttamente alle imprese perché sono loro che creano occupazione. Occorrono forme di garanzia per l’accesso al credito e si devono incentivare le nostre aziende affinché non chiudano e possano trasformarsi, anche innovandosi. È poi necessario saper attrarre i fondi europei dell’Agenda 2014-2020, impiegare meglio quelli strutturali, e dare applicazione alla legge regionale del 2005, riformando i vari sistemi di formazione e centri per l’impiego che non possono essere solo pubblici.

Territorio e grandi opere: quali opere/infrastrutture ritiene necessarie?
La nostra Regione deve guardare al Nord-Est Italia e all’Europa. Occorre infrastrutturarla e collegarla di più al proprio interno e al Corridoio Baltico Adriatico perché l’Emilia-Romagna è strategicamente posizionata come cerniera fra Nord e Sud Europa. Riuscendo a collegare meglio porto, aeroporti, scali merci, viabilità, in un sistema ben integrato, si creerebbero nuove opportunità di crescita e di sviluppo. Bisogna realizzare, nel rispetto ambientale, le opere già progettate e cantierabili.

5. Dissesto idrogeologico: come intervenire per prevenire quello che è accaduto a Parma?
Occorre investire più risorse per la prevenzione dei rischi idrogeologici,  intervenire con più velocità durante le emergenze stando vicini alle necessità delle popolazioni colpite. Investire nella prevenzione serve anche a risparmiare quelle risorse che altrimenti dovranno poi essere spese per intervenire durante l’emergenza e ripristinare il territorio dopo i dissesti. Bisogna, inoltre, semplificare la burocrazia, i vari livelli amministrativi di competenze, perché si è visto anche il paradosso che quando i soldi ci sono non vengono utilizzati a causa delle lungaggini degli iter procedurali. Ho incontrato il ministro dell’Ambiente Galletti il quale ha detto che ci saranno investimenti sulla prevenzione.

Post terremoto? A che punto siamo? Cosa va ancora fatto e subito?
Ci sono ancora tanti problemi irrisolti e molte cose da fare. Anche in questo caso bisogna accelerare i tempi della ricostruzione attraverso lo snellimento degli iter burocratici, ma sempre nel segno della trasparenza e del rispetto della legge. Occorre pensare poi alle tante persone che ancora vivono nei container e a chi è stato costretto, oltre a subire i danni del terremoto, a fare debiti, mutui per ripristinare case, negozi, attività.

Che cosa la differenzia dai suoi competitor?
Sono l’unico dei candidati presidenti che parla di aiuti alle imprese e alla famiglia e di cambiamento in nome della sussidiarietà. Sono necessarie politiche regionali a sostegno della famiglia, luogo di vita, di welfare e di assistenza, soggetto economico attivo, impresa naturale e sociale, senza la quale in questi anni il nostro sistema socio-economico sarebbe già crollato. Così come è urgente sostenere l’economia reale con aiuti diretti alle imprese e garanzie di accesso al credito. Serve, inoltre, un nuovo modello economico basato sull’integrazione pubblico-privato. Basta con il sospetto che il privato sia un “filibustiere”.

Renzi chiede alle Regioni di ridurre gli sprechi… come lei intende (e se è possibile) farlo?
Certo, è ora di ridurre la spesa improduttiva e di fare tagli alla burocrazia anche nelle Regioni. I servizi ai cittadini devono essere garantiti con un altro modello politico, più legato alla sussidiarietà, dove la Regione aiuta chi fa, la smette di concepirsi come attore che gestisce direttamente i servizi e si limita a fare da regolatore e controllore. Nella cosiddetta “Sanità leggera”, ad esempio, si possono trovare prestazioni di qualità grazie anche alle realtà del privato sociale. Deve finire la presenza politica che nomina e guida tutto dall’alto, in modo verticistico. Bisogna tagliare gli sprechi, andare verso i costi standard e razionalizzare i servizi senza limitarli. “Meno all’ente più alla gente” è il mio motto: significa anche meno società partecipate, meno enti di secondo livello, meno funzioni dirigenziali e meno assessori. E chiuderò anche una torre sede della Regione. Ce ne sono troppe…

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