Venerdì, 25 Giugno 2021
Politica

Delbono in aula: "La Cracchi mia amante e mantenuta. Sensibile all'argmento economico"

Process Cinzia-Gate: dopo le deposizioni della Cracchi, il turno dell'ex sindaco: "Sceneggiate in ufficio, non si rassegnava all'interruzione della storia"

L'ex sindaco Flavio Delbono in aula: "Cinzia Cracchi non venne forzata ad andare a lavorare al Cup2000, né fu supplicata, poi, per rimanere lì". Sul concetto ha insistito l'ex primo cittadino di Bologna che, rispondendo in veste di testimone al pm Morena Plazzi, ha controbattuto a quanto sostenuto due settimane fa dall'ex compagna e segretaria, anche lei sentita in aula.

IL CINZIA-GATE CHE FECE SALTARE PALAZZO D'ACCURSIO. In tribunale a Bologna è in discussione uno dei filoni del 'Cinzia-Gate', il caso che prese il nome dalla donna che con le sue dichiarazioni portò Delbono alle dimissioni, a gennaio 2010. Si tratta del processo sullo stipendio di Cracchi, per cui Delbono ha patteggiato e che vede imputati per abuso di ufficio Mauro Moruzzi (dg Cup2000), Gaudenzio Garavini, ex direttore del Personale della Regione e la funzionaria Stefania Papili, per il mantenimento di un bonus da 1.161 euro nel compenso di cui Cracchi godeva nella segreteria di Delbono, vicepresidente della Regione.

"AMANTE E MANTENUTA PER ANNI". Cracchi, che Delbono ha definito "mia amante e mantenuta per anni", venne distaccata al Cup a luglio 2008. Questo dopo che, ha spiegato l'ex sindaco, la relazione tra i due si era interrotta, ad aprile, "visto il comportamento della signora Cracchi in ufficio, le sceneggiate, il fatto che non si rassegnava all'interruzione della storia". La scelta del Cup (dove Cracchi, rimanendo comunque nell'organico della 'struttura speciale' di nomina fiduciaria manteneva uguale compenso) derivava dal fatto "che aveva già collaborato con l'azienda" e che "gli uffici erano vicini a casa sua". E' "falso" che a Cracchi non venne comunicato: "fu informata su tutto e non ebbe nulla da ridire". Fu "una proposta, non un'imposizione, poteva tranquillamente rifiutarsi Io non l'ho forzata".

Né, ha detto ancora Delbono, fece pressioni su Cracchi il 3 aprile 2009 nell'incontro nella sede del Cup, a seguito del quale la donna accettò di rimanere all'azienda, attraverso un 'comando'. A quel punto Delbono si era dimesso dalla Giunta, per candidarsi, e la struttura speciale si sarebbe 'sciolta'. L'incontro fu organizzato dal direttore Moruzzi dopo che Delbono ricevette una lettera in cui Cracchi minacciava un'azione di mobbing: "Ero preoccupato per una strumentalizzazione politica e mi consultai con lui". Nel colloquio con Cracchi "tentai di persuaderla a ritirare l'azione" e ad accettare di restare al Cup. "Le dissi di avere pazienza, e che una volta diventato sindaco avrei potuto segnalarla ad una struttura politica", dove lei diceva di voler lavorare. E, diversamente da quanto affermato da Cracchi, "nessuno si mise in ginocchio".

LA CRACCHI ERA MOLTO SENSIBILE ALLA TEMATICA ECONOMICA. Sul trattamento economico "davo per scontato che avrebbe mantenuto lo stesso", ha detto Delbono spiegando che "Cracchi era molto sensibile a quell'aspetto". Cracchi gli disse che avrebbe dato una risposta il giorno successivo, e così fu. L'ex sindaco ha detto di non aver poi seguito gli aspetti tecnici della questione. Delbono ha anche riferito che prima dell'incontro al Cup c'erano stati due contatti con Cracchi, cercati da lei: uno "vocalé: poche settimane dopo il nuovo incarico "si presentò a bussare al portone di casa mia verso mezzanotte e chiamai i carabinieri". L'altro, "quando mi aspettò alla fine di un incontro elettorale e mi chiese di tornare con lei".

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