Querelle Gay in Consulta Famiglia, il Sindaco taglia corto: "Non si parli di regole...che noia!"

L'Udc incalza: "Imbarazzante un sindaco che si annoia difronte certi temi". Merola ribadisce: "Dobbiamo sostenere le famiglie... Vedo che invece ci si occupa dei regolamenti"

Agedo (genitori con figli omosessuali) e Famiglie Arcobaleno (genitori omosessuali), associazioni vicine al mondo gay, hanno chiesto di far parte della Consulta della famiglia del Comune. In città è subito divampata la polemica. Prova a mettere fine alla querelle il sindaco Virginio Merola, che taglia corto richiamando al focus del discorso: "Vorrei invitare tutti a prospettiva diversa. Il punto è che dobbiamo sostenere le famiglie: quelle numerose, quelle in difficoltà, quelle di fatto. Vedo che ci si occupa delle regole e dei regolamenti e non di questi argomenti che interessano la vita quotidiana delle persone".

L'Assessore al welfare Amelia Frascaroli aveva da subito dato il suo nulla-osta palesando apertura al mondo omosessuale, per questo ha riscosso dure accuse da parte del centrodestra, che si è appellato alla costituzione. "Credo - ha ribadito Merola - che l'intenzione dell'assessore al welfare sia non di sollevare il tema delle regole, ma come me di approvare progetti concreti per aiutare le famiglie". Poi chiosa: "tutto il resto è di una noia mortale rispetto ai problemi che abbiamo: tra un po' ci sarà un'altra manovra e ci saranno risposte da dare molto più serie di queste discussione ideologiche su chi è famiglia e chi no".

DECIDERA' LA  V CMMISSIONE. A decidere sull'ammissione delle due associazioni, contro la quale ha espresso malumore anche una parte del Pd, sarà il presidente della quinta commissione consigliare Pasquale Caviano (Idv) sulla base dei risultati della pre-istruttoria svolta dalle segreterie delle Consulte stesse.


UDC. "E' imbarazzante che un sindaco si annoi mortalmente quando un suo assessore rischia invece di creare confusione sul concetto di famiglia". E' stata la replica a Merola di Silvia Noé, consigliera regionale dell'Udc. La Consulta, ha ricordato la Noé, "ha come obiettivo primario promuovere i diritti di cittadinanza della famiglia ai sensi dell'articolo 29 della Costituzione" e "nel caso specifico, se la maggioranza delle associazioni della Consulta non riconosce le nuove proposte come associazioni familiari, Merola e la Frascaroli non possono inserirle nella Consulta, se non dopo aver modificato lo statuto". E secondo la Noé, dunque, "andare contro queste disposizioni potrebbe causare ricorsi all'autorità giudiziaria competente". Ecco perché, ha concluso la consigliera Udc, "non è una questione di discriminazione o di ideologia, ma semplicemente di rispetto di leggi e di regolamenti".

 

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(ANSA)
 

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