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Matteo Renzi e Isabella Conti

Matteo Renzi e Isabella Conti

Leopolda, Isabella Conti va da Renzi: l'addio al Pd sempre più vicino

Il primo cittadino di San Lazzaro domani coordinerà un tavolo di confronto alla Leopolda, e domenica salirà sul palco

Alla vigilia della Leopolda ‘la sinistra’ è in fermento. Se domani sera Matteo Renzi svelerà il nuovo simbolo del partito ‘Italia Viva’, in molti attendono di capire chi seguirà le sue orme, e chi deciderà di rimanere nel Partito Democratico.

Se Luigi Tosiani, in un’intervista a Ciao Radio, ha ribadito come crede che sia “un errore andare via dal Pd in questo momento”,  ma  che è  “lieto che Italia viva confermi il sostegno a Bonaccini", in molti attendono di capire cosa deciderà il sindaco di San Lazzaro, Isabella Conti. Nominata continuamente da Matteo Renzi per essere riuscita a realizzare gli asili gratis per tutti, puntando l’attenzione sulle ‘fasce grigie’ della comunità, il primo cittadino sanlazzarese ha sempre detto che avrebbe deciso se restare nel Pd solo al termine della Leopolda.

Ma analizzando attentamente i passaggi degli ultimi mesi, l’addio al Pd sembra essere sempre più vicino. Il partito infatti, non l’ha invitata nel corso della Festa dell’Unità al dibattito sugli asili nidi gratis seppur sia stata la prima a realizzarli, e la Conti ha sempre espresso un certo rammarico per non aver mai ricevuto da numerosi esponenti del partito una telefona nei momenti difficili , o quando ha stravinto all'ultima tornata elettorale con l’oltre 80% dei voti. 

A comparire spesso al suo fianco però,  il presidente della Regione Stefano Bonaccini e il suo vice Raffaele Donini. 

Un cammino in solitaria che l’ha portata all’attenzione di Renzi, che politicamente la ‘corteggia’ da tempo, tanto che domani pomeriggio sarà lei a coordinare alla Leopolda il tavolo ‘La vita della città”, e domenica mattina salirà sul palco della tre giorni fiorentina.

Cambi di "casacca" a Bologna

A Bologna e provincia gli esponenti renziani 'di ferro' non si sono ancora tutti pronunciati, ma a mettere dei 'paletti' sono stati il sindaco Virginio Merola e i vertici dem in regione. Se il sindaco di Bologna e presidente regionale del Pd all'ununcio di Renzi di lasciarfe il Pd ha commentato la scelta come "grave errore",  profetizzando anche un nuovo aumento delle astensioni dell'elettorato di centrosinistra, il segretario regionale Paolo Calvano ha inviutato a "rimanere nel Pd e ad investire insieme nel Pd", perché un Pd unito è più forte alle elezioni e dà forza al centrosinistra". Forte invece, la posizione del  capogruppo Pd in Viale Aldo Moro, Stefano Caliandro : "Chi fa questa scelta ne deve essere consapevole, perché non si può pensare che il Pd sia un autobus da utilizzare".

Sul fronte parlamentare, al momento invece si contano i cambi di casacca dei deputati Luigi Marattin (Ferrara) e di Marco Di Maio (Forlì), mentre l'ex sindaco di Imola e senatore Daniele Manca ha fatto sapere che non confluirà nel nuovo soggetto politico.

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