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Sentenza Errani: il Pd si spacca, tra critiche e difesa della Magistratura

Persiano affronta di petto l'argomento ricordando una frase pronunciata dal pm sulla necessità di "dare un segnale.. un campanello che non possiamo lasciare inascoltato". Dunque "fiducia nella magistratura", ma necessaria una "riflessione approfondita". Per Donini invece: "Prendere atto delle sentenze"

La condanna nei confronti di Vasco Errani per la vicenda Terremerse comincia ad aprire qualche breccia nella linea che ha sempre portato il Pd ad evitare la contrapposizione con la magistratura. Prova ne è la Direzione del Pd di Bologna che si è svolta ieri sera con il tema inchieste, nelle sue diverse sfaccettature, che ha occupato buona parte della discussione. Non c'è stato, infatti, solo l'affondo di Stefano Caliandro (chi è indagato o teme di esserlo eviti di candidarsi per "toglierci dall'imbarazzo").

Pesano, ad esempio, anche le parole del parlamentare Andrea De Maria. "Una riflessione sul rapporto tra politica e magistratura in questa regione la dobbiamo fare", dichiara l'ex segretario provinciale, con Gianni Cuperlo all'ultimo congresso. E' vero che "le sentenze non si commentano, però si possono leggere e valutare per capire cosa succede", aggiunge De Maria: "Credo che questa riflessione vada fatta, anche se magari non è questa la sede propria".

Piu' esplicita la consigliera Paola Marani, che tra l'altro ha annunciato la decisione di non ricandidarsi per un bis in viale Aldo Moro. Nella discussione interna al partito "c'è un convitato di pietra", afferma Marani, ovvero "i costi della politica e i fondi assegnati ai gruppi, non voglio eludere questo tema e chiedo di non eluderlo". La consigliera regionale parla di "tre anni di stillicidio" e di uno "scontro nella magistratura": dopo "il parere positivo della Corte costituzionale e della Corte dei conti", ora queste carte "vengono impugnate dalla Procura contabile in uno scontro che vi lascio immaginare cos'ha dietro". Sulle responsabilità dei singoli "nessuno vuole tacitare le indagini", precisa Marani, ma si intravvede un percorso di "delegittimazione" della politica e di "decapitazione di un'intera classe dirigente.

Anche il responsabile organizzativo del Pd bolognese, Raffaele Persiano, affronta di petto l'argomento ricordando una frase pronunciata dal pm del processo Errani sulla necessità di "dare un segnale": parole che rappresentano "un campanello che non possiamo lasciare inascoltato". Dunque "fiducia nella magistratura", ma è necessaria una "riflessione approfondita". Aggiunge Persiano: "Non dobbiamo aver paura di dire che c'è qualcosa che bisogna sistemare" e che, "magari per pura coincidenza, le sentenze arrivano sempre dopo che qualcuno dice di voler riformare la magistratura". Un filotto di affermazioni che fa saltare sulla sedia il presidente dell'Assemblea del Pd provinciale, Piergiorgio Licciardello: "Le sentenze si accettano e non si commentano", perchè se si comincia a parlare di "sentenze politiche" si finisce per "scivolare nel campo di chi per questo atteggiamento abbiamo criticato per 20 anni".

A fine riunione, tocca anche al segretario Raffaele Donini richiamare qualche punto fermo. "La linea del Pd rispetto alla magistratura è chiarissima", sottolinea Donini: ovvero "rispetto per la magistratura", che significa "prendere atto delle sentenze". Il Pd non ha parlato di "accanimento" nei confronti di Errani, ma ha sottolineato che il reato per cui il governatore è stato condannato, falso ideologico, "non è corruzione, concussione, peculato, abuso di ufficio o appropriazione indebita". Dimettendosi, Errani ha risposto con una scelta a cui non era obbligato ma è proprio quel gesto che "ci consegna la serenità di guardare alla prossima fase politica regionale con la testa alta e la schiena dritta", conclude Donini.

(agenzia Dire)

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