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Lombardelli: 30 mila euro per arredare l’ufficio. Pdl: “Come Re Sole”

Nuovo capitolo per la vicenda dell'ormai ex Capo di Gabinetto Marco Lombardelli dimessosi dopo l'ennesima "rivelazione" di Antonio Amorosi. Steccata anche da Fabio Garagnani

Marco Lombardelli, l'ex responsabile di gabinetto del sindaco di Bologna Virginio Merola che si è dimesso nei giorni scorsi, il 2 dicembre avrebbe firmato un impegno di spesa di 30.000 euro per l'arredo del proprio ufficio. A scriverlo in un articolo su 'AffariItaliani' è ancora Antonio Amorosi, l'ex assessore della giunta Cofferati, che con le sue "rivelazioni" ha dato il via a una vicenda che ora è finita davanti alla Corte dei Conti.

INVEROSIMILE LA VERSIONE DI MEROLA. Nella nuova 'puntata' dell'inchiesta su Lombardelli, Amorosi ribadisce di non credere alla versione fornita da Merola che si é detto all'oscuro del fatto che il suo 'fedelissimo' non avesse i requisiti di legge, cioé la laurea, per ricoprire quell'incarico. "Al pari di questo ci sono anche tante altre spese firmate da Lombardelli. Riguardano i viaggi e le missioni del sindaco o dello stesso assessore Lepore ma anche quelli di altri assessori", scrive Amorosi, sottolineando che "in questi atti Lombardelli si firma sempre in modi diversi. Ogni tanto si definisce 'funzionario', altre volte 'responsabile' oppure 'direttore'".

PIANIFICAZIONE SECONDO AMOROSI. E secondo l'ex assessore "questa è la prova che non avevano la più pallida idea di come inquadrarlo, perché sapevano che aveva solo la terza media". Amorosi, inoltre, rileva che "il suo contratto di categoria B è stato fatto a giugno. Ma la cosa curiosa è che lui comincia a firmare atti solo dopo la direttiva del 15 novembre". Dunque, è la ricostruzione di 'AffariItaliani', "si temeva un ricorso al Tar di altri soggetti aventi diritto al suo posto. Un eventuale ricorso avrebbe fatto decadere Lombardelli, perché si sarebbe scoperto che aveva solo la terza media". Poi "dopo cinque mesi e dopo che nessuno aveva fatto ricorso hanno deciso che era giunto il momento per fargli firmare gli atti". Ma secondo Amorosi "in questo caso potrebbe anche emergere un dolo, cioé il fatto che da parte di chi gli ha firmato il contratto ci sia stata una pianificazione". Infine Amorosi punta il dito anche contro i dirigenti comunali, ricordando che, proprio sotto Cofferati, l'attuale consigliere comunale Benedetto Zacchiroli "alla fine fu inquadrato in un ruolo che combaciava con il suo titolo di studio da diplomato e non in una posizione che non poteva assumere". Dunque "non si capisce perché invece oggi gli stessi dirigenti si siano comportati in maniera diversa". Insomma, conclude Amorosi, "quello che viene detto non è credibile" e "se su queste questioni, che sembrano di costume ma non lo sono, si dice il falso, su cose più grandi come partite di appalti o di edilizia che cosa si è disposti a dire? E quanto si spende mentendo?".

GARAGNANI CRITICA IL PD. Il caso Lombardelli dimostra che a Bologna, e nel Pd in particolare, resta in piedi una mentalità stile 'Lo stato e' mio" del re Luigi XIV di Francia. Parola di Fabio Garagnani che, commentando la vicenda di Marco Lombardelli, il responsabile di gabinetto del Comune di Bologna senza laurea nonostante un contratto di categoria D e che si è dimesso nei giorni scorsi, chiede di ripristinare la figura del segretario generale del Comune come "organo realmente super partes".

Secondo il parlamentare del Pdl, il caso Lombardelli "evidenzia il permanere a Bologna, nella concezione di governo del Pd medesimo, una mentalità affine a quella del re Sole 'L'Etat c'est moì - si legge in una nota - nel senso che la città di Bologna è considerata cosa propria dalla sinistra e, in linea di massima, la burocrazia comunale è sempre stata subordinata alle esigenze del partito dominante, non a quelle della collettività intera". E continua: "Non bastano le goffe 'giustificazioni' del sindaco Merola in quanto la città di Bologna ha il diritto di sapere se la propria amministrazione ha come obiettivo primario l'interesse comune o qualcosa d'altro". Perciò chiede "una revisione dell'attuale normativa che ristabilisca nei suoi aspetti originari la figura del segretario generale del Comune come organo realmente super partes e strettamente collegato al ministero dell'Interno e definisca pure, cosa che da tempo vado dicendo, l'obbligatorietà del difensore civico comunale".
 

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