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Crisi, Prodi: "C'è bisogno di posti di lavoro veri". Bologna è all'opera

Per l'ex Premier nella "disperazione nazionale" la felsinea sta andando nella direzione giusta. Pansa boccia l'Italia senza appello: "Non siamo più in grado di viaggiare in prima classe"

Se la crisi economica mette a dura prova il quadro mondiale, "la situazione in Italia è disastrosa", il paese deve reagire "intervenendo in nuove direzioni". Così l'ex Premier Romano Prodi durante l'anniversario di Nomisma, l'istituto di cui è fondatore.

A giudizio del professore infatti "c'é grande preoccupazione sui cambiamenti del mondo e su come l'Italia reagisca con difficoltà negli appuntamenti di lungo periodo. Occorre tentare di recuperare il terreno perduto negli ultimi anni - ha aggiunto - visto che ci siamo indeboliti nella chimica, nell'automobile e in altri settori ed è difficile riguadagnare terreno".

Nella sua analisi, Prodi non ha mancato di sottolineare come "stiamo scendendo da un ruolo che non era dominante ma che, in passato, era pur sempre solido: è un discorso di caduta storica che dobbiamo contrastare intervenendo in nuove direzioni". Sullo scenario generale, ha concluso Prodi, "é emerso chiaramente che queste cose non si fanno se non c'é un forte intervento dello Stato: abbiamo bisogno di una politica industriale".

Lavoro per i giovani.  "A Bologna - ha osservato riferendosi all'esperienza di Nomisma ma anche di altre realtà al fine di creare spazi di lavoro - ci concentriamo nel costruire tante iniziative che abbiano rilievo internazionale".
Nomisma - ha proseguito riferendosi all'istituto di cui è fondatore - è una di queste realtà, c'é Prometeia, c'é Almaweb, c'é la Business School, infinite tessere che devono mettere Bologna in rapporto con il mondo. A giudizio di Prodi, "questo è l'unico modo con cui possiamo contribuire a creare posti di lavoro veri, di alto livello, di cui i nostri ragazzi hanno bisogno. In questo senso abbiamo dato enfasi a questo trentennale che avviene in un momento di disperazione sul problema del lavoro" in modo, ha concluso, che si dia "l'idea di rafforzare cose esistenti e costruire cose nuove".

Pansa: " il paese non è più in grado di viaggiare in prima classe". resta in seconda classe l'Italia sul treno dello sviluppo, secondo il direttore generale di Finmeccanica, Alessandro Pansa, che come Prodi durante l' anniversario di Nomisma ha detto la sua sul difficile quadro in cui versa la nazione. A giudizio del manager occorre "finirla con l'ambizione da paese del G8 e puntare sulle nicchie che ci permettono di diventare fornitori di lusso - ha osservato - anche se temo che i costi sociali siano insostenibili" a causa di una rinnovata "flessibilità dei fattori produttivi". Secondo Pansa, ancora, "dobbiamo accettare il fatto che siamo spariti da alcuni settori e che non ci torneremo più". Settori, ha proseguito, come "l'elettronica, l'informatica, le auto, il nucleare, la chimica e la farmaceutica" mentre occorre provare a puntare su altri comparti, con margine di crescita e potenzialità, come l'energia, le grandi opere, i lavori ferroviari e l'agricoltura. Per fare tutto ciò, è la ricetta di Pansa, "non dobbiamo vergognarci di usare la leva fiscale per fare operazioni che consentano il sostanziale divorzio" degli imprenditori dalle aziende di famiglia, "fusioni e aggregazioni e ricapitalizzazioni delle aziende". Nonostante un quadro generale difficile, ha sottolineato Pansa, "credo che tutto non sia perduto se il paese smette di guardare al passato" e di selezionare e "investire sui settori che oggi sembrano meno potenti".


(ANSA)
 

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