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Giovedì, 26 Maggio 2022

Guerra Ucraina, Bologna prenderà posizione. L'annuncio di Lepore | VIDEO

Anche il sindaco pronto a scendere in piazza. Mobilitazione cittadina per la pace anticipata a domani, venerdì 25 febbraio

"La nostra città prenderà posizione. Esporremo la bandiera della pace a palazzo D'Accursio e  parteciperò alla fiaccolata NoWar che è stata anticipata a domani, venerdì 25 febbraio (precedentemente era stata indetta per sabato, ndr)".

Così il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, a margine di una conferenza stampa odierna si espone sulla guerra Russia-Ucraina, dopo il via alle invasioni di stamane. 

Il sindaco ha espresso solidarietà al popolo ucraino: "sia ai nostri concittadini di lì originari, sia a chi risiede in Ucraina", ha specificato, facendo sapere che nelle prossime ore scriverà al sindaco di Charkiv, cittadina ucraina gemellata con Bologna, che in questo momento è sotto bombardamento - in segno di vicinanza .

Fiaccolata vs la Guerra Russia-Ucraina in piazza Maggiore

"Bologna è una città di pace. Questa è sempre stata la sua posizione", così ha ribadito il primo cittadino, invitando i bolognesi a partecipare domani alla mobilitazione per il 'cessate il fuoco'. L'appuntamento, è dalle ore 18 in piazza Maggiore, ed è stato organizzato dall'associazione "Portico della Pace": "Ucraina e Europa precipitano nell'incubo a cui non volevamo credere - si legge nella locandina - scendiamo tutti in piazza: società civile, comunità, movimenti, organizzazioni, tutte le anime. Per dire NO a leader mondiali e locali, assurdi o senza credito e lontani dalla sofferenza della gente, che trascinano il mondo in un'avventura senza ritorno. Non rendiamo inutile tutto il dolore dei nostri due ultimi anni di vita". 

I motivi del conflitto

Dal 2013 i rapporti tra i due stati si sono per così dire incrinati, da quando cioè il presidente Viktor Yanukovych, eletto nel 2010, decide di sospendere l'accordo di libero scambio con l'Unione europea, seguiranno proteste in tutto il paese che faranno almeno un centinaio di morti e si concluderanno con la messa in stato di accusa di Yanukovych a fine febbraio del 2014.

E veniamo alla Crimea. La penisola sul Mar Nero nello stesso anno insorge e proclama l'indipendenza chiedendo con un referendum (vinto con oltre il 95% dei voti), l'annessione alla Russia, mai accettata dall'Ucraina e avversata dall'Occidente. Nell'area orientale del paese, il Donbass, esplodono rivolte che portano alla guerra civile nelle province di Donetsk e Lugansk, dove vengono proclamate, a seguito di altri referendum, le Repubbliche popolari che si rifanno al quelle (ex) sovietiche.

I conflitti tra ucraini e separatisti hanno fatto almeno 14mila morti e oltre 730mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case. 

Putin è interessato a mantenere l'influenza nel Paese per ragioni geopolitiche, oltre che territoriali, e intende impedire un'adesione dell'Ucraina nella Nato, aprendo così il confine occidentale della Russia al presidio dell'Alleanza Atlantica. 

Il processo di pace ha portato agli accordi di Minsk (siglati nel 2014 e 2015) che prevedono anche che Kiev assicuri autonomia alle regioni separatiste con l'amnistia per i ribelli, ma anche che militari russi si ritirino dal territorio. Condizioni non rispettate da nessuna delle due parti. 

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