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Interviste politici a pagamento: contestate 140mila euro di spese, 7 a giudizio

Il consigliere Favia: "Io e Andrea Defranceschi operato nel pieno rispetto delle norme regionali, utilizzando in modo rigoroso le risorse'. Anche il Pd in difesa: 'Le interviste facevano parte della comunicazione istituzionale'

Chiusa con  sette citazioni in giudizio l'istruttoria sulle cosiddette interviste a pagamento dei nostri politici, cioè l'acquisto di spazi di programmazione resi disponibili dalle emittenti televisive locali in tre anni, 2010, 2011 e 2012. La Procura contesta circa 140mila euro di spese illegittime, di cui la metà è riferita alla sola Lega Nord. Un danno erariale che per l'accusa "va imputato alla condotta gravemente colposa dei presidenti pro-tempore dei gruppi consiliari", e di cui si discuterà nell'udienza del 9 luglio. Le risorse impegnate, in sostanza, per i pm contabili non rispettano il vincolo di destinazione delle spese, cioè il funzionamento del gruppo stesso. Tra chi dovrà comparire davanti alla Corte c'è Marco Monari (già in altre faccende affaccendato). Poi ci sono Luigi Giuseppe Villani (Pdl), Gian Guido Naldi (Sel), Roberto Sconciaforni (Fds), Silvia Noè (Udc), Mauro Manfredini (Ln) e Andrea Defranceschi (M5S).

Non tarda ad arrivare la posizione di Giovanni Favia, consigliere regionale indipendente:"Io e Andrea Defranceschi abbiamo sempre operato nel pieno rispetto delle norme regionali, utilizzando in modo rigoroso tutte le risorse a nostra disposizione. Quello che dispiace di più è che, anche sul tema delle interviste in tv, non si vada nel merito delle singole spese, rinunciando a fare i dovuti distinguo tra chi ha utiliizato questi fondi per portare avanti la propria attività di consigliere e chi invece l'ha fatto per motivi privatistici o di partito". 

"Con Defranceschi su questo tema non c'è e non c'è stata nessuna frizione - puntualizza Favia -.  Le decisioni del gruppo assembleare, nonostante lui ne avesse la responsabilità e la titolarità, sono sempre nate da un sano e proficuo confronto tra noi due. Entrambi sul tema dell’utilizzo della televisione abbiamo avuto diversi dubbi e timori, tant’è che abbiamo deciso di ricorrervi solo nell'ultimo anno. Ma eravamo d'accordo, seppur con accenti diversi, che quello della tv fosse uno strumento più efficace, rispetto ad internet, per arrivare direttamente ai cittadini. All'epoca anche all'interno del Movimento la discussione era molta accesa, ma alla fine le consultazioni erano tutte a favore dello sfruttamento del mezzo televisivo. Come dimostra anche il fatto che in Piemonte i consiglieri regionali utilizzavano regolarmente questa procedura prevista dalle norme regionali e che adesso il dogmatismo anti-tv è ; stato abbondantemente superato anche dai parlamentari a 5 Stelle".

"La tesi della Corte dei Conti è interessante anche se molto teorica e non corrispondente alla realtà del panorama informativo regionale e nazionale - conclude Favia -. Ne è la prova il fatto che finiti i contributi dei gruppi alle trasmissioni che approfondivano le tematiche regionali, questi approfondimenti sono scomparsi, lasciando ancora più spazio alla propaganda di governo del presidente Errani. Adesso aspetto con trepidazione come andrà a finire questa storia. Si sta condannando qualcosa che era regolare, previsto dalle norme e, da parte nostra, fatto sempre alla luce del sole".

Anche dalle fila del Pd arrivano puntualizzazioni. "Le interviste televisive facevano parte della comunicazione di tipo istituzionale. I Consiglieri Pd che hanno partecipato illustravano infatti le attività svolte in Regione Emilia-Romagna, nell'ambito dell'esercizio delle loro funzioni". Così, in una nota, commenta anche l'ex capogruppo Pd in assemblea legislativa, Marco Monari.

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