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Governo, il prof. Vassallo: "La scommessa persa da Renzi è quella di aver pensato di sostituire Conte"

Il prof e direttore dell'Istituto Carlo Cattaneo analizza la situazione politica degli ultimi giorni: "L'esito della partita Conte-Renzi restituisce lo stesso equilibrio che c'era prima che si dimettessero le due ministre di Italia Viva"

Siamo tutti un po' frastornati dalla vicende politiche degli ultimi giorni e dal duello Renzi-Conte, che si è concluso con la fiducia per il premier, contando 156 voti favorevoli, 140 contrari e 16 astenuti. L'ultimo aggiornamento sulla questione è l'appello fatto ieri sera dal leader di Italia Viva durante la trasmissione Piazza Pulita: "Fermiamoci finché siamo in tempo. Non fate un baratto di singoli parlamentari, tornate alla politica". Ma oltre all'attualità, c'è l'analisi, che abbiamo fatto insieme a Salvatore Vassallo, coordinatore del Corso di Laurea Magistrale in Mass media e politica al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell'Unibo ed è anche direttore dell'Istituto Carlo Cattaneo. Evidentemente un esperto in materia. 

Ebbene, come ben sappiamo il premier Giuseppe Conte alla fine di una "partita a scacchi" ha incassato la fiducia, abbiamo seguito tutti con attenzione e apprensione le dirette e gli speciali in tv e sul web: come sta trattando le tematiche politiche degli ultimi tempi la stampa e in generale, è cambiato qualcosa nelle modalità di informazione dell'esercizio di governo? 

"I media italiani hanno trattato l'ultima crisi di governo con un approccio che vediamo anche negli altri Paesi e che negli stessi giorni abbiamo potuto osservare seguendo la Cnn o la Fox ovvero con una continua diretta che sembra una trasposizione delle serie tv. Questo non mi stupisce: questa modalità comunicativa enfatizza l’attesa, la suspence, per generare una attenzione continuativa nell'ascoltatore focalizzandosi sull'oggetto di maggiore presa del momento. Possiamo solo prenderne atto. La conclusione della storia, o almeno di questa serie, era del tutto prevedibile. Si tratta di una modalità narrativa che funziona e promuove l'interesse per la vita pubblica. Tutto sommato è un fatto positivo.

Secondo lei fra il premier Giuseppe Conte e Matteo Renzi c'è un vero vincitore? 

"L'esito della partita restituisce lo stesso equilibrio di prima che si dimettessero le due ministre di Italia Viva, con il partito di Renzi intento a sottolineare il suo ruolo di coscienza critica che quando possibile mette in difficoltà il governo. I parlamentari di Italia Viva avrebbero faranno pesare il loro potere di veto in tutti i casi in cui possono aprire contraddizioni senza mettere a repentaglio la continuità della legislatura, ad esempio sui provvedimenti del Ministro della Giustizia, su cui il governo non è disposto a morire. Lo avrebbero fatto comunque, anche se le due ministre fossero rimaste al loro posto. La vera scommessa persa da Renzi è stata quella di pensare di poter sostituire Conte: ha dovuto prendere atto che non è possibile se non andando al voto".

Matteo Renzi. È stato un problema di tempistica? Le ricorda qualcosa o qualcuno?

"Penso a Matteo Renzi e alla sua intera parabola come un azzardo o una enorme occasione sprecata. Anche se molto distante da lui, la persona a cui penso è Mario Segni, un altro politico a suo modo outsider che tra il 1991 e il 1993 ha si è ritrovato ad essere destinatario di grandi aspettative, di un enorme consenso e ad avere l’opportunità di esercitare una grande influenza sul sistema politico, ma alla fine ha sprecato questo capitale. Certo, per ragioni completamente opposte rispetto al leader di Italia Viva. Nel suo caso, persino per un eccesso di timidezza e di auto-controllo".

Come immagine le prossime elezioni? I sondaggi li prendiamo in considerazione? 

"Dipende da quando si andrà al voto. Se le elezioni si tenessero a breve, il che avrebbe senso se il governo non trova un equilibrio, il risultato sarebbe meno prevedibile di quanto si possa immaginare facendo la pura somma aritmetica delle stime sulle intenzioni di voto per singoli partiti. Somma che nel complesso vedrebbe in vantaggio il centrodestra. Se però le elezioni si facessero 'domani' con l'attuale sistema elettorale - il Rosatellum – bisognerebbe capire che impatto avrà una possibile lista Conte. Le stime di cui si parla in questi giorni potrebbero essere troppo ottimistiche, ma alla fine potrebbe il consenso aggiuntivo conquistato da Conte tra gli indecisi potrebbe rivelarsi comunque sufficiente a ribaltare i pronostici.  Il problema dei sondaggi attuali è che provano anche a stimare il peso di partiti piccoli o piccolissimi la cui dimensione è inferiore al tasso tecnico di errore. 

L'altro Matteo. Salvini dove lo mettiamo? Che cosa possiamo prevedere sul futuro politico dell'attuale leader della Lega? 

"Il dato ormai consolidato da tenere in considerazione è che Salvini sta subendo un calo abbastanza costante di simpatie e intenzioni di voto per la Lega dall’estate del 2019, con corrispondente crescita di Fratelli d'Italia. Bisogna vedere dove porterà questa tendenza nel momento in cui verremo chiamati alle urne. Oggi Meloni gode di una fiducia mediamente più elevata rispetto a lui nell’intero bacino elettorale di centrodestra. D'altro canto oggi Salvini resta il leader del partito con maggiori consensi e in questo momento è difficile mettere in discussione la sua leadership. In futuro chissà ...". 

Chi è Salvatore Vassallo

Dottore di ricerca all’Università di Firenze (1997). Poi dirigente presso la Regione Emilia-Romagna con funzioni di studio e ricerca su federalismo e riforme istituzionali. Dal 1999 ricercatore e dal 2005 professore ordinario. Tra il 1999 e il 2007 ha ricoperto diversi incarichi in istituzioni di ricerca e riviste accademiche. Dal 2008 al 2013 è stato componente della Camera dei Deputati. Ha collaborato e collabora con diversi giornali, tra cui il Corriere della Sera, Quotidiano Nazionale, La Stampa, Domani. Ultimi libri pubblicati: Il divario incolmabile, Il Mulino, 2013; Liberiamo la politica, Il Mulino, 2014; Sistemi politici comparati, Il Mulino, 2016. I suoi principali interessi di ricerca riguardano i sistemi elettorali, la competizione politica e i comportamenti di voto, il funzionamento e il rendimento delle istituzioni di governo, le trasformazioni organizzative dei partiti, la struttura dei parlamenti e il law making, la governance delle regioni. Dal 2015 è componente del Comitato Scientifico del gruppo di ricerca Italian National Election Studies. Dal gennaio 2020 è Direttore della Fondazione di Ricerca Istituto Carlo Cattaneo.

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