Domenica, 26 Settembre 2021
Politica Imola

Espulsione integralista islamico a Imola, il sindaco: "Alziamo il livello del dibattito"

Daniele Manca sulla vicenda: "Imola deve sentirsi più sicura, saranno le indagini a determinare la colpevolezza della persona espulsa"

"Faccio questa comunicazione per informare il Consiglio comunale sulla vicenda del decreto di espulsione che ha colpito il cittadino marocchino Khalid Smina non tanto per fare precisazioni sui fatti, perché non c’è nulla da precisare, ma soprattutto per quello che è stato detto in questi giorni. Ritengo infatti che sia auspicabile, soprattutto per chi rappresenta i cittadini, alzare il livello di maturità, anziché alzare i decibel e lanciare accuse senza tenere conto di cosa stiamo parlando" queste le parole del sindaco di Imola Daniele Manca in riferimento all'espulsione del cittadino marocchino Khalid Smina.

L'intervento del primo cittadino in consiglio comunale in risposta anche ad alcune polemiche: "Chiarisco dunque innanzitutto che è competenza del Governo e del Ministro dell’Interno intervenire, con un apposito decreto, per determinare un provvedimento di espulsione. La lotta al terrorismo internazionale richiede un’attività di intelligence delicata e quotidiana, tanto più efficace quanto più è riservata. Il Governo non è tenuto a dare informazioni, tanto meno al Sindaco. Infatti io stesso, come tutti, ho appreso dell’espulsione dopo la firma del decreto. Queste sono le regole del contrasto al terrorismo".

"Lo Stato c’è e opera non solo nelle aree urbane, ma anche nelle piccole città, questo è il messaggio positivo. Mi sarei dunque aspettato qualche parola di apprezzamento per questa operazione, non solo accuse davanti ad un problema risolto, soprattutto da parte di chi ha sostenuto in passato un governo che ha speso tanti insulti, tante parole, ma senza interventi concreti. Qui i fatti ci sono, Smina è il 30° espulso da dicembre ad oggi. Il Governo lavora per estirpare le attività eversive e per la sicurezza dei cittadini ed è presente in tutto il Paese, in maniera capillare, non solo nelle aree metropolitane".

"Piuttosto rivolgo un appello alla Comunità islamica perché più alta è la collaborazione, più la relazione con le istituzioni è aperta, più la stessa Comunità si rafforza, poiché il terrorismo si alimenta nei garage, nelle cantine, in segreto, non alla luce del sole.  
Questo è il contrario di quanto fa e dice la Lega, che preferisce alzare l’asticella della paura per aumentare il consenso, per becere logiche di bottega che preferiscono alimentare uno scontro di culture e religioni anziché chiedere alla Comunità islamica più presenza e un contributo più forte nelle relazioni con la Città, con le forze dell’ordine, nel presupposto che il terrorismo è nemico di tutti noi, anche dei musulmani".

"Chiedere di chiudere la Casa della Cultura islamica ha solo un valore di propaganda. Il terrorista non si autodenuncia, ma deve essere scovato attraverso un’attività di intelligence di esclusiva competenza dello Stato. Alimentare un conflitto locale per dividere è segno di arretratezza culturale, serve invece chiedere più collaborazione, nel rispetto delle diverse identità. Rispondo anche sulla questione della casa popolare: chi ne è assegnatario ha fatto domanda e possiede i requisiti per averla. Solo se i requisiti vengono meno si può allontanare, gli sfratti avvengono per morosità o per il mancato rispetto dei regolamenti. Non si può chiedere a qualcuno di dichiarare di “non essere un terrorista” per fare domanda di alloggio, l’eventuale attività illegale (e soprattutto di tipo terroristico) deve essere accertata da organi dello Stato".

Dobbiamo alzare il livello del dibattito, separare la questione della legalità dalle differenze culturali, con le quali dobbiamo convivere e, in questo, il primo alleato è proprio la Comunità Islamica.

Il sindaco conclude poi la nota stampa con alcune considerazioni:
Primo: Imola deve sentirsi più sicura, perché lo Stato ha dimostrato che è pronto ad intervenire.
Secondo: la Comunità islamica può collaborare di più, il presidente e il vice presidente della Casa della Cultura islamica sono in contatto costante con noi e abbiamo già visto in varie iniziative, alle quali era presente anche il vescovo, che è possibile lavorare su una dimensione di multiculturalità e multi religiosità.
Terzo: le indagini determineranno la colpevolezza della persona espulsa, noi non siamo un Tribunale, ma un’assemblea elettiva che ha il dovere di dire le cose come stanno e non raccontare agli imolesi il contrario della verità.

"La sfida è questa: i problemi non li neghiamo e non li nascondiamo, ma pensiamo che quello di questi giorni sia un bel segnale di presenza dello Stato e di contrasto all’illegalità.
Nessuno vince e nessuno perde davanti al terrorismo, ognuno di noi deve assumersi le proprie responsabilità. Dove è possibile, agiamo insieme: dobbiamo credere nella possibilità di un reciproco riconoscimento culturale e separare nettamente il terrorismo dalla differenze religiose".

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