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Bufera su Capasso dopo la scritta vs le forze dell'ordine sui social. Nsc: "Non si resti inermi"

Non bastano le scuse di Erika Capasso, delegata ai quartieri del sindaco Lepore, dopo che su Instagram ha postato un video che conteneva il noto acronimo offensivo per le Forze di Polizia. Continua la polemica

"Questa Segreteria Regionale non può rimanere inerme davanti al post della delegata ai quartieri del sindaco di Bologna, Erika Capasso che, ricoprendo un ruolo istituzionale di così importante rilievo, ha pensato bene su Instagram di postare per 24 ore, nella zona “storia” , un video col simbolo anarchico ed il noto acronimo offensivo per tutte le Forze di Polizia ". Così esordisce il Segretario Generale Morgese Nsc (Nuovo sindacato carabinieri) dopo una storia condivisa avventatamente sui social dalla delegata ai quartieri del comune di Bologna. 

Uno 'scivolone' attribuibile ad una svista, come ha nelle ore scorse palesato la stessa Capasso. Ma neppure le scuse sembrano bastare.  "Le scuse della delegata in realtà non leniscono un dolore perché rivelatrici di un pensiero nascosto e profondamente radicato . No, è opportuno che il Sindaco prenda chiaramente le distanze da questa “Giano Bifronte” che non può rappresentare un Sindaco alle cerimonie dei nostri Caduti , cosa che se accadesse sarebbe una offesa senza par... Abbiamo il supporto e la solidarietà della gente, siamo sicuri di avere quello del Sindaco e di tutto il consiglio  Comunale , non siamo sicuri di averlo da qualche delegato di questo". Così affonda ancora Morgese aggiungendo che Nsc valuterà anche se agire nelle sedi istituzionali e giurisdizionali.

La storia su Instagram di Capasso e le scuse

"Ho condiviso un post della pagina bolognese del movimento che si batte per i diritti delle donne e che organizzava la manifestazione. Il contenuto del post era organizzativo e informativo. L’ho condiviso nelle storie commentando con un augurio di buona manifestazione. Nel video collegato al post si vede una scritta offensiva per le forze dell’ordine (ovvero 'Acab'), una scritta a cui non ho prestato attenzione, erroneamente".  Così  chiarisce Capasso,  ancora una volta via  social e aggiunge: "Il mio non prestare attenzione a quella scritta è stata una leggerezza che nulla aveva a che fare con la volontà di esprimere un giudizio negativo, o di attaccare le forze dell’ordine, alle quali ho espresso  le mie scuse. Credo siano un’istituzione importante, meritevole di sostegno e rispetto nonché preziose alleate nel combattere e contrastare la violenza." 

Salvini vs Capasso, e sui social si scatena la macchina dell'odio

Alla storia di Instagram della delegata sono seguite aspre polemiche. A partire dalla Lega, con il suo leader Matteo Slvini che ha minacciato di denunciare Capasso: "Non solo dimissioni, io la denuncio. Si sciacqui la bocca quando parla di donne e uomini in divisa". Così l'affondo del segretario del Carroccio al cui post si sarebbe innescata la macchjina dell'odio, come denuncia la diretta interessata:  "E' partita una campagna denigratoria, dalla destra locale fino al Segretario nazionale della Lega Salvini, che non perde occasione per gettare in pasto ai suoi follower qualcuno da insultare - scrive ancora via social Capasso - E come sempre accade in questi casi,  dopo il suo post, ricevo messaggi violenti e di insulti che vanno ben oltre il merito della vicenda, ma si soffermano generalmente sul fatto che sarei una “squallida zecca” una “comunista” (come poi fosse un’offesa) e una “scafista”, o che meriterei di non trovare aiuto laddove mi trovassi ad averne bisogno, per citarne solo alcune".

"Quando sbaglio non faccio fatica a riconoscere un errore e chiedere scusa. Ma nulla, nulla, può giustificare lo scatenare campagne d’odio di questo tipo", così la chiosa della delegata metropolitana.

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